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Anna (2023)

Immagine del redattore: michemar
michemar
8 ore fa
Tempo di lettura: 7 min

Anna

Italia Francia 2023 dramma 1h59’

 

Regia: Marco Amenta

Sceneggiatura: Marco Amenta, Anna Mittone, Niccolò Stazzi, Tania Pedroni

Fotografia: Giovanni C. Lorusso

Montaggio: Aline Hervé

Musiche: Julia Liros, Ludovica Lirosi, Giulia Mazzoni

Scenografia: Maria Teresa Padula

Costumi: Salvatore Aresu

 

 

Rose Aste: Anna Nieddu

Marco Zucca: avvocato Ruggero

Daniele Monachella: avvocato Rossini

Stefano Cancellu: Luca Esposito

Andrea Melis: Gianni

Daniela Vitellaro: Lucia

Giuseppe Boy: Efisio

 

TRAMA: Anna è una giovane donna sarda che ama pascolare le pecore e produrre formaggio nella terra del padre. La vita quotidiana viene sconvolta quando un progetto edilizio minaccia di cementificare i suoi pascoli per costruire un grande albergo.

 

VOTO 8

 

 

Il bellissimo film di Marco Amenta – regista che si è già occupa di una storia vera di donna dalla vita difficile come è accaduto con il suo La siciliana ribelle ispirato alla vita della povera Rita Adria, suicidatasi dopo aver fatto arrestare esponenti della mafia con le rivelazioni al giudice Borsellino - approda alla Mostra del Cinema di Venezia del 2023 nella Sezione degli Autori, traendo ancora una volta il soggetto da una storia vera accaduta in Sardegna anni prima. Come spiega lui stesso, è una storia di resistenza contro il potere. Il potere spregiudicato di un capitalismo cieco pronto a distruggere tutto, che si rispecchia nel potere di una società maschilista e prevaricatrice e, combattendo l’una, la protagonista combatte anche l'altra. La lotta per la sua salvezza personale diventa, malgrado lei, e senza alcuna ideologia, una battaglia per la difesa dell'ambiente e una feroce resistenza alla violenza e al maschilismo. Anna è una donna che non vuole abbassare la testa e combatte per non essere schiacciata, non vuole essere una vittima ma non è nemmeno un'eroina. Sicuramente è anche il ritratto di una donna reale, piena di difetti e fragilità ma molto lontano da ogni stereotipo.

 

 

Anna (Rose Aste) vive sola in una zona remota della Sardegna, in una fattoria che apparteneva a suo padre e che lei custodisce come un’eredità morale prima ancora che materiale. La sua quotidianità è scandita dai gesti antichi dell’allevamento: pascola pecore e capre, produce formaggio e ricotta, vende ciò che ricava dalla terra. È una donna selvatica e indipendente, poco incline alle convenzioni del paese, che la guarda con sospetto per la sua libertà e per il suo passato: è tornata sull’isola dopo essere fuggita da Milano e da un matrimonio violento, segnato dalla perdita del bambino che portava in grembo. La fattoria è diventata il suo rifugio, il luogo dove curare ferite che non si vedono ma che pesano ogni giorno. La pace che si è costruita viene spezzata quando una multinazionale ottiene dal comune la concessione dei terreni su cui sorge la sua fattoria. Anna non ha documenti che attestino la proprietà: la terra era stata acquistata dal padre da un contadino del posto, secondo un diritto consuetudinario antico, tramandato più con la parola che con i contratti. Per la burocrazia, però, quella terra non è sua. Per la multinazionale è solo un’area perfetta per costruire un resort di lusso, per lei è tutto ciò che le resta.

 

 

Le ruspe arrivano come un presagio di esproprio. Prima le offrono denaro, in seguito anche una cifra enorme che potrebbe cambiarle la vita: cinquecentomila euro per andarsene e ricominciare altrove. L’avvocato che la sostiene, Ruggero (Marco Zucca), – un uomo che crede nella sua causa e nella legittimità del suo diritto – le suggerisce che forse accettare sarebbe la scelta più semplice. Ma Anna non può. Non vuole. La terra è la memoria del padre, la sua identità, la sua libertà. Rinunciarvi significherebbe tradire tutto ciò che ha difeso fino a quel momento. La comunità, invece di sostenerla, si rivolta contro di lei. Molti vedono nel resort un’occasione di lavoro e sviluppo, e considerano Anna un ostacolo, una testarda che non capisce il “bene comune”. Le malelingue si trasformano in ostilità aperta: la donna viene isolata, insultata, minacciata. La multinazionale alterna pressioni legali a intimidazioni più sottili, cercando di piegarla con la forza o con la paura. Ma Anna resiste, come una figura arcaica che difende un pezzo di mondo che non vuole essere comprato.

 

 

Come è prevedibile e come succede sempre nei casi classici di Sansone contro Golia, la sua battaglia diventa un duello impari: una donna sola contro un potere economico enorme, contro la burocrazia, contro un paese che non la vuole più. Eppure, proprio nella solitudine trova la sua forza. Ogni gesto – mungere, camminare tra i campi, guardare il mare – diventa un atto di resistenza. La sua rabbia, a volte eccessiva, è la voce di una ferita che non si è mai rimarginata e che ora si trasforma in determinazione. Il conflitto cresce fino al punto di rottura. Anna subisce violenze, soprusi, tentativi di spaventarla. Ma non arretra. Anzi, più le stanno addosso, più si ribella. La sua lotta non è solo per la terra: è contro il potere maschilista che l’ha schiacciata in passato, contro la logica del profitto che cancella le storie, contro chi crede che una donna sola non possa opporsi a un gigante. Nel finale, la comunità – almeno una parte – ritrova un barlume di coscienza, e la battaglia di Anna diventa il simbolo di una resistenza più grande: quella di un territorio che non vuole essere comprato, quella di una donna che non vuole essere sp(a)ezzata.

