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Amour (2012)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 6 feb 2019
  • Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 20 mar 2019



Amour Austria/Francia/Germania 2012, drammatico, 2h7’


Regia: Michael Haneke Sceneggiatura: Michael Haneke Fotografia: Darius Khondji Montaggio: Nadine Muse, Monika Willi Scenografia: Jean-Vincent Puzos, Thierry Poulet Costumi: Catherine Le terrier


Jean-Louis Trintignant: Georges Emmanuelle Riva: Anne Isabelle Huppert: Eva William Shimell: Geoff Rita Blanco: portiera Alexandre Tharaud: Alexandre


TRAMA: Georges e Anne sono ormai ottantenni e, dopo una vita passata a insegnare musica, si sono ritirati in pensione, soddisfatti anche della carriera della figlia Eva, musicista che vive all’estero con la sua famiglia. Ma l’amore che lega i due anziani coniugi sarà messo a dura prova nel momento in cui Georges dovrà rapportarsi con l’umiliazione e la degradazione fisica per via di un ictus semiparalizzante che colpirà all’improvviso la moglie Anne, costringendolo a ridefinire gli equilibri familiari, sia con la moglie sia con la figlia.


Voto: 9





Pronti, via! Appena dopo i titoli di testa lo spettatore sobbalza a causa di un colpo secco che arriva subito ai timpani. La polizia apre violentemente la porta di un appartamento. Entri nella sala ben sapendo di assistere ad una storia lenta che narra di anziani ed invece quel colpo a sorpresa ti mette subito sulla massima attenzione e ti fa capire che stasera avrai a che fare con la sofferenza. Maledetto Haneke! Si va preparati, ma lui ti cuoce a fuoco lento con le sue storie senza alcuna colonna sonora, i silenzi, le inquadrature fisse, i dialoghi a voce bassa. I personaggi stavolta sono pochi, la maggior parte del film anzi sono solo loro due, due anziani insegnati di musica ormai nella fase del declino fisico ma non mentale: vispi, gentili, proprietari di una casa parigina adatta al loro ceto di media borghesia, con un bel pianoforte a coda, unico mezzo per poter sentire un po’ di musica in questo film, a parte uno stereo che viene utilizzato poco. Subito salta agli occhi che quello che unisce i due è il semplicemente l’amore, l’amore sconfinato. Georges e Anne provano ancora un sentimento forte l’uno per l’altra, come due fidanzatini, e per di più l’amore è condito da una gentilezza ed una educazione che pare di assistere a colloqui fra estranei. Frequentano concerti di pianoforte dei loro allievi e ricevono raramente una figlia che è sempre in giro anch’essa per concerti.


I giorni trascorrono tutti uguali per tanti anziani, maggiormente per loro che vivono una vita senza scossoni: in una scena si nota che non ricordano neanche che giorno è, devono guardare il calendario. Invece, quando tutto sembra scorrere monotono, arriva lo scossone; lei ha una piccola ischemia e rimane qualche minuto fuori dal mondo. Qui inizia il calvario e pure il cuore del film. Haneke è tenero e dolce ma come sempre atroce, scava nei rapporti umani, ne mostra la bontà ma anche la cattiveria, la crudeltà della vita. E come tante altre volte, ci presenta la severità degli atteggiamenti dell’uomo. Ovviamente noi tutti sappiamo vivere bene solo quando tutto fila liscio, ma quando arrivano le difficoltà come sappiamo reagire? Georges affronta benissimo la situazione che si è creata in quella casa e sa bene il compito che gli toccherà. Erano già abituati a stare assieme tutto il giorno ma adesso lui dedica alla moglie, ammalata e bloccata, ancor più tutta la sua vita, minuto per minuto, tenendola per mano, accudendola, sorreggendola. Quando la situazione peggiora poi sarà costretta a chiamare anche due badanti. Una la caccia con tanta durezza, perché non tratta sua moglie con la dovuta dolcezza e questo per lui non è tollerabile.

Ma la china in discesa è ripida e le cose precipitano, le sicurezza e i buoni propositi cominciano a crollare. Lui rifiuta ogni proposta della figlia per cercare una soluzione, anche perché non vuole dimostrare di non essere all’altezza, ma anche perché comincia a capire dove porta questo tunnel. Il rapporto eccezionale che esiste tra i due anziani coniugi comincia a rovinarsi: lei, sempre buona e amorevole, sapendo di essere di peso al marito diventa scorbutica e dispettosa e i due arrivano perfino a litigare per ogni cosa. Impensabile.


L’amore è morto? No, assolutamente. Anzi, l’amore folle e totale porterà al gesto estremo, perché non è facile per una persona che ama così tanto accettare di vedere il partner ridursi in quello stato. Non è violenza quello che organizza Georges, è l’amore vero che lo spinge. L’amore e la morte possono coincidere? E’ sopportabile veder soffrire così tanto la amata compagna della vita?


Bellocchio in “Bella Addormentata” non volle rispondere. Haneke sì.

Superfluo dare giudizi sul regista essendo Haneke ormai riconosciuto come uno dei più grandi maestri del mondo cinematografico. I due attori protagonisti sono a livello altissimo e fa impressione vedere come sono invecchiati, soprattutto Trintignant che ricordiamo ancora bello e giovane in tanti film e poi sparito dagli schermi per il teatro francese. Per Isabelle Huppert le parole sono sprecate, basta guardarla e ripetersi ancora una volta sulla sua bravura. Come dicevo prima, musica assente, anche sui titoli di coda, perché questo Maestro ci parla solo della dura vita di tutti i giorni e nella vita non c’è la colonna sonora, quella la ascoltiamo come Georges: o suoniamo noi direttamente o accendiamo lo stereo. La vita è possibile senza musica ma non senza amore e l’amore, quello vero, può condurre al gesto più estremo e generoso/ingeneroso.

Bellissimo.



 
 
 

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Il Cinema secondo me,

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