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Angel Heart - Ascensore per l’inferno (1987)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 5 feb
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 7 mar

Angel Heart - Ascensore per l’inferno

Angel Heart

UK Canada USA Olanda 1987 thriller 1h53’

 

Regia: Alan Parker

Soggetto: William Hjortsberg (romanzo Falling Angel)

Sceneggiatura: Alan Parker

Fotografia: Michael Seresin

Montaggio: Gerry Hambling

Musiche: Trevor Jones

Scenografia: Brian Morris

Costumi: Aude Bronson-Howard

 

Mickey Rourke: detective Harold “Harry” Angel

Robert De Niro: Louis Cyphre

Lisa Bonet: Epiphany Proudfoot

Charlotte Rampling: Margaret Krusemark

Stoker Fontelieu: Ethan Krusemark

Brownie McGhee: Toots Sweet

Dann Florek: avvocato Herman Winesap

Michael Higgins: dottor Albert Fowler

Kathleen Wilhoite: infermiera

Pruitt Taylor Vince: detective Deimos

Eliott Keener: detective Sterne

Gerald L. Orange: pastore John

 

TRAMA: Il misterioso Louis Cyphre incarica il detective Harry Angel di ritrovare Johnny Favorite, un musicista scomparso legato a lui da un contratto. Il poliziotto privato scopre che Johnny è stato dimesso da una clinica psichiatrica con la complicità di un medico eroinomane. Durante le indagini quattro persone muoiono e i cadaveri presentano orribili mutilazioni.

 

VOTO 6,5

 

 

Ambientata in una violenta e cupa America degli Anni Cinquanta, la pellicola segue le indagini di un investigatore privato alle prese con un misterioso caso d’omicidio legato all’esoterismo e la magia woodoo. Nonostante l’abbondanza di indizi che conducono rapidamente lo spettatore alla soluzione, il vero fulcro dell’intreccio è il corso stesso dell’indagine che, come uno psicodramma in un percorso psicoterapeutico, conduce il protagonista a scoprire l’orribile verità. Un film divenuto col tempo un cult soprattutto in home video.

 

 

Nel 1955 il detective privato Harry Angel (Mickey Rourke) viene assunto da un enigmatico uomo d’affari, Louis Cyphre (Robert De Niro), per rintracciare un cantante scomparso anni prima dopo un grave trauma di guerra. L’indagine parte da New York e si rivela subito più intricata del previsto: i documenti non tornano, i testimoni sono reticenti e chi potrebbe sapere qualcosa sembra nascondere segreti pesanti. Seguendo una scia di indizi sempre più ambigua, il detective si ritrova immerso in un mondo fatto di locali fumosi, vecchie glorie dello spettacolo e personaggi che preferirebbero non essere disturbati.

 

 

La ricerca lo conduce fino a New Orleans, dove l’atmosfera si fa più densa e inquietante, tra rituali voodoo, comunità chiuse e un passato che continua a riaffiorare in modi imprevedibili. Angel incontra persone legate al cantante scomparso, ognuna con una propria versione dei fatti e con motivazioni difficili da decifrare. Più si avvicina alla verità, più l’indagine assume toni oscuri e minacciosi, fino a trasformarsi in un viaggio personale che lo costringe a confrontarsi con zone d’ombra che non immaginava. La rivelazione finale darà un senso completamente nuovo a tutto ciò che ha scoperto.

 

 

Film cupo, sensuale (le scene erotiche del protagonista con Epiphany interpretata da Lisa Bonet sono un momento davvero hot) e visivamente ricercato, in cui elementi noir e suggestioni soprannaturali si intrecciano in un’atmosfera densa e inquieta. L’opera viene concepita da Alan Parker (non nuovo a temi complicati e misteriosi: Birdy - Le ali della libertà, Fuga di mezzanotte, Mississippi Burning - Le radici dell’odio, The Life of David Gale) come un viaggio in un mondo degradato e febbrile, fatto di ombre, superstizioni e tensioni sotterranee, dove la regia costruisce un senso costante di minaccia e ambiguità morale.

 

 

Il film trova la sua forza, nell’allegoria del Bene e del Male, anche nelle interpretazioni specialmente dei due attori principali, ma pure per la fotografia carica di simbolismi e per la capacità di fondere thriller investigativo e horror psicologico. Allo stesso tempo, viene riconosciuto che la violenza, l’erotismo esplicito e il tono estremamente oscuro possono risultare eccessivi per alcuni spettatori. Nel complesso emerge il ritratto di un’opera audace e disturbante, che punta più a creare un’esperienza sensoriale e inquieta che a rassicurare chi guarda.

