Another Year (2010)
- michemar

- 12 apr 2024
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 21 nov

Another Year
UK, USA 2010 dramma 2h9’
Regia: Mike Leigh
Sceneggiatura: Mike Leigh
Fotografia: Dick Pope
Montaggio: Jon Gregory
Musiche: Gary Yershon
Scenografia: Simon Beresford
Costumi: Jacqueline Durran
Jim Broadbent: Tom
Ruth Sheen: Gerri
Lesley Manville: Mary
Oliver Maltman: Joe
Peter Wight: Ken
David Bradley: Ronnie
Martin Savage: Carl
Karina Fernandez: Katie
Michele Austin: Tanya
Phil Davis: Jack
Imelda Staunton: Janet
TRAMA: Gerri e Tom sono una coppia affiatata: vivono insieme da ormai alcuni decenni, hanno un figlio grande che fa l’avvocato e sono indubbiamente felici e sereni. Intorno a loro, che sono come un’isola di quiete, scorre l’esistenza dei loro amici e dei loro cari, che sembrano, chi più e chi meno, soffrire un certo grado di infelicità.
Voto 7,5

Un film coraggioso. Così si potrebbe definire l’ennesimo piccolo capolavoro di Mike Leigh, dedicato alle cose ordinarie della vita della gente comune che quasi nessuno ama girare. Invece lui, autore nel senso più elevato e nobile, dedica sguardo e scrittura con la stessa pazienza dei suoi comunissimi personaggi. Che sono persone e come tali li fa parlare, parlare, perché così possano comunicare tra di loro e confidare i problemi, ammesso che qualcuno abbia la gentilezza e la pazienza di ascoltare attentamente e rispondere. Mica come quando si incontra qualcuno ed ognuno parla di sé e non ascolta. Tom e Gerri non solo ascoltano ma accolgono, nella loro casa che pare non abbia porta, tanto è aperta agli amici.

Già, si chiamano proprio Tom e Gerri, quindi – si può immaginare – una coppia perfetta e felicemente assieme da tanti anni: lui geologo sulla sessantina, lei psicologa, con un affiatamento che ha qualcosa di magico, di telepatico, sempre d’accordo. Uno direbbe: ma esistono coppie così? E perché no? La loro apertura mentale e domestica è terapeutica e diventa il rifugio e il luogo di sfogo per gli amici per cercare di trovare la soluzione ai propri guai (forse è difficile) ma almeno la quiete per far ritemprare la mente, un’oasi della vita che riempie l’anima di speranza. Il merito è solo dei due maturi personaggi perché la loro dinamica riflette la complessità delle relazioni umane, con alti e bassi, gioie e sfide che affrontano insieme e da questa fonte di acqua vitale i loro stretti conoscenti si abbeverano. Lei è una donna forte, compassionevole e amorevole e il suo rapporto con il compagno di sempre è al centro della narrazione, e la sua personalità contribuisce a creare un ambiente accogliente per gli ospiti che frequentano la loro casa.

Mary è una collega di Gerri, segretaria nel centro nel quale questa esercita la sua professione di psicologa. È una donna ora sola, alla ricerca dell’amore e spesso si rivolge ai due padroni di casa per conforto e compagnia. La sua solitudine e la sua vulnerabilità sono palpabili e la sua presenza aggiunge un tocco di tristezza al film, perché è sicuramente quella che ha più bisogno, la più fragile, è pateticamente irrequieta e non nasconde la necessità della ricerca della compagnia che le manca ma si sforza di non darlo a vedere. Spesso è il bicchiere che l’aiuta a trovare conforto. Ha un matrimonio giovanile alle spalle ma quello che non ha ancora superato, a distanza di diversi anni, è l’abbandono seguito al secondo rapporto, quello con l’uomo della sua vita.
Ken è un vecchio amico che lotta contro l’alcolismo e spesso si rifugia in quella casa trovando ciò che lo aiuta. La sua storia personale è toccante e offre uno sguardo sulla fragilità umana.
A questi si aggiunge la presenza del figlio trentenne della coppia, Joe, ancora single, presenza che suscita l’interesse della debole Mary. E poi altri che vanno e vengono.

Come una costola dell’altrettanto bellissimo Segreti e bugie (di 14 anni prima, che trattava ben altro argomento), ovviamente è un film di dialoghi e si snoda tra quattro weekend di altrettante stagioni, passando dal barbecue in giardino ai lavori nell’orto (altra passione della coppia) e a chiacchiere in cucina. E in questo ambiente e tra queste persone così umanamente forti e deboli, il regista ci offre lo spunto per riflettere le salite e le discese della vita di tutti i giorni, catturando l’autenticità delle emozioni e dei momenti con una sensibilità unica, rendendo questa opera un film profondo e riflessivo sulla condizione umana. È come se Leigh voglia distillare il senso della vita che fugge, cercare l’ordinario e lo straordinario di ogni accidentato percorso individuale.

Per fare ciò senza annoiare necessita innanzitutto una sceneggiatura all’altezza (è bellissima, infatti) e degli attori che siano interpreti perfetti, che esprimano con la voce e le espressioni i contenuti delle loro parole. Il regista non sbaglia neanche in questo, scegliendo un cast perfetto proprio perché imperfette sono le loro facce. Attori capaci di padroneggiare lunghissimi dialoghi, ma mai noiosi, anzi che fanno capire il loro stato d’animo, le titubanze, le speranze, gli attimi fugaci di serenità.

Sono tutti bravi, a cominciare dall’affidabile Jim Broadbent e alla compagna Ruth Sheen, ma l’esibizione della meravigliosa Lesley Manville è uno spettacolo a sé, vale cioè tutto il tempo che un qualsiasi spettatore perde per guardare l’intero film. E questo non è un fatto che meraviglia, visto come è riuscita ad interpretare tanti bei ruoli nella sua interessante carriera.

Fa impressione notare che, mentre esiste un certo cinema (vedi quello americano) che cerca il successo con film roboanti, pieni di eroi imbattibili che salvano la Terra e tutta l’umanità (come insieme di persone), alcuni cineasti si occupano solo della gente ordinaria e delle sue problematiche, con film in cui la terra è quella dell’orto e l’umanità è un sentimento. Sicuramente c’è bisogno di entrambi i generi di cinema: con uno ci si diverte e con l’altro si riflette, ma per fortuna esiste il secondo. E per fortuna esiste anche Mike Leigh. E questi magnifici attori.

Riconoscimenti
2010 – Festival di Cannes
Premio Giuria Ecumenica – Menzione Speciale
2011 - Premio Oscar
Candidatura miglior sceneggiatura originale
2011 - Premi BAFTA
Candidatura miglior film britannico
Candidatura miglior attrice non protagonista a Lesley Manville






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