Chi protegge il testimone (1987)
- michemar

- 5 gen
- Tempo di lettura: 3 min

Chi protegge il testimone
(Someone to Watch Over Me) USA 1987 thriller 1h56’
Regia: Ridley Scott
Sceneggiatura: Howard Franklin
Fotografia: Steven Poster
Montaggio: Claire Simpson
Musiche: Michael Kamen
Scenografia: Jim Bissell
Costumi: Colleen Atwood
Tom Berenger: Mike Keegan
Mimi Rogers: Claire Gregory
Lorraine Bracco: Ellie Keegan
Jerry Orbach: ten.Garber
Andreas Katsulas: Joey Venza
John Rubinstein: Neil Steinhart
Tony Di Benedetto: T.J.
James Moriarty: Koontz
Mark Moses: Win Hockings
Daniel Hugh Kelly: Scotty
Harley Cross: Tommy Keegan
Joanne Baron: Helen Greening
TRAMA: Il detective Mike Keegan è incaricato di proteggere Claire Gregory, una donna bella e ricca di Manhattan, poiché testimone oculare dell’omicidio di un suo amico, Winn Hockings, avvenuto durante un party.
VOTO 7

La socialite newyorkese Claire Gregory assiste per caso all’omicidio del suo amico Winn, ucciso dal criminale Joey Venza dopo una lite. Scoperta come testimone, diventa il bersaglio del killer. La polizia assegna la sua protezione al detective Mike Keegan, un uomo di origini modeste, sposato e con un figlio. Il poliziotto prende molto sul serio il compito, ma la vicinanza forzata con la donna fa nascere un’attrazione reciproca che mette in crisi il suo matrimonio con la moglie Ellie. Intanto Venza continua a minacciare Claire e tenta più volte di eliminarla, costringendo Keegan a spingersi oltre i limiti professionali e personali pur di tenerla al sicuro. La tensione culmina quando Venza rapisce il figlio di Keegan per attirarlo in trappola.

Ridley Scott torna a giocare con la città come fosse un set di haute couture: un bel noir patinato dove Manhattan diventa un fondale da attraversare più che un luogo da abitare. Le sue immagini, avvolte da una foschia quasi pittorica, sono splendide da guardare ma spesso finiscono per inghiottire la storia, come se lo sguardo del regista fosse più affascinato dall’atmosfera che dalla narrazione.

Il film resta comunque un thriller romantico solido, trainato da un Tom Berenger sorprendentemente duttile. Qui è Mike Keegan, poliziotto del Queens, marito devoto e improvvisamente attratto dalla testimone dell’omicidio nell’Upper East Side. Non siamo dalle parti dell’ossessione tipo Attrazione fatale, ma il sottotesto è chiaro: assoggettarsi al cuore, in una città come questa, può essere pericoloso.

Accanto a lui, Mimi Rogers e Lorraine Bracco costruiscono un duello silenzioso ma efficace: la prima elegante e distante, la seconda concreta, affettuosa, quasi feroce nella sua lealtà. Bracco, in particolare, ruba più di una scena, trasformando Ellie in una figura di sorprendente forza emotiva.

Scott, come spesso accade, sembra innamorarsi più delle sue muse che dei loro personaggi: Rogers diventa quasi un elemento scenografico, un volto da incastonare nel quadro, mentre la trama procede su binari più convenzionali. L’assassino che riappare a intervalli regolari serve soprattutto a tenere vicini i due protagonisti, spingendoli verso un legame inevitabile.

Il risultato è un film affascinante ma irrisolto: momenti di grande cinema convivono con una storia che avrebbe forse beneficiato di una regia meno monumentale e più asciutta. Scott rimane un maestro dell’immagine, ma qui la sua eleganza rischia di soffocare un dramma che, in fondo, chiedeva solo di respirare. Però è interessante, dopo i clamorosi successi (anche se non immediatamente graditi) di Alien e Blade Runner, l’affacciarsi del regista nel genere thriller, tanto che dopo seguirà un altro poliziesco ma molto più sporco, Black Rain - Pioggia sporca.

Perfetto o non perfetto, il regista riesce comunque a tenere alta la tensione, che cresce sequenza dopo sequenza con il killer che ha possanza e la pericolosità di un mostro. Il contraltare è il buon Tom Berenger che, all’opposto, riesce a significare ottimamente la figura di bravo detective e marito che perde la testa frequentando per dovere una classe sociale a lui sconosciuta e proibitiva, per giunta affascinato dalla bellezza della persona che deve proteggere: se lui si distrae, chi protegge il testimone, che corre seri pericoli? Inoltre, se ama ed è amato dall’altrettanto bella moglie, come può coniugare dovere, distrazione e famiglia? I due aspetti si incrociano pericolosamente ed il finale, ammesso che vada tutto a posto, diventa anche il momento per mettere testa a posto.

Le due attrici sono ottime per i ruoli, due donne tipiche degli anni ‘80 per bellezza e abbigliamento, nel glamour ruggente spiegato anche dal tipo di commento musicale firmato da uno specialista, Michael Kamen. Tom Berenger, invece, arrivava dal bellissimo Platoon, in cui aveva incarnato il Male con la faccia segnata dalla cicatrice: il suo indimenticabile Barnes aveva lasciato il segno e ritrovarlo ora bello e pulito, con la faccia del bravo ragazzo, è un salto di non poco conto e che gli ripuliva la carriera. Ed invece era solo una fuoriuscita momentanea, perché dopo tornò ai ruoli di duro e cattivo.

Questo, nonostante sia ritenuto secondario nel portfolio di Ridley Scott, è un film che mi è sempre garbato: ogni volta è un piacere rivederlo.






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