top of page

Titolo grande

Avenir Light una delle font preferite dai designer. Facile da leggere, viene utilizzata per titoli e paragrafi.

A cena con il dittatore (2025)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 3 minuti fa
  • Tempo di lettura: 5 min

A cena con il dittatore

La cena

Spagna Francia 2025 commedia drammatica 1h46’

 

Regia: Manuel Gómez Pereira

Soggetto: José Luis Alonso de Santos (opera teatrale La cena de los generales)

Sceneggiatura: Yolanda García Serrano, Manuel Gómez Pereira, Joaquín Oristrell

Fotografia: Aitor Mantxola

Montaggio: Vanessa Marimbert

Musiche: Anne-Sophie Versnaeyen

Scenografia: Koldo Vallés

Costumi: Helena Sanchis

 

Mario Casas: tenente Santiago Medina

Alberto San Juan: Genaro Palazón

Asier Etxeandia: José Luis Alonso Candelas

Nora Hernandez: Maria Jareño

Óscar Lasarte: Ángel Molinero

Martín Paez: Chapero

Elvira Mínguez: Juana Sanz

Toni Agustí: Epifanio Somoza

Ferran Gadea: Blas Calderón

Eleazar Ortiz: Fernando Marín

Antonio Resines: Antón Avendaño

Carlos Serrano: El Rubio

Carmen Balagué: Flora

Eva Ugarte: Luchi de Medina

Xavi Francés: Francisco Franco

Gloria March: Carmen Polo

Abdel Senouci: Mustafa

 

TRAMA: Due settimane dopo la fine della Guerra civile, Francisco Franco ordina una cena celebrativa al Palace Hotel. Un giovane tenente, un meticoloso maître e un gruppo di prigionieri repubblicani con competenze culinarie devono preparare un banchetto impeccabile in tempi record.

 

VOTO 7

 

 

Una delle arti più difficili sta diventando, perlomeno in Italia, girare una commedia riuscita, che sia insomma piacevole e divertente, pungente e intelligente. I casi che nel nostro Paese possono rientrare sono veramente pochi e quindi si naviga in commediacce che servono solo a fare cassetta, e solo quando ci riescono. O il pubblico italico si sta accontentando senza pretendere di più, oppure, semplicemente, l’offerta è questa e bisogna arrangiarsi. Per fortuna ogni tanto succede il miracolo, almeno all’estero e questo film di Manuel Gómez Pereira – regista madrileno con molta esperienza nel campo TV, solido e popolare molto legato alla commedia di costume spagnola – ne è una prova eclatante. Non firma autoriale, ma artigiano abile a scrivere e dirigere commedie su relazioni, coppie e nevrosi urbane, è stato capace di offrire un prodotto che diverte intelligentemente scherzando amaramente sulla fine dell’era dittatoriale nella sua terra, tanto da riuscire a vincere premi ambiti proprio per la sua arguta scrittura.

 

 

Basato sull'opera teatrale La cena de los generales (2008) di José Luis Alonso de Santos, l’obiettivo principale del film da colpire è il famigerato Generalissimo che tanto ha condizionato la vita della Spagna e chi meglio di un dittatore può diventare il bersaglio dell’arte comica? La storia è ambientata subito dopo la fine della Guerra Civile Spagnola, quindi nella primavera del 1939, quando Francisco Franco chiede che venga organizzata una cena per celebrare la vittoria due settimane dopo la conclusione. L'evento si deve tenere al Palace Hotel (nome che richiama il grottesco fine anno di Polanski), una volta lussuoso albergo ed ora adibito ad ospedale quasi da campo, con feriti gravi e gravissimi, con la sala operatoria allestita nel grande salone che fungeva da ristorante.

 

 

Il tenente Santiago Medina (Mario Casas), incaricato di organizzare la grande festa, giunge sul luogo per svuotarlo di medici, infermiere e ricoverati, farlo ripulire e ingaggiare personale e approvvigionarsi del cibo per il ricercato menù che gli è stato consegnato dall’importante ed influente funzionario falangista di nero vestito (in perfetto stile come uno dei nostrali fascisti) José Luis Alonso Candelas (Asier Etxeandia). Lì viene accolto dal direttore e maître dell’hotel Genaro Palazón (Alberto San Juan), il quale, sebbene spaventato dall’irruenza e dal disagio che ne conseguirà con i tanti feriti ricoverati da sgombrare, non fa una grinza com’è nel suo elegante stile e offre una lista dei migliori chef che potrebbe interpellare per la preparazione della cena: l’unico problema è che sono tutti repubblicani comunisti – alcuni addirittura anarco-socialisti – che per questo motivo sono detenuti nelle dure carceri del dittatore e molto prossimi alla fucilazione. Il funzionario deve fare buon viso al cattivo gioco perché il banchetto deve essere perfetto (si prevedono una sessantina di persone tra generali e consorti) e tutto deve essere impeccabile, ma c'è pochissimo tempo a disposizione: necessita sbrigarsi ed il tenente fa a fatica tutte le concessioni possibili, purché tutto fili liscio. Quale occasione migliore per i prigionieri politici per approfittare per una fuga, tra una ricetta e l’altra, tra un piatto e la torta finale, tra i brindisi e l’orchestrina organizzata dalla fidanzata di uno degli estratti dal carcere?