 

 

Devo ovviamente fare menzione anche a ciò che tutti hanno scritto ed è inevitabile: la postura, il trucco, la recitazione di Robert De Niro è più che mai mefistofelica. Ripeto, lo hanno scritto tutti ma basta osservarlo e viene spontaneo. Poi, con quel nome che sa diabolico… Anche Mickey Rourke è adattissimo al ruolo, ma va ricordato che in un primo momento l’altro era stato contattato dal regista e dalla produzione per interpretare il detective ma De Niro prese in considerazione soltanto la parte del diavolo, che inizialmente doveva andare a addirittura Marlon Brando. La comparazione delle due interpretazioni è impietosa: ancora una volta Robert è grandissimo, insuperabile.



Il finale è conturbante oltremodo e il mistero viene svelato, soprattutto sulla natura dei due personaggi centrali. Ciò che segue è, attenzione, spoiler molto rivelante, da leggere quindi solo dopo la visione. Lo scrive Dario Denta, matematico e filosofo che si interessa di estetica del cinema e della videoarte.


Egli scrive quanto segue, intitolando l’articolo “L’incesto, il diavolo e noi”.

Il romanzo “Falling Angel” di William Hjortsberg, dal quale è tratto il film è uno degli esempi di quella “anti-detective novel” che lo studioso Stefano Tani indica come la risposta postmoderna al razionalismo positivista del giallo classico. E in effetti nel libro il detective Harry Angel scopre che la scia di morti su cui indaga e è opera del diavolo in persona e che lui stesso, nomen omen, è un emissario celeste; fino a quel momento il romanzo si manteneva nel noir sporco e cattivo alla Raymond Chandler, nel finale volgendo inaspettatamente in horror gotico. Il film di Parker rispetta tale stravolgimento, e lo rende più prevedibile, dato che le vicende del detective privato (Mickey Rourke) sono disturbate da visioni sempre più roboanti e raccapriccianti, ma vi aggiunge un ulteriore elemento di ambiguità e sconcerto.

Non solo il detective scopre di essere una specie di reincarnazione del cantante Johnny Favorite, scomparso dal 1943, sulle cui tracce si è messo per conto di Louis Cyphre (Lucifero appunto, cioè Robert De Niro, con delle unghie lunghe che hanno fatto parlare di “estetica del vomito” a Nanni Moretti), ma capisce di essere lui l’autore dei delitti, anche se sempre per conto di Cyphre. Ergo egli è il detective ma è anche l’assassino. E soprattutto non più è sé stesso. Può mai esserci niente di più annichilente sotto il profilo psichiatrico? A dire il vero sì.



Angel, dopo che Cyphre gli ha svelato gli arcani e ha reclamato la sua anima, torna nella camera d’albergo dove ha da poco avuto un truce amplesso con la strega voodoo Epyphany Proudfoot (Lisa Bonet), che sa essere figlia dello scomparso, avendo consumato quindi un inconsapevole incesto. E come se non bastasse la trova morta ammazzata, presumibilmente sempre da sé stesso (o chiunque egli sia, ormai). Ha quindi giaciuto con la figlia, e l’ha poi uccisa: una specie di Edipo capovolto. L’ispettore di polizia che trova il corpo della donna, con la pistola infilata nel sesso (particolare ancor più disgustoso) recupera nel bagno anche il figlioletto della defunta. Il quale guarda il malcapitato (il nonno, quindi) con occhi spiritati e lo condanna alla dannazione eterna. Angel prende l’ascensore che lo porterà negli inferi.



In pieno delirio sofocleo Parker (e Hjorstberg) apparecchiano una vicenda ingarbugliata e patologica, in cui un uomo va incontro al suo inevitabile destino, sudando, scopando e ammazzando, costantemente inconsapevole di chi sia e della struttura del mondo intorno (l’errore di Edipo, appunto). Le atmosfere noir, che sembrano solo il preludio ingannevole alla virata esoterico-teologica, ribadiscono in realtà la formula del genere: un detective tutt’altro che immacolato che porta su di sé il peso della corruzione morale e spirituale di un’intera società che lo emargina al contempo eleggendolo a sua epitome. Introducendo dio, il diavolo e il voodoo i due autori ampliano la lettura: Angel sconta il male insito nella condizione umana, e esibisce lo stigma di una corruzione esistenziale, ontologica, più che sociale. Cristo, ancor prima di Edipo. Un Cristo all’inferno.

 


 
 
 

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