Capri Revolution (2018)
- michemar

- 9 apr 2022
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 26 giu

Capri Revolution
Italia/Francia 2018 dramma storico 2h2’
Regia: Mario Martone
Sceneggiatura: Mario Martone, Ippolita Di Majo
Fotografia: Michele D'Attanasio
Montaggio: Natalie Cristiani, Jacopo Quadri
Musiche: Apparat, Philipp Thimm
Scenografia: Giancarlo Muselli
Costumi: Ursula Patzak
Marianna Fontana: Lucia
Antonio Folletto: Carlo
Reinout Scholten van Aschat: Seybu
Jenna Thiam: Lilian
Lola Klamroth: Nina
Ludovico Girardello: Luca
Gianluca Di Gennaro: Antonio
Maximilian Dirr: Hermann
Donatella Finocchiaro: Maria
Eduardo Scarpetta: Vincenzo
Rinat Khismatouline: Maksim Gor'kij
TRAMA: 1914. L'Italia sta per entrare in guerra. Una comune di nordeuropei ha trovato sull'isola di Capri il luogo ideale per la propria ricerca nella vita e nell'arte. Ma l'isola ha una sua propria e forte identità, che si incarna in una ragazza, una pastorella il cui nome è Lucia. L'incontro tra Lucia e la comune guidata da Seybu e Carlo, il giovane medico del paese, animerà i giorni di un'isola unica al mondo che all'inizio del Novecento attraeva come un magnete chiunque fosse spinto da ideali di libertà e di progresso, come i russi che Maxsim Gorkij, esule a Capri, preparava alla rivoluzione.
Voto 6,5

Nel 1914 la ventenne Lucia vive un'esistenza bucolica sull'isola di Capri occupandosi delle mandrie di capre della famiglia. Il passato e il presente di quella casa, con tutti gli aspetti positivi rappresentati dalla figura materna spesso silenziosa, si concentra nelle mura dove il padre malato viene sostituito dai fratelli che sono i portatori della difesa della tradizione, che però diventa per Lucia un abito sempre più pesante da indossare. Quando il padre muore, lo scontroso fratello maggiore decide di farla sposare con un ricco vedovo, pensando prima di tutto ai benefici finanziari per la famiglia. La ribellione di Lucia, che ha un carattere forte e resistente, si manifesta con la fuga e così si unisce a una colonia di nudisti arrivati nell’isola che vivono appartati in una comune.

Sono giovani nordeuropei che hanno trovato nell’isola - che è come una montagna dolomitica precipitata nelle acque del Mediterraneo - e nell’isolamento il luogo ideale per vivere il loro stile di vita alternativo e praticare le loro arti. La ragazza si sente attratta, come fosse un incantesimo, dal pittore e leader della comunità Seybu, che le insegna anche a leggere, mostrando una vivace intelligenza che fino ad allora era rimasta assopita. Intanto, anche il medico locale Carlo desidera la ragazza e, sperando di conquistarla, affronta il rivale discutendo di scienza e arte. L’irrequieto animo di Lucia la porta ancora una volta alla ribellione non sentendosi soddisfatta dell’ambiente e alla ricerca della libertà e affermazione delle proprie aspirazioni.


Intanto scoppia la Grande Guerra e tutti gli uomini, anche quelli dell’isola, vengono chiamati alle armi, tra cui i due fratelli di Lucia: lei, sempre alla ricerca della via della sua vita, tenta di convincerli a non partire e a imbarcarsi clandestinamente per l'America. I due giovani, però, l'hanno ripudiata in seguito al suo abbandono e rifiutano con acredine la sua offerta. Per un motivo o l’altro, tutto sta cambiando e la protagonista capisce che non si sente più vincolata a nessuno e dopo essersi riconciliata con la madre, la quale segretamente apprezzava la libertà di azione e il pensiero della figlia che lei non aveva mai potuto manifestare, vittima dell’ambiente patriarcale dei tempi, la saluta e lascia quel luogo che lei avverte sempre come una prigione.

Mario Martone, sempre attento alle problematiche anche politiche della società in ogni suo film, e idealmente chiudendo una trilogia composta da Noi credevamo e Il giovane favoloso, si concentra sulle tensioni che sorgono tra quella tradizione conservatrice e soprattutto maschilista che la famiglia cerca di mantenere e i repressi desideri di emancipazione della protagonista che rifiuta di assumere il ruolo che dovrebbe toccarla come donna. Ma indubbiamente, il film si serve – come appunto successo negli altri due - del passato per trattare temi molto attuali come il rapporto uomo – natura, la dualità società – individualismo e i concetti di libertà e amore. Per fare ciò, il regista sceglie di sposare il punto di vista di quella giovane capraia che, pur di sfuggire ad un futuro predestinato, accetta prima di aderire ad un movimento, a suo modo, rivoluzionario e in controtendenza per poi ancora cambiare strada e cercarne una tutta sua.

Quei cambiamenti sono le tappe con cui Lucia cresce mentalmente, si afferma, si realizza, maturando la decisione che forse è sempre stata in lei: evadere da quel mondo che la faceva sentire prigioniera. Una femminista ante litteram che va contro l’omologazione dei tempi. Una non facile riflessione che Mario Martone realizza utilizzando il corpo, anche nudo, e il viso di una giovane attrice italiana che si era appena affermata nel bel Indivisibili, e che con questo film trova una affermazione più impegnativa e intellettualmente più valida: Marianna Fontana.

Certamente un film non facile che rientra però perfettamente nella linea creativa del regista che, dopo questa trilogia, rivolgerà la sua attenzione a due enormi figure della sua terra molto legate tra loro: Eduardo De Filippo (con Il sindaco del rione Sanità) e Eduardo Scarpetta (con Qui rido io).
Riconoscimenti
David di Donatello 2019
Miglior musicista
Miglior costumista
Candidatura miglior regista
Candidatura migliore attrice protagonista a Marianna Fontana
Candidatura migliore attrice non protagonista a Donatella Finocchiaro
Candidatura migliore autore della fotografia
Candidatura migliore canzone originale (Araceae)
Candidatura miglior scenografo
Candidatura miglior truccatore
Candidatura miglior acconciatore
Candidatura miglior montatore
Candidatura miglior suono
Candidatura miglior effetti speciali visivi






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