Cocaine - La vera storia di White Boy Rick (2018)
- michemar

- 19 nov 2019
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 11 giu 2023

Cocaine - La vera storia di White Boy Rick
(White Boy Rick) USA 2018 poliziesco 1h51’
Regia: Yann Demange
Sceneggiatura: Andy Weiss, Logan Miller, Noah Miller
Fotografia: Tat Radcliffe
Montaggio: Chris Wyatt
Musiche: Max Richter
Scenografia: Stefania Cella
Costumi: Amy Westcott
Matthew McConaughey: Richard Wershe Sr.
Richie Merritt: Richard Wershe Jr.
Bel Powley: Dawn Wershe
Jennifer Jason Leigh: ag. Alex Snyder
Rory Cochrane: ag. Frank Byrd
Eddie Marsan: Art Derrick
Bruce Dern: Roman Wershe
Piper Laurie: Verna Wershe
RJ Cyler: Rudell Boo Curry
Jonathan Majors: Johnny 'Lil Man' Curry
Danny Brown: 'Black Ed'
YG: Leo Curry
TRAMA: Richard Wershe Jr. incomincia a lavorare come informatore dell'Fbi all'età di 14 anni. Il lavoro lo obbliga però ad approfondire la sua conoscenza del mondo della droga fino al punto di farlo diventare un narcotrafficante. Conducendo una doppia vita, si vedrà arrestato a 17 anni e condannato a trent'anni di carcere.
Voto 7

Dal regista del buonissimo ’71 (recensione), Yann Demange, un noir poliziesco ambientato negli anni ’80, pieni di storie di trafficanti e di polizia, in cui il promettente esordiente Richie Merritt interpreta il protagonista Rick Wershe Jr., coinvolto sin da ragazzino nelle attività illecite del padre Richard, impersonato dall’attore premio Oscar Matthew McConaughey, qui nei panni di un uomo che, per sbarcare da solo il lunario nel bel mezzo dell’epidemia di crack degli anni ’80, si inventa trafficante d’armi.

Il film si basa su eventi realmente accaduti e porta nella Detroit degli anni Ottanta, dominata dalla corruzione a ogni livello, dalla diffusione del crack e dalla guerra alla droga, dove perfino ambienti vicini al sindaco erano coinvolti nel traffico e nel consumo di sostanze stupefacenti. In tale contesto, vivono l'operaio Richard Wershe Sr. e il figlio adolescente Rick Jr., il quale ultimo viene però intercettato dall’FBI, che gli propone un accordo: in cambio di soldi e di immunità per il padre, dovrà aiutare il Bureau a raccogliere informazioni su un’importante organizzazione di spacciatori.

Il rapporto tra padre e figlio è un legame fortissimo, basato su affetto sincero e, paradossalmente, caratterizzato dal fatto che il papà spera che il giovane adolescente frequenti con regolarità la scuola e si faccia un futuro diverso di quello che gli ha mostrato lui, che bazzica territori commerciali borderline, tra armi di ogni tipo che, pur detenendo una regolare licenza, compra quasi estorcendole ad altri venditori e che poi rivende. Non è un traffico che gli rende molto, tanto che il ragazzo gli rimprovera di non aver mai risolto il problema finanziario della famiglia, sempre in cattive acque. In più, spina nel fianco dolorosa, la figlia Dawn è una tossica ed è arduo tirarla via da quella vita travagliata. Chi veramente tiene unita la famiglia e a tutti i costi, è proprio il giovane Rick, il quale accetta un compromesso con un paio di agenti dell’FBI (una di questi è Jennifer Jason Leigh) per diventare una loro talpa all’interno delle bande spacciatrici, in modo da rivelarne gli ambienti e poter poi arrivare ai vertici.

Quello che il ragazzo accetta però si trasforma pian piano in un traffico privato personale, sino al punto che finalmente in casa arrivano un bel po’ di dollari. Se a ciò si aggiunge che con fatica recuperano anche la sorella, le cose paiono mettersi per il meglio. Fino a quando. Fino a quando gli investigatori scoprono il grosso giro che Rick Jr. aveva messo in piedi e la notevole quantità di droga che deteneva in casa. L’accordo con l’FBI si rivela debole e la situazione precipita. Come è notorio e facilmente riscontrabile, il non ancora maggiorenne Rick viene condannato all’ergastolo(!) mentre quelli che aveva fatto arrestare riescono ad ottenere la libertà in poco tempo. Interessante leggere prima dei titoli di coda come realmente sia andata a finire e cosa racconta la storia recente della famiglia.

Yann Demange, che dopo tanti serie TV è al suo secondo lungometraggio, firma un buon film che, come il precedente, non lascia riposare la mente e il ritmo: sempre vicino al movimento degli attori, conduce molto bene le danze e ripropone quelle atmosfere cupe che avevano caratterizzato anche il bel ’71, con ottime sequenze e una eccellente direzione. Ha anche il merito di aver scelto Richie Merritt, un giovane attore che alla prima esperienza sul set impressiona per la sicurezza mostrata, come un consumato interprete, ottimamente accoppiato ad un gigante come Matthew McConaughey, il quale dal canto suo fornisce l’ennesima prova di gran livello e di grande efficacia, dando il meglio di sé anche in un piccolo film come questo, evidentemente credendo nel progetto del regista francese. Bravi davvero entrambi e futuro assicurato al giovane Richie Merritt.
E se il film piace è perché questo regista ha doti non trascurabili, da lui vedremo ancora cose buone.






Commenti