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8 ½ (1963)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 27 mag 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

8 ½

Italia/Francia 1963 commedia 2h18’


Regia: Federico Fellini

Sceneggiatura: Federico Fellini, Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Brunello Rondi

Fotografia: Gianni Di Venanzo

Montaggio: Leo Catozzo

Musiche: Nino Rota

Scenografia: Piero Gherardi

Costumi: Piero Gherardi, Leonor Fini


Marcello Mastroianni: Guido, il regista

Claudia Cardinale: Claudia

Anouk Aimée: Luisa

Sandra Milo: Carla

Rossella Falk: Rossella

Barbara Steele: Gloria

Nadine Sanders: Nadine, la hostess

Mino Doro: agente di Claudia

Guido Alberti: Pace il produttore

Madeleine LeBeau: Madeleine, l'attrice francese

Jean Rougeul: Carini l'intellettuale

Caterina Boratto: la signora delle terme

Annibale Ninchi: il padre di Guido

Giuditta Rissone: la madre di Guido

Eddra Gale: la Saraghina


TRAMA: Un uomo di 43 anni trascorre un periodo di riposo in una stazione climatica di cura. La forzata pausa si risolve in una specie di bilancio generale della sua esistenza.


Voto 8 ½




Giunto all’ottavo lungometraggio (ecco il motivo del titolo), Federico Fellini ha 43 anni ed è nel pieno della maturità di uomo e artista e, nonostante già parecchio premiato in campo internazionale, il geniale film annuncia questa maturità e sicuramente annuncia una fase nuova, un nuovo momento, un modo innovativo per approcciare i suoi futuri temi, che si prospettano come sempre originali e creativi.




Il film rappresenta una pietra miliare non solo della carriera del regista ma di tutto il cinema, come un passo verso la modernità del modo di raccontare la trama, che, a pensarci bene, non è neanche complicata. È una enorme innovazione dello stile con cui affrontare il tema drammatico della vita, anche nel metodo espressivo. E, riassumendo la trama, è facile scorgere che più che mai Marcello Mastroianni è veramente il suo alter ego, cosa che si scrive sempre, ma mai come questa volta: Guido Anselmi è un regista (ma guarda!) angosciato dall’impegno di dirigere un nuovo film e questa afflizione aumenta perché nel luogo dove si è rifugiato continuano ad arrivare attori e produttori e la mente comincia a vagare tra i vecchi ricordi. Quelli della provincia della sua adolescenza, l’educazione cattolica, e tra ricordi e presente a momenti non riesce più a distinguere la realtà dall’immaginazione.




Qualcuno lo definì giustamente un gioco di specchi, che poi è quello che succede a tutti quando si riflette sulla propria esistenza. E così si dipanano i tanti interrogativi e le riflessioni sui rapporti sociali e umani con le altre persone, in uno splendido bianco e nero. Un vero film? un racconto completo? Nella fase di progettazione Federico Fellini si confidò con Ennio Flaiano, il quale era così perplesso che lo sconsigliò dal momento che era impossibile filmare il pensiero di un uomo, la sua immaginazione, i suoi sogni. Ed invece…







Il titolo provvisorio del film, mentre era ancora in lavorazione, scelto da Federico Fellini, era La dolce confusione, con evidente riferimento al suo precedente film, La dolce vita, di cui 8 ½ può essere definito come il seguito, se non come il vero e proprio compimento. Più in particolare, il titolo si riferisce al numero di film fatti da Federico Fellini fino ad allora. Sette in totale, con l’aggiunta della co-regia di Luci del varietà con Lattuada, fanno sette e mezzo, più questo: 8 ½.




 
 
 

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