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Baciami, stupido (1964)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 26 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

Baciami, stupido

Kiss Me, Stupid

USA 1964 commedia 2h5'

 

Regia: Billy Wilder

Soggetto: Anna Bonacci (commedia “L’ora della fantasia”)

Sceneggiatura: Billy Wilder, I. A. L. Diamond

Fotografia: Joseph LaShelle

Montaggio: Daniel Mandell

Musiche: André Previn

Scenografia: Alexander Trauner

Costumi: Bill Thomas

 

Dean Martin: Dino

Kim Novak: Polly “la Bomba”

Ray Walston: Orville J. Spooner

Felicia Farr: Zelda Spooner

Cliff Osmond: Barney Millsap

John Fiedler: reverendo Carruthers

 

TRAMA: Orville è un maestro di pianoforte di una cittadina di provincia con il vezzo di scrivere canzoni. Un giorno è costretto a ospitare in casa sua Dino (Dean Martin) un noto cantante, nonché famoso dongiovanni. È l'occasione per fargli ascoltare i suoi brani e diventare famoso, ma il rischio che il cantante provi a sedurre sua moglie è troppo forte. Allora Orville chiede a Polly, detta “la Bomba”, la cameriera del Belly-Button caffè, di sostituire per una sola notte la consorte.

 

VOTO 7

 

 

Quel solito burlone chiamato Billy Wilder confeziona ancora una volta una commedia degli equivoci, cinica e divertente quanto basta. Il soggetto fu tratto da una pièce italiana degli anni Quaranta, “L'ora della fantasia” di Anna Bonacci, ma già portata sul grande schermo nel 1952 da Mario Camerini con “Moglie per una notte”, con Gino Cervi, Gina Lollobrigida, Paolo Stoppa e Nadia Gray.

 

 

Orville Spooner (Ray Walston), timido insegnante di piano di Climax, Nevada, sogna di sfondare come autore di canzoni insieme all’amico Barney (Cliff Osmond), che lavora in una stazione di servizio. L’occasione arriva quando Dino (Dean Martin), celebre cantante donnaiolo e gran bevitore, è costretto a fermarsi in città per un guasto all’auto. Barney manomette la vettura per trattenerlo e convincerlo ad ascoltare le loro canzoni. Orville invita Dino a casa sua, ma quando scopre che il cantante pretende compagnia femminile ogni notte, teme per la fedeltà della moglie Zelda (Felicia Farr). Per evitare rischi, Orville inscena un litigio e fa fuggire Zelda, sostituendola con Polly (Kim Novak) “la bomba” (the Pistol, in originale), una cameriera-prostituta del locale Belly Button, che dovrebbe fingersi sua moglie e intrattenere Dino. Durante la serata, però, la musica e il vino creano un clima ambiguo: Orville, confuso e geloso, finisce per passare la notte con Polly, mentre Dino, cercando rifugio, raggiunge la roulotte della donna e vi trova Zelda, ubriaca e malinconica. Scambiandola per Polly, la seduce; Zelda, sua fan da sempre, cede al fascino del divo e gli parla delle canzoni del marito.

 

 

Il giorno dopo Zelda scopre l’inganno, affronta Polly e decide di lasciare Orville. Polly, intenerita, usa il denaro di Dino per cambiare vita e lasciare la città. Quando tutto sembra perduto, Orville e Barney sentono Dino eseguire una loro canzone in TV: è la prova che Zelda ha creduto nel talento del marito e lo ha aiutato. Tornata a casa, lei chiude la questione con una frase che ribalta ogni tensione: “Baciami, stupido”.

 

 

Soggetto perfetto per il regista di origini polacche ed il suo fidato co-sceneggiatore di sempre I.A.L. Diamond. Il trio principale di attori risulta adattissimo alla riuscita dell'operazione.

 

 

Ma attenzione. In primo momento il ruolo del marito era stato assegnato a Peter Sellers, che lo interpretò per ben tre settimane di riprese, ma la coppia attore – regista, chissà perché – non funzionava, in quanto Sellers amava improvvisare, mente il Wilder esigeva il rispetto assoluto della sceneggiatura. A risolvere la situazione fu la salute dell'attore, per via di un attacco di trombosi. Si pensò allora a Danny Kaye, già impegnato in un programma TV, e Jack Lemmon che però era su un altro set, poi si finì per scegliere Ray Walston.

 

 

Per l'epoca, il film fu considerato particolarmente licenzioso: quando la Catholic Legion of Decency lo bollò come inaccettabile, la United Artists non volle abbinarvi il proprio marchio e lo distribuì tramite una sua società secondaria, la Lopert Films. Da noi bastò, per fortuna, un VM14 che consente di trasmettere il film anche in TV in edizione integrale.

 


 
 
 

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