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Broken Flowers (2005)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 12 feb 2019
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 30 giu 2020



Broken Flowers

USA/Francia 2005 commedia 1h46’


Regia: Jim Jarmusch

Sceneggiatura: Jim Jarmusch

Fotografia: Frederick Elmes

Montaggio: Jay Rabinowitz

Musiche: Mulatu Astatke

Scenografia: Mark Friedberg

Costumi: John A. Dunn


Bill Murray: Don Johnston

Jeffrey Wright: Winston

Sharon Stone: Laura Daniels Miller

Frances Conroy: Dora Anderson

Jessica Lange: Carmen Markowski

Tilda Swinton: Penny

Julie Delpy: Sherry

Alexis Dziena: Lolita Miller

Chloë Sevigny: assistente di Carmen


TRAMA: Don, single convinto, è stato appena scaricato dalla sua ultima fiamma, Sherry e si ritrova ancora una volta solo e abbandonato a se stesso. Ma la sua solitudine viene turbata quando una misteriosa lettera rosa, spedita da una ex-amante anonima, lo costringe a rivedere tutto il suo passato. Nella lettera, infatti, si dice che Don ha un figlio di 19 anni, che forse adesso sta cercando suo padre. Don viene spinto dal suo amico più caro e vicino di casa Winston, un investigatore dilettante e padre di famiglia, a indagare su questo mistero.


Voto 6,5

Il rosa è un colore femminile e Jim Jarmusch lo semina dappertutto in questo suo film. Che mette sì al centro della storia un uomo, con tutte le sue debolezze e i suoi fallimenti, ma che fa sfilare come su una passerella di moda una schiera di donne, ognuna diversa dall’altra e con solo un particolare in comune: hanno avuto a che fare con lui, Don. Sì, proprio Don, quasi un’abbreviazione di Don Giovanni. Perché proprio di un dongiovanni si tratta. E come uno sciupafemmine che si rispetti, Don è solo. Lo hanno lasciato tutte e se ne sta solo, sul divano a guardare la televisione, con la faccia malinconica a guardare (pensa un po’) il film del Don Juan di Alexander Korda, forse riflettendo mestamente sulla sua vita.



Jim Jarmusch è un regista indipendente che trasporta nei film la sua cultura  e le sue origini, un po’ europee e po’ americane, e sa osservare l’America con occhio cinico e pungente, trasformando questo soggetto da una storia di fallimenti sentimentali in un road-movie illustrativo, sia di paesaggi che di rapporti assopiti. Tutto ha inizio (o fine?) con una lettera anonima di color rosa che gli viene consegnata proprio mentre la sua ultima fiamma lo abbandona uscendo di casa in tailleur rosa lilla. Don la osserva muto e rassegnato e solo dopo qualche minuto raccoglierà la busta rosa per leggere una notizia che finalmente lo sorprende, ovviamente solo fino ad un certo punto, almeno a vedere la sua espressione.


Chi meglio di Bill Murray poteva interpretare questo tipo di personaggio? Forse nessuno al mondo. L’attore non deve quasi recitare, devo solo lasciare che Jarmusch porti la sua maschera in primo piano affinché noi spettatori possiamo leggervi facilmente i suoi pensieri. Il regista ci porta così, a bordo dell’auto di Don, in giro per l’America alla ricerca del figlio di cui inaspettatamente parla la rosa lettera, con un mazzo di rose rosa e la sfilata di villette di vario tipo e di donne di vario tipo, tutte le donne che sono entrate e uscite dalla vita di questo dinoccolato e scettico dongiovanni di cui si sono quasi dimenticate le sue ex. Il tocco di bravura del regista è stato anche quello di scegliere attrici tanto diverse tra loro per raccontare le storie disparate che quest’uomo ha avuto: Sharon Stone, Frances Conroy, Jessica Lange, Tilda Swinton, Julie Delpy, Alexis Dziena. Tante donne, tutte storie diverse e i fiori cominciano a seccarsi, a rompersi, sarà più opportuno posarli su una tomba, come a rappresentare la solitudine fallimentare di Don Johnston.


 
 
 

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