A 007, dalla Russia con amore (1963)
- michemar

- 11 ott 2025
- Tempo di lettura: 3 min

A 007, dalla Russia con amore
(From Russia with Love) UK, USA 1963 spionaggio 1h55’
Regia: Terence Young
Soggetto: Ian Fleming
Sceneggiatura: Johanna Harwood, Richard Maibaum
Fotografia: Ted Moore
Montaggio: Peter R. Hunt
Musiche: John Barry
Scenografia: Syd Cain
Costumi: Jocelyn Rickards
Sean Connery: James Bond
Daniela Bianchi: Tatiana Romanova
Bernard Lee: M
Anthony Dawson: Ernst Stavro Blofeld / N. 1 Spectre
Lois Maxwell: Miss Moneypenny
Desmond Llewelyn: Q
Lotte Lenya: Rosa Klebb
Robert Shaw: Donald “Red” Grant
Eunice Gayson: Sylvia Trench
Pedro Armendáriz: Ali Kerim Bey
Vladek Sheybal: Kronsteen
TRAMA: L’agente 007 è mandato in missione in Turchia per confiscare un sofisticato decifratore universale, ma si tratta di una trappola messa in atto dalla Spectre, l’organizzazione criminale che vuole dominare il mondo ed eliminare James Bond.
VOTO 7,5

Come accennato nella recensione di Agente 007 - Licenza di uccidere, i produttori Albert R. Broccoli e Harry Saltzman avevano già in mente di lavorare ad una saga di film sul personaggio e i romanzi di Ian Fleming, e quindi erano intenzionati a continuare, ma il successo, pur se timido, e l’interesse che suscitava l’agente segreto interpretato dello sconosciuto Sean Connery avevano scatenata l’attenzione del pubblico. Motivo per cui riprendere le fila del set venne una cosa naturale, ma forse il successo che ne scaturì da questo andò oltre ogni benevola previsione, tanto da essere ritenuto oggi uno dei migliori dell’intera serie, o almeno era quello che si ritenne per molti anni. Oggi, dopo 25 film è difficile farne una classifica di merito soprattutto per la tecnica e i congegni elettronici che si possono utilizzare. La cosa certa è che l’agente segreto britannico più famoso della letteratura e del cinema era un beniamino per il pubblico di ogni parte del mondo.

Difatti, il film oggi può sembrare artigianale e siamo molto lontani dalle prodezze pirotecniche e dalle scene fantasmagoriche del Bond forte e glaciale di Daniel Craig, ma basta ancora la presenza magica di Sean Connery per farne un mito vero e proprio. Si racconta che la produzione scelse proprio questo titolo da adattare per il grande schermo dopo che il presidente Kennedy lo aveva segnalato tra i suoi dieci romanzi preferiti di tutti i tempi nella classifica apparsa sul Time Magazine.

Dal punto di vista della cronaca, c’è stato un tempo in cui James Bond non era solo un’icona pop, ma un agente segreto con nervi d’acciaio, fascino letale e una trama degna di questo nome e quel tempo era proprio l’anno in cui uscì questo film, diretto ancora da Terence Young, un vero gioiello dell’era Connery. Insieme al Goldfinger, che uscirà l’anno successivo, segna l’apice stilistico e narrativo del Bond cinematografico. E non si tratta di semplice nostalgia: è che qui tutto funziona.

La trama è un piccolo capolavoro di tensione e inganno. Niente piani per dominare il mondo, ma un più sottile (e credibile) intrigo internazionale: SPECTRE vuole mettere le mani su un dispositivo di decodifica russo, usando Bond e la bella Tatiana Romanova (Daniela Bianchi) come pedine inconsapevoli. Con il risultato di un gioco di scacchi mortale orchestrato da Kronsteen (Vladek Sheybal) e dalla glaciale Rosa Klebb (Lotte Lenya), con il misterioso Blofeld, N. 1 della Spectre (Anthony Dawson) che osserva nell’ombra.

Sean Connery, qui al massimo del suo carisma, incarna un 007 elegante ma ancora umano, capace di ironia e vulnerabilità. Daniela Bianchi - Miss Universo 1960 - è una presenza magnetica, mentre Pedro Armendáriz, nel suo ultimo ruolo, regala un Kerim Bey memorabile per calore e ironia.

Rispetto al film precedente, qui la formula Bond prende davvero forma: titoli di testa iconici, la prima apparizione di Q, la colonna sonora di John Barry che sostituisce Monty Norman, e scene d’azione che ancora oggi sorprendono per ritmo e inventiva. Indimenticabile il duello corpo a corpo tra Bond e Red Grant (il formidabile Robert Shaw) nel vagone del treno: claustrofobico, brutale, perfetto. Senza dimenticare il fascino ed il mistero di Istanbul, con i suoi bazar, i vicoli, le ombre. Un’esotica scacchiera dove ogni mossa può essere l’ultima.

Non è solo un film di spionaggio: è un esempio di come si possa coniugare intrattenimento e qualità, ritmo e atmosfera, azione e intelligenza. È Bond prima che diventasse formula, quando ancora sapeva sorprendere. Un classico che non invecchia, ma matura. Come un buon Martini, vero Bond? Ma attenti: shaken, not stirred! (agitato, non mescolato!).

Ebbene sì, anch’io non conoscevo Licenza per uccidere, ma quando uscii dal cinema dopo aver visto questo film, in Italia esplose la bondmania e tornò in tutte le sale il primo, che recuperai immediatamente. Da quel giorno si attendeva sempre il seguente film di Sean Connery.

Riconoscimenti
Golden Globe 1965
Miglior canzone “From Russia with Love”
BAFTA 1964
Miglior fotografia




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