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Café Express (1980)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 13 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

Café Express

Italia 1980 commedia 1h50’

 

Regia: Nanni Loy

Sceneggiatura: Nanni Loy, Elvio Porta, Nino Manfredi

Fotografia: Claudio Cirillo

Montaggio: Franco Fraticelli

Musiche: Giovanna Marini

Scenografia: Umberto Turco

Costumi: Mario Giorsi

 

Nino Manfredi: Michele Abbagnano

Adolfo Celi: ispettore capo Ramacci Pisanelli

Silvio Spaccesi: capotreno Giuseppe Sanguigno

Vittorio Caprioli: Carmelo Improta

Vittorio Mezzogiorno: Diodato Amitrano

Antonio Allocca: Michele Califano

Gerardo Scala: controllore Nicola Scognamiglio

Luigi Basagaluppi: controllore Vigorito

Giovanni Piscopo: “Cazzillo” Abbagnano

Gigi Reder: Antonio Cammarota

Lina Sastri: Suor Camilla

Leo Gullotta: Imbastaro

Marisa Laurito: Liberata

Marzio Honorato: Ferdinando

Nino Vingelli: Gennarino o’Mbruglione

Nino Terzo: capostazione Zappacosta

Tano Cimarosa: maresciallo polfer Panepino

 

TRAMA: Sul treno 818 che va da Vallo della Lucania a Napoli, ogni sera Michele Abbagnano vende abusivamente caffè. Michele ha un vero talento nell’evitare i controlli del personale e con alcuni pendolari ha instaurato un rapporto di autentica amicizia. Ma una notte, per colpa di un boss della mala, tutto si complica.

 

VOTO 7

 

 

Nino Manfredi e Nanni Loy, una coppia di artisti che verrebbe voglia di definire ineguagliabili, anche se sappiamo bene che altre coppie del cinema e del teatro italiani meriterebbero la stessa definizione, ma quando li vedi all’opera, l’uno in scena, l’altra alla direzione, pensi subito che sono insuperabili. Questo film, obiettivamente, non è un capolavoro, eppure quando lo si guarda piace come un capolavoro, perlomeno parlando di comicità, di recitazione, di genialità delle trovate, di scrittura di personaggi. Una commedia all’italiana come poche, sebbene, in fondo, non sia poi tutta questa storia irresistibile. Ed invece, irresistibile lo diventa per davvero. I due artisti per ben sette volte hanno collaborato assieme e questo film ne è il sesto.

 

 

Nino Manfredi interpreta ancora una volta il più umile dei furfanti, una sorta di prolungamento spirituale, seppur non tecnico, di Pane e cioccolato. Con un regista diverso e un personaggio diverso, il nostro indimenticabile attore viene nuovamente scelto come un tizio mite, di buon cuore, a volte astuto, che serve gli altri. Questa volta vende caffè a bordo di un treno, mettendosi in diversi guai con vari passeggeri. Vendere caffè senza licenza è illegale e la polizia lo sta cercando. Ma in fondo, a chi fa mai male? Al massimo tira la carretta come tanti, altrimenti, disoccupati.

 

 

La storia si svolge quasi interamente a bordo del treno durante un unico viaggio e consiste in una serie di scene e di disavventure collegate praticamente come le carrozze del treno su cui viaggiano tutti. Alcune sono tanto divertenti, ma non penso che Loy puntasse ad una trama interamente comica, piuttosto ad una storia divertentemente triste, perché il Michele Abbagnano di Manfredi è proprio triste. Anche quando non lo è letteralmente, sembra sorridere coraggiosamente nella sua malinconica maschera, che si adatta anche quando lo sviluppo assume i contorni del giallo.

 

 

La sequenza più caratteristica e che segna una buona fetta del film è legata a un cattivissimo scherzo fatto a Michele da nemici che sono a bordo del treno (il Diodato Amitrano di Vittorio Mezzogiorno è proprio cattivo), i quali vogliono rovinare il suo piccolo commercio alterando (diciamo così) il sapore del suo caffè. Questa trovata avrebbe potuto esaurirsi alla svelta ed invece si trascina. E culmina non nell'umorismo, ma nella quasi tragedia, quando il nostro protagonista reagisce immaginando quanto lo scherzaccio potrebbe costargli il lavoro e i mancati guadagni. Questa illegale attività senza licenza rappresenta il suo sostentamento e lui ha proprio bisogno di quegli introiti per un'operazione, così almeno dice, al figlio malato. E lui stesso ha una mano offesa! Non è certamente un espediente nuovo: nella comicità – ricordiamo le invenzioni di Totò – gli aspetti tragici (ebbene, sì) fanno ridere di più e la spietatezza non aumento il tasso drammaturgico ma la versione più comica possibile. È la vera Arte popolare della comicità.

 

 

Quando il film e i dialoghi si sviluppano in pieno, Manfredi diventa il grande punto di forza dell’opera: basta osservarlo quando adotta i sistemi per sfuggire ai controlli e alla polizia, quando si scatena per lanciare battute sarcastiche ai passeggeri, con i gesti di generosità inaspettata, dimostrare in altro modo la sua versatilità comica, che è notevole. Deve essere furbo, visto che non è certo l'unico furfante a bordo: una donna apparentemente incinta usa il suo ventre per conservare orologi, calcolatrici e radioline in vendita.

 

 

Per non parlare della mano storpia che, ad esempio, diventa gag. Se vede un soldato, è una ferita di guerra, in un'altra occasione lui è uno sfortunato pianista da concerto la cui carriera è finita quando il coperchio dello strumento gli è cascato sulle dita. Ha anche la possibilità di consultare un medico. Questo treno non sarà tutto il mondo ma è un mondo a parte, un mondo a sé, un microcosmo indipendente, dove si vive un’altra vita, fonte di reddito per la sopravvivenza per l’altro mondo, quello esterno, quello che inizia nelle stazioni. A proposito, e la sequenza in stazione? Memorabile!

 

 

L’ironia e il sarcasmo di Nanni Loy, grande osservatore dei difetti italiani, e la grande mimica attoriale di uno dei più prestigiosi interpreti della nostra Opera dell’Arte: what else? Non vanno dimenticati altri grandi artisti che qui diventano tante altre maschere: Adolfo Celi, Vittorio Caprioli, il simpaticissimo Silvio Spaccesi, Gigi Reder, Lina Sastri, Leo Gullotta, Marisa Laurito, Marzio Honorato… che parterre!

 

 

Riconoscimenti

Nastro d’Argento 1980

Migliore attore protagonista Nino Manfredi

Migliore soggetto

 

Film completo:



 
 
 

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