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Morto Stalin, se ne fa un altro (2017)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 5 gen 2021
  • Tempo di lettura: 2 min


Morto Stalin, se ne fa un altro

(The Death of Stalin) UK/Francia/Belgio/Canada/USA 2017 commedia grottesca 1h47’


Regia: Armando Iannucci

Soggetto: Fabien Nury, Thierry Robin

Sceneggiatura: Armando Iannucci, David Schneider, Ian Martin, Peter Fellows

Fotografia: Zac Nicholson

Montaggio: Peter Lambert

Musiche: Christopher Willis

Scenografia: Cristina Casali

Costumi: Suzie Harman


Steve Buscemi: Nikita Chruščëv

Simon Russell Beale: Lavrentij Berija

Paddy Considine: Andrej Andreev

Michael Palin: Vjačeslav Molotov

Jeffrey Tambor: Georgij Malenkov

Jason Isaacs: Georgij Žukov

Rupert Friend: Vasilij Iosifovič Džugašvili

Olga Kurylenko: Marija Judina

Andrea Riseborough: Svetlana Stalin

Paul Whitehouse: Anastas Mikojan


TRAMA: 1953. Joseph Stalin è oramai inerme, non terrorizza nessuno e soprattutto non è più in vita: il dittatore è morto. Ma chi prenderà il suo posto? Diversi sono i contendenti ma chi sarà in grado di essere il suo degno successore?


Voto 6,5



È possibile fare un film comico su uno dei dittatori più sanguinari della storia contemporanea? Secondo il regista italo scozzese Armando Iannucci sì, e il trucco è usare l'arma della satira e del grottesco. Anzi, la satira intelligente DEVE colpire sempre e tutto. Così è nato il film, adattamento cinematografico di La mort de Stalin, graphic novel di Fabien Nury e Thierry Robins. L’internazionalità del progetto (visto che bello abolire ogni confine fisico e mentale?) lo dimostra il fatto che il film è (attenti, eh) una storia russa raccontata da uno scozzese figlio di un napoletano ma ispirata a un fumetto francese e il regista, già autore di serie comedy britanniche, realizza un film che trova proprio nel testo e nel superbo cast, i suoi punti di forza.



Diventa così una commedia nera, a proposito della quale Iannucci dice: “Ovviamente non prendiamo in giro un momento storico durante il quale molte persone sono state assassinate, usiamo invece la commedia per esplorare ciò che era nella mente di chi prendeva decisioni tragiche”. La comicità utilizzata quindi come antidoto preventivo alla tirannia.



Con un cast davvero straordinario (Andrea Riseborough, Rupert Friend, Paddy Considine, Steve Buscemi e Jeffrey Tambor), il film racconta con ritmo e ironia gli ultimi concitati giorni di vita del dittatore sovietico e quelli successivi alla sua morte. Ovvero i giorni “dei lunghi coltelli” dei suoi molti aspiranti successori. Infatti, quando il dittatore sovietico, l'uomo che aveva governato L’Urss per 33 anni, muore per un ictus il 2 marzo del 1953, come fa vedere il film, non andò certo come si potrebbe immaginare. Caduto di botto nella sua dacia, il dittatore sovietico fu messo in cura solo il giorno dopo perché nessuno era in realtà autorizzato ad entrare nella sua stanza senza un suo diretto permesso. A scoprire il malore fu solo la cameriera, la mattina dopo, l'unica autorizzata ad entrare nella sua stanza. Anche le cure furono nel segno della complicazione. Quale medico chiamare, visto che Stalin li aveva fatti tutti fuori per paura di essere avvelenato?



E non finisce qui: quello che accade poi in quei giorni di malattia fu ancora più incredibile, perché nessuno dei pretendenti al trono, ovviamente animati da vodka, rancori e paure, poteva esporsi più di tanto temendo una sua miracolosa guarigione. Stalin terrorizzava anche da moribondo? Forza della satira graffiante!

C'è da divertirsi, ma a condizione ovviamente di (rac)cogliere il senso del grottesco.




 
 
 

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