 

 

Intoppi, contrattempi, tradimenti, botte, delizie, sesso, accadrà di tutto in attesa della piccola grande fuga. Dalla cucina all’azione. Quindi, contro ogni previsione, la cena sembrerà andare nel verso giusto, anche se dietro i fornelli si tramerà un piano che porrà fine alla tranquillità. Una commedia di movimento facilmente divertente? Niente affatto: la riuscitissima scrittura è una delle colonne portanti e i dialoghi sono sagaci, spassosi, con una satira al potere fatta di battute pungenti, recitati con tempi perfetti e sguardi e gesti spiazzanti mai volgari e sempre allusivi, persino alla prima latente e poi emergente omosessualità del direttore d’albergo, uno dei personaggi più riusciti dell’intera sceneggiatura.

 

 

Il film funziona soprattutto per come l’umorismo efficace diventa un meccanismo di resistenza, di voglia di ribellione alla dittatura e mai come una semplice burla: è uno sberleffo intelligente che punta dritto alla mascolinità malata nell’ambito di una società che soffre sotto una dittatura fascista insopportabile. Quasi tutti i personaggi sono delineati in profondità, a cominciare dal sempre più tentennante tenente Medina che scopre a sue spese (l’amore tradito dalla moglie) la prepotenza dei superiori, a finire al delizioso personaggio di Genaro Palazón, passando dalle due donne Maria e Luchi che si scusano per la loro “fragilità” con il pretesto di facilitare il destino futuro dei loro uomini, oppure la combattività resistente dei detenuti che sanno benissimo che devono, in un modo o nell’altro, riuscire nel loro piano, pena la loro fucilazione in ogni caso. Sempre insinuando la comicità dei dialoghi e dei comportamenti nella drammaticità della situazione. Un connubio, questo tra umorismo e tragedia, che fa scaturire passaggi quasi esilaranti.

 

 

Satira e dramma, vicende storiche e ribellione, altezzosità e senso popolare, in un microcosmo che rappresenta l’intera Spagna. Infatti, quasi tutta trama si svolge nel grande hotel e nelle tante sale – salone, cucina, stanze, cantina, sotterranei – si sviluppano tanti piccoli episodi che compongono il sistema organizzato da un regista in gran vena. Manuel Gómez Pereira (da noi praticamente sconosciuto) si dimostra un regista adatto a trasportare il soggetto della commedia teatrale in un film corale con tanti personaggi, efficacemente. Peccato solo che il forsennato ritmo tenuto egregiamente per la maggior parte del film cominci a calare nella zona finale e si arriva ad un finale paradossale ma funzionale per una commedia che vuole finire con un colpo di scena solo divertente. Tutto in una notte, si potrebbe ridenominare, alla pari di altre ben note opere che hanno scelto questo tipo di titolo.

 

 

Gli attori sono superlativi, tra cui si distingue l’ottimo Alberto San Juan, mentre chi sorprende è Mario Casas, che conosciamo per ben altri tipi di ruoli, molto differenti. Bravissime anche la giovane Nora Hernandez e Elvira Mínguez, la “tosta” del gruppo. La regia di Manuel Gómez Pereira è lodevole, dimostrando la sua abilità a dirigere il buon cast e iniziando simpaticamente il film con una definizione visiva sgranata e con le tipiche imperfezioni delle pellicole anni ’30, con l’evidente scopo di far immergere lo spettatore nell’atmosfera dell’epoca, per poi subito virare verso la fotografia intensa della Spagna. Ma in generale funziona tutto, anche i perfetti costumi e la scenografia.

Quando la satira sa colpire con allegria. Anche nel difficile equilibrio tra traumi storici e comicità intelligente.



Riconoscimenti

(tra 8 vittorie e 22 candidature, soprattutto per gli interpreti citati)

Goya 2026

Miglior sceneggiatura adattata

Migliori costumi

Candidatura miglior attore protagonista Alberto San Juan

Candidatura miglior attrice non protagonista Elvira Mínguez

Candidatura miglior attrice rivelazione Nora Hernández

Candidatura miglior film

Candidatura miglior scenografia

Candidatura miglior brano originale

 


 
 
 

Commenti


Il Cinema secondo me,

michemar

cinefilo da bambino

bottom of page