Agente 007 - Bersaglio mobile (1985)
- michemar

- 13 giu
- Tempo di lettura: 2 min

Agente 007 - Bersaglio mobile
A View to a Kill
UK USA Islanda Francia 1985 spionaggio 2h11’
Regia: John Glen
Soggetto: Ian Fleming
Sceneggiatura: Richard Maibaum, Michael G. Wilson
Fotografia: Alan Hume
Montaggio: Peter Davies
Musiche: John Barry
Scenografia: Peter Lamont
Costumi: Emma Porteous
Roger Moore: James Bond
Christopher Walken: Max Zorin
Tanya Roberts: Stacey Sutton
Grace Jones: May Day
Patrick Macnee: Godfrey Tibbett
Patrick Bauchau: Scarpine
David Yip: Chuck Lee
Fiona Fullerton: Pola Ivanova
Desmond Llewelyn: Q
Robert Brown: M
Walter Gotell: Anatol Gogol
Lois Maxwell: Miss Moneypenny
Geoffrey Keen: Frederick Gray
Willoughby Gray: Carl Mortner
Manning Redwood: Bob Conley
Alison Doody: Jenny Flex
Papillon Soo Soo: Pan Ho
Dolph Lundgren: Venz, KGB
TRAMA: Il magnate Max Zorin ha intenzione di provocare un terremoto che distrugga Silicon Valley per ottenere il monopolio della produzione mondiale di microchip. L'agente James Bond interviene per impedirglielo.
VOTO 6

John Glen dirige il suo terzo film della serie, quando però questa è in evidente calo e rappresenta anche l’ultimo per Roger Moore.

James Bond recupera in Siberia un microchip identico a quelli prodotti dalla Zorin Industries. Indagando sul magnate Max Zorin (Christopher Walken), Bond scopre che l’imprenditore trucca le corse dei cavalli tramite microchip impiantati sotto la pelle degli animali e che sta preparando un piano molto più ambizioso: distruggere la Silicon Valley facendo esplodere ordigni lungo le faglie geologiche della California, così da ottenere il monopolio mondiale dei microchip.

Con l’aiuto della geologa Stacey Sutton (Tanya Roberts), Bond si infiltra nella miniera dove Zorin ha piazzato gli esplosivi. May Day (Grace Jones), inizialmente alleata di Zorin, si ribella e sacrifica la propria vita per impedire la detonazione principale. Zorin fugge in dirigibile con Stacey, ma Bond lo insegue fino al Golden Gate Bridge, dove i due si affrontano.

Come detto, questo film segna la fine dell’era di Roger Moore come James Bond e viene spesso considerato uno dei capitoli più deboli della saga, anche se migliore del precedente Octopussy. Moore appare stanco e poco coinvolto, mentre Tanya Roberts offre una performance fragile, ma il film recupera una struttura più classica e lineare rispetto al caos del titolo precedente.

Le acrobazie e le sequenze d’azione rappresentano, come al solito, il vero punto di forza: dall’inseguimento sulla neve con snowboard improvvisato, alla corsa sulla Torre Eiffel, fino allo scontro finale sul Golden Gate Bridge. Christopher Walken interpreta un villain psicopatico e carismatico, affiancato da una Grace Jones intensa ed efficace.

Pur non essendo tra i migliori Bond, il film chiude dignitosamente il lungo ciclo di Moore, lasciando in eredità il suo mix di charme e leggerezza e preparando il terreno per un cambio di rotta con il nuovo interprete.






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