Il grande passo (2019)
- michemar

- 5 mar 2021
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 14 giu 2023

Il grande passo
Italia 2019 commedia 1h36’
Regia: Antonio Padovan
Sceneggiatura: Antonio Padovan, Marco Pettenello
Fotografia: Duccio Cimatti
Montaggio: Paolo Cottignola
Musiche: Pino Donaggio
Scenografia: Gaspare De Pascali, Mattia Lorusso
Costumi: Andrea Cavalletto
Giuseppe Battiston: Dario Cavalieri
Stefano Fresi: Mario Cavalieri
Roberto Citran: Piovesan
Camilla Filippi: Carlotta
Teco Celio: Adamo
Luisa De Santis: direttrice clinica
Ludovica Modugn: Teresa
Flavio Bucci: Umberto Cavalieri
TRAMA: Si può andare sulla luna con mezzi costruiti in un fienile di campagna? Si può recuperare in pochi giorni il rapporto tra due fratelli che non si sono praticamente mai conosciuti? Mario e Dario Cavalieri si assomigliano fisicamente ma in realtà sono diversissimi. La vita gli darà un'occasione di avvicinarsi e di essere protagonisti di un'impresa sorprendente.
Voto 6

Dopo il simpatico Finché c’è prosecco c’è speranza, il regista Antonio Padovan si affida ancora alla sua terra per raccontare una storia tra fiaba e personaggi bizzarri, facendoci respirare con nostalgia quell’aria del nordest tanto cara al compianto Carlo Mazzacurati, da cui pare proprio trarre ispirazione. E siccome da tempo i più disattenti confondono spesso due attori che fisicamente hanno la stessa stazza, Giuseppe Battiston e Stefano Fresi, il regista ha pensato bene di metterli assieme sul set e dando loro due ruoli differenti: “Li ho scelti anche perché mi divertiva l’idea di mettere insieme due attori che spesso vengono confusi dal pubblico, facendone risaltare invece le differenze.”

Hanno due nomi simili, Dario e Mario - come un gioco enigmistico di cambio di iniziale -, fratelli abbandonati dal padre praticamente da subito, una figura di fanfarone fallito e senza quiete (è l’ultima apparizione di Flavio Bucci, grande persino anche se in una breve apparizione, ma più che sufficiente, definito da Padovan “Cialtrone, sì, ma con carisma, com’è stato lui nella vita”), fratelli praticamente sconosciuti e che vivono lontano: uno in uno sperduto paesino del veneto, l’altro a Roma. Il primo ha un sogno che è diventata una fissazione, diciamo pure una malattia, tanto da essere considerato nella zona come un personaggio totalmente svitato ed eventualmente anche pericoloso, tanto è geloso e diffidente nei riguardi di chi si avvicina alla sua casa nella campagna, nel cui enorme magazzino ha costruito un trabiccolo pericoloso che lui considera una piccola astronave a forma di missile con cui ha intenzione di decollare per puntare sulla luna.

La luna??? Eh sì, da quando ha visto lo storico allunaggio degli americani non ha mai smesso di voler andare sul nostro pianeta, inseguendo praticamente da sempre quel sogno impossibile. Questo è il motivo per cui non esita a imbracciare il vecchio fucile di casa per difendere la propria privacy e la segretezza del progetto. In paese immaginano le cose strane che lui sta sicuramente organizzando ma mai possono arrivare a intuire che in quel granaio è custodito un pericoloso e fallimentare mezzo che mai riuscirà a decollare dal suolo. È un tipo talmente strano che viene soprannominato “Luna storta” e siccome i paesani sono piuttosto preoccupati e non riescono neanche a farlo ricoverare per le cure necessarie, dopo i tanti danni che ha combinato in giro viene disperatamente rintracciato e richiamato il fratello che vive a Roma nella speranza che magari possa convincerlo ad andare in una casa di cura o che accetti una badante che lo tenga tranquillo in casa. Programma che è più facile da pensare che da attuare, tant’è che quando Mario giunge molto controvoglia per intervenire presso una persona che in concreto non conosce per nulla si riesce solo a scatenare peggiori reazioni, non facili da controllare. In realtà qualcosa succede perché, dopo il primo contatto alquanto difficoltoso e diffidente da entrambe le parti, i due perlomeno iniziano a parlare e a collaborare, sebbene non più di tanto. Certo, sperare che l’aspirante astronauta/inventore rinunci al suo sognato progetto può sembrare troppo ottimistico. Ed infatti… succederà di tutto.

Il film di Antonio Padovan non è un’opera potente: è una commedia fiabesca, nulla di più, ma prima di tutto è abbastanza simpatica e divertente, proprio nella sua lucida follia, ma è anche un film che parla di desideri, di sogni, di paternità e di complicati rapporti fraterni, con molti dei consueti attori che hanno spesso partecipato ai film di Carlo Mazzacurati, a cui sicuramente il regista guarda come un faro. Il merito della simpatia è inoltre dovuto alla presenza dei due attoroni, che condividono con piacere le misure fisiche, la gestualità da esperti commedianti, l’affinità corporea, la sintonia che si scopre nella recitazione, dove la propensione al comico tradizionale del bravo e spontaneo Stefano Fresi trova il giusto feeling con la sopraffina tecnica teatrale di Giuseppe Battiston, uno dei pochi attori italiani dotati anche per la commedia surreale, territorio interpretativo in cui lui si è sempre distinto, sin dai tempi dell’idraulico-detective per le strade di Venezia (come dimenticarlo in Pane e tulipani?).






Commenti