Arizona Junior (1987)
- michemar

- 17 ott 2019
- Tempo di lettura: 4 min

Arizona Junior
(Raising Arizona) USA 1987, commedia noir, 1h34’
Regia: Joel & Ethan Coen
Sceneggiatura: Joel & Ethan Coen
Fotografia: Barry Sonnenfeld
Montaggio: Michael R. Miller
Musiche: Carter Burwell
Scenografia: Jane Musky, Harold Thrasher
Costumi: Richard Hornung
Nicolas Cage: H.I. McDunnough
Holly Hunter: Edwina 'Ed' McDunnough
Trey Wilson: Nathan Arizona Huffhines, Sr.
Lynne Kitei: Florence Arizona
John Goodman: Gale Snoats
William Forsythe: Evelle Snoats
Sam McMurray: Glen
Frances McDormand: Dot
Randall "Tex" Cobb: Leonard Smalls
TRAMA: Lei fa le foto segnaletiche dei detenuti, lui è un rapinatore. A forza di vedersi in penitenziario si innamorano. Si sposano, ma non riescono ad avere figli. Rapiscono uno dei cinque neonati gemelli di un riccone dell'Arizona. Due amici evasi di fresco vedono il pargolo e capiscono tutto. A chi riporterà il frugoletto sono stati promessi 25.000 dollari. Succede di tutto, ma alla fine i buoni sorridono.
Voto 7

Subito dopo il successo del loro primo lungometraggio (Blood Simple - Sangue facile), i fratelli Joel & Ethan Coen danno un primo e risolutivo assaggio del loro cinema sarcastico e caustico, fotografando quell’America che non t’aspetti. Altro che terra dei sogni, qui i personaggi sono strampalati e quasi estremi, in un continuo bailamme di situazioni tragicomiche e trovate spiazzanti. Dato per scontato che i due fratelli stravolgono ogni genere frequentato utilizzando il trucco di mescolarli con altri generi, che solo per gli altri registi non è pensabile, anche stavolta sanno fare del loro meglio.

La trama è chiaramente un noir: una coppia improbabile, composta da un delinquente di mezza tacca che entra ed esce dal carcere come se avesse un abbonamento e una poliziotta da ufficio, si innamorano (e questo ci sta), succede anche nei noir in bianco e nero degli anni ’40; a questo aggiungiamo il rapimento di un neonato, che diventa un caso misterioso; poi un’evasione di un paio di balordi dal carcere ben conosciuto dal protagonista. Il quadro comincia a confondersi quando capiamo che il delinquentello è un tipo che fa le rapine con armi scariche, perché in fondo è solo un bonaccione che adotta questo sistema giusto per prendere il minimo della pena se arrestato e condannato; in più c’è un giustiziere piovuto dal nulla, come da un mondo fantastico, a cavallo di una Harley-Davidson, di pelle nera vestito ed armato fino ai denti di ogni tipo di armamento. “Sono Smalls, Leonard Smalls, gli amici mi chiamano Lenny, io però non ho amici.” È poco? E allora ci aggiungiamo una sceneggiatura farcita da dialoghi assurdi e comici che pare di assistere ai primi film di Woody Allen. A questo punto ci si rende conto che il film dei Coen non sarà neanche stavolta una cosa seria. E difatti si ride di gusto. E in continuazione. E non è più un noir serio.

In diversi frangenti si resta sbalorditi dalle trovate comiche e folli, anzi bisogna anche stare attenti a non perdere il ritmo, perché in varie fasi del film i dialoghi sono un continuo susseguirsi di invenzioni molto divertenti, con tutti i personaggi ben descritti, fino a portarli ad una caratterizzazione molto colorita e carica. Personaggi mai ordinari, mai credibili, a cominciare dalla coppia benestante (lui vende mobili a buon prezzo) che viene benedetta da un parto pentagemellare, evento tanto strombazzato dai giornali locali che fa scattare l’insana idea del rapimento. Una coppia che già di suo potrebbe alimentare un film a sé stante, con il marito, il celebre rivenditore di mobili della zona, Nathan Arizona Huffhines, che usa a ripetizione il suo slogan vincente (“E se troverete prezzi più bassi in un altro posto, io non mi chiamo più Nathan Arizona!”) che ricorda alla lontana il nostrano “Provare per credere”. Ben cinque figli in un unico colpo!

Ma i veri personaggi che contraddistinguono il film sono loro due, i due protagonisti, recitati alla grande e del tutto in sintonia: Nicolas Cage, è il perfetto H.I. McDunnough (hai voglia a prenderlo in giro noi tutti perché non sa recitare!), con la più improbabile delle pettinature come fosse la notte di Halloween, e dall’altro lato c’è la più imprevedibile e scatenata (ogni volta che fa questi tipi di ruolo è irrefrenabile e simpaticissima) Holly Hunter che si possa immaginare, il suo miglior ruolo di sempre in una commedia, che ha un lavoro particolare già di suo, una poliziotta che preannuncia quella iconica di ‘Fargo’, addetta nella police station alle foto segnaletiche dei detenuti, chiamata Ed (diomio!). Il suo comando a ripetizione “Turn right!” nello scattare le foto è all’inizio del film un’anteprima gustosa di ciò che seguirà. Ed è proprio in una di queste operazioni da fotografa con la divisa che lei guarda con occhi particolare H.I., e che ingaggia così un’avventura senza precedenti. Ça va sans dire, per godere appieno il film, va visto in originale, perché il penoso doppiaggio è degno solo di un film degli anni Trenta. Il loro cruccio da sposati? Non riescono ad avere figli. Come rimediare? Toglierne uno a chi ne ha avuti tanti!

Altro che “American Way of Life”, qui succede di tutto perché questi due fuori-di-testa sono ai margini dell’umanità così come la intendiamo noi, sembrano alieni in un mondo di cartoni animati. Memorabile, puzzolente e indimenticabile la sequenza in cui Gale Snoats (l’immancabile John Goodman) e suo fratello Evelle (William Forsythe, il Cockeye di Sergio Leone) evadono dal carcere sbucando in un terreno fangoso dopo aver attraversato le fogne del carcere con i loro obesi corpacci, in una sequenza che sa tanto di parto gemellare, ad onta dell’argomento principale del film.
Film che è davvero divertente e scritto divinamente ed è ingiusto che sia ritenuto come uno dei minori di Joel & Ethan Coen, i quali si divertono prima di noi, quando filmando son capaci di compiere piroette fantasiose e virtuose, mentre il cast è una forza della natura.

Ah, una raccomandazione. Se per caso vi recate in Arizona e viaggiate in auto per quelle strade lunghe, assolate, polverose di sabbia del deserto circostante, state attenti: potreste trovare un bel bambino biondo e sorridente seduto nel seggiolino al centro dell’asfalto. Abbandonato.






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