Come fratelli (2025)
- michemar

- 7 gen
- Tempo di lettura: 5 min

Come fratelli
Italia 2025 commedia 1h30’
Regia: Antonio Padovan
Sceneggiatura: Martino Coli
Fotografia: Nicola Saraval
Montaggio: Simona Paggi
Musiche: Maria Chiara Casà
Scenografia: Pier Franco Luscrì
Costumi: Roberto Chiocchi
Francesco Centorame: Giorgio
Pierpaolo Spollon: Alessandro
Ludovica Martino: Noël
Paola Buratto: Melissa
Mariana Lancellotti: Sabrina
Noah Signorello: Samuele
Giacomo Padovan: Michele
Roberto Citran: Vittorio
Simonetta Guarino: Veronica
Alessio Praticò: Biagio
Alfonso Santagata: pediatra
Giuseppe Battiston: agente immobiliare
TRAMA: Due amiche sono unite dal destino. Prima nella gioia, quando scoprono insieme di essere incinte, e poi nella tragedia, quando insieme rimangono vittime di un tragico incidente. I rispettivi mariti comprendono di non essere in grado di affrontare da soli il ruolo di padri vedovi, e decidono di aiutarsi a vicenda nel crescere i loro figli. Nasce una nuova famiglia, che contro ogni previsione funziona a meraviglia. Fin quando una donna entra nelle loro vite, sparigliando le carte in tavola.
VOTO 6

Una fiaba? Per bambini, per adulti? Una bella storia di amicizia e di famiglie giovani che, durate poco, si uniscono per affrontare al meglio il lutto che le colpisce, trovando una soluzione per stare bene, pur con gli imprevisti che possono accadere. Forse un po’ troppo idealmente dolce ma che dà un tocco di favola indulgente verso i sentimenti che vuole trasmettere.

Melissa (Paola Buratto) e Sabrina (Mariana Lancellotti) sono amiche inseparabili fin dall’infanzia, quasi sorelle. Sposate rispettivamente con Giorgio (Francesco Centorame) e Alessandro (Pierpaolo Spollon), vedono il loro legame suggellato da un evento speciale: restano incinte nello stesso periodo e partoriscono lo stesso giorno i loro figli, Samuele e Michele. La felicità però dura poco: le due donne muoiono in un incidente, lasciando i due uomini soli con i neonati. Dopo un periodo difficile, i due scoprono che, vivendo insieme e unendo le forze, riescono a crescere i bambini molto meglio che separati. Così nasce una famiglia “insolita”, ma profondamente affiatata. Quando i bambini compiono quattro anni, Alessandro decide di tornare a frequentare altre persone e incoraggia l’altro a fare lo stesso. Proprio allora Giorgio inizia una relazione con Noël (Ludovica Martino), collega e amica di lunga data. La nuova coppia ha bisogno di una casa propria, e questo crea tensioni: Alessandro teme di perdere l’equilibrio costruito negli anni, però alla fine capisce che voler bene significa anche lasciare spazio alla felicità dell’altro. Dopo un piccolo incidente che coinvolge Michele, i due uomini si rendono conto che il loro legame familiare è ormai indissolubile. La soluzione finale sarà creativa quanto la loro storia.

Una storia originale ma semplice, che tratta temi universali come l’amicizia e il lutto ma non presentata né raccontata per commuovere, anzi, piuttosto per guardare la vita con positività e con la forza di reazione ai momenti bui. I due giovanotti hanno vita facile per affrontare questi sentimenti perché sono molto amici, come raramente si può constatare normalmente e quindi non si abbattono mai perché l’uno si appoggia all’altro, l’uno sa che può contare sempre sul sostegno dell’altro, sia moralmente che nella vita pratica quotidiana. Ed ecco che, rimasti soli con i due pargoletti, si organizzano come una coppia reale, alternandosi nei compiti compatibilmente con i propri impegni, imparando tutto ciò che serve per essere buoni genitori. Di conseguenza anche i figli crescono in armonia tra loro come fossero fratelli. Come i padri.