 

 

Importante, ma solo fino ad un certo punto, perché Anna è innanzitutto indipendente e orgogliosa, è il rapporto che nasce lentamente e con difficoltà con l’avvocato civilista Ruggero che la rappresenta e difende in sede legale e nella causa che ne scaturisce con la potente impresa italo-francese. Lui non forza mai il legame nascente, anzi la conquista piano piano proprio per la delicatezza che lui le offre e Anna si lascia prendere, ma alla prima difficoltà e ogni volta che l’uomo le vuol far capire le motivazioni giuridiche che, almeno per il momento, sono dalla parte avversa, lei lo molla immediatamente. Non sente ragioni, vuole mantenere il possesso della sua terra e delle sue amate capre: è la sua vita, è il segno tangibile della sua indipendenza, della liberazione dal potere maschilista e dalle violenze subite addirittura quando era incinta di sei mesi, causa della perdita del figlio che aveva nel ventre. Però, testardamente e orgogliosamente, riesce a superare l’ostacolo difficile di convincere la persona con cui non avrebbe mai voluto parlare, Efisio, l’ex suocero, il quale la odia come sanno odiare i duri di carattere. Può sembrare a tratti che il regista siciliano tratti il soggetto puntando sulla classica caratterizzazione della tradizionale mentalità sarda (caparbi, fieri) ma in parte è vero ed in parte è funzionale alla narrazione del caso. E ciò che succede tra Anna ed Efisio ne è una esemplare semplificazione adatta. Poi, magari, le cose saranno andate effettivamente in questo modo.

 

 

Una donna sola contro tutti, proprio tutti: la Mirage che deve costruire il resort, i compaesani che le rivoltano contro, la perdita immediata e totale della clientela al mercatino dove andava quotidianamente, l’astio riservatole dall’ex marito violento, le amicizie perse. A momenti perdeva anche la vicinanza anche morale di Ruggero, il quale pazientemente cerca di renderla ragionevole. Ma nulla può ammorbidirla, lo dimostra anche la serata elegante e romantica da passare assieme che però salta solo per un accenno minimo alla resa al prezzo di mezzo milione di euro offerto in cambio dell’accordo.

 

 

Per rendere plausibile e credibile questo forte personaggio femminile necessitava di un’interprete adatta: la cagliaritana Rose Aste è più di una rivelazione, è un’epifania! Non nasce come attrice “di sistema”, ma costruisce la sua carriera dal basso, con studio, disciplina e una forte etica del lavoro. Prima la laurea in lingue, poi la laurea magistrale in Interpretazione all’Università Alma Mater di Bologna. Dopo diverse performance teatrali e alla partecipazione nel film L’agnello (2019) di Mario Piredda, eccola come protagonista in questo film appassionante e coinvolgente. Una interpretazione carnale, viva, sensuale, partecipata, in cui fa sfoggio della sua naturale predisposizione all’arte recitativa. Dotata di una carica erotica non comune, affronta la sua Anna d’impeto e con grande efficacia. L’ho trovata semplicemente sbalorditiva: il film è lei e sul suo viso, nei continui primi piani che l’ottimo Marco Amenta le dedica, anche nei nudi integrali quando, come ama, si cala nel bel mare sardo per avere un istintivo contatto con la natura che la circonda. Con o senza uomini al fianco, anche perché l’esperienza vissuta l’ha duramente provata, Anna resterà Anna per sempre, contro tutti pur di affermare il diritto di avere quella terra e di attestare la sua orgogliosa indipendenza. Per sua fortuna, comunque, Ruggero è una persona intelligente e premurosa, l’unico che potrebbe starle accanto, stando attento però a non provocarla.

 

 

Che personaggio! che attrice! La storia, un ritratto potente femminile, è molto bella, la regia è encomiabile e attenta, tutti gli attori paiono grandi professionisti pur non essendoli ancora, il film è una sorpresa come capita raramente. Non perché sia un capolavoro della storia del cinema, ma perché, tra tante opere eclatanti che girano nelle sale e sulle piattaforme, questo gioiello è nascosto, non è conosciuto, non se ne parla. Eppure, meriterebbe la prima pagina dei giornali, se non altro per l’eroismo sociale e personale della reale formidabile donna. Maschilismo, violenza domestica, potere finanziario, attaccamento alle radici: temi forti della nostra società moderna ma patriarcale. Quando le donne sono di forte carattere e si ribellano non lasciano scampo. E menomale che il giudice non si era fermato alla pratica burocratica, altrimenti oggi staremmo a commentare una bruciante sconfitta.

 

 

Che attrice, Rose Aste! Spero vivamente di vederla ancora all’opera, sperando che qualche regista si accorga di quanto valga.

Si tenga presente che il film ha ottenuto 2 candidature e 8 premi nei vari Festival di Montpellier, Phoenix, Greenpoint Film Festival di Brooklyn, WorldFest International Film Fest di Houston, Porretta, Tavolara, Lo Spiraglio Film Festival di Roma, ed infine la Menzione Speciale Premio FEDIC a Venezia 2023

 

 

Da notare: per ora il film è disponibile su RaiPlay ed è sottotitolato non solo nei dialoghi in lingua sarda, molto utile dato che la presa diretta del sonoro non aiuta molto.

Film imperdibile!

 


 
 
 

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