Il tocco che serve ad animare la narrazione e la vita di tutti i giorni arriva dai piccoli inconvenienti domestici, dalle innocenti battute dei due pargoli e mai, proprio mai, uno screzio o una incompatibilità. È per questo motivo che il film dà l’idea di essere troppo accomodante e idealistico, perché tutto ciò può accadere ma la vita, si sa, è più complicata e qui, se arrivano i problemi, li vediamo risolvere sempre con la soluzione giusta ed il sorriso. Al proposito si tocca un tasto eccessivo: si sorride fin troppo. Lo facevano abbondantemente le due amiche, lo fanno i due amici, lo vediamo nella ingenua felicità dei figli. Gli unici che scombussolano l’atmosfera per esagerata apprensione sono i genitori di Giorgio, Vittorio (Roberto Citran) e Veronica (Simonetta Guarino), che, come nonni, sono troppo ansiosi e invadenti, ma, come comprensibile, per troppo amore.

Insomma, un quadro, nonostante la grave perdita, di concordia e affetto che può sembrare poco realistico, ma siccome vuole essere una storia bella di persone buone e disponibili, tutto fila liscio e si può accettare l’abbondante bontà di fondo. Non è che nella vita reale vada così facile e a causa di ciò dà l’idea di una bella fiaba d’amore e amicizia. Un racconto che contiene tanta dolcezza, speranza e voglia di guardare avanti perché quando ci si trova a crescere troppo in fretta, come accade ai protagonisti, l’unica soluzione è rialzarsi e pensare all’oggi e al domani con positività, altrimenti crolla tutto. La novità, se si vuole, è che è un racconto che parte da una forte amicizia femminile e vira verso quella maschile, con due giovani che tutto si sarebbero aspettati tranne che mettersi ogni momento nei panni domestici di papà a tempo pieno, pur mantenendo gli impegni lavorativi.

Il messaggio positivo risiede nella pazienza necessaria e nel non dare nulla per scontato, aspetti che risaltano fortemente anche nel comportamento spontaneo di Giorgio e Alessandro, che agiscono continuamente come se si fossero preparati prima alla situazione, che invece non avrebbero mai immaginato. Non si abbattono e reagiscono in ogni evenienza.

Girato in Veneto nei paraggi di Treviso e dintorni, anche l’ambientazione del film contribuisce alla tranquillità dei personaggi: le vie senza auto, l’utilizzo della bicicletta per spostarsi, appartamenti moderni e accoglienti, evidenti buone possibilità finanziarie dei due giovani, tutto aiuta ad uno sguardo concreto e pragmatico sul da farsi. Anche questo, però, è indice di una storia troppo ottimistica, con nessun problema finanziario per far preoccupare i due e dover tentennare per una soluzione o l’altro. Troppo ideale, vabbè. Magari fosse davvero così facile, anche dopo un lutto doloroso. E difatti, è un film senza dolore. Caso raro.

Francesco Centorame e Pierpaolo Spollon recitano con facilità, troppa, in perfetto tono con quella con sui si dipana la trama, ma dopo la prima parte lo spettatore credo che riesca ad accettare l’interpretazione dei due, mentre invece le due consorti, che spariscono presto, mi son sembrate poco attendibili. Son giovani e si faranno. Più incisiva invece la più esperta Ludovica Martino, la Noël che finalmente porterà un po’ di scompiglio affettivo e situazionale, che dà il via alla nuova e definitiva famiglia che va bene per tutti, compreso i due nonni. Pochi interventi ma efficaci del veneto per eccellenza del cinema italiano (oltre Citran): Giuseppe Battiston.

La sufficienza la si guadagna non facilmente ma è aggiudicabile per un’opera semplice e piacevole, di facile fruizione, che non richiede grandi sforzi da entrambe le parti in causa (realizzazione e pubblico). Tutto scorre, anche il tempo necessario per guardarlo.






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