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Cuore selvaggio (1990)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 17 gen
  • Tempo di lettura: 4 min

Cuore selvaggio

Wild at Heart

USA Germania 1990 noir 2h5’

 

Regia: David Lynch

Soggetto: Barry Gifford (romanzo)

Sceneggiatura: David Lynch

Fotografia: Frederick Elmes

Montaggio: Duwayne Dunham

Musiche: Angelo Badalamenti

Scenografia: Patricia Norris

Costumi: Amy Stofsky

 

Nicolas Cage: Sailor Ripley

Laura Dern: Lula Pace Fortune

Diane Ladd: Marietta Fortune

Willem Dafoe: Bobby Peru

J.E. Freeman: Marcelles Santos

Isabella Rossellini: Perdita Durango

Harry Dean Stanton: Johnnie Farragut

Crispin Glover: cugino Dell

W. Morgan Sheppard: sig. Reindeer

Pruitt Taylor Vince: Buddy

Grace Zabriskie: Juana Durango

Sheryl Lee: Glinda la strega buona

Sherilyn Fenn: ragazza dell’incidente

Jack Nance: OO Spool

John Lurie: Sparky

Frank Collison: Timmy Thompson

 

TRAMA: Sailor Ripley, in libertà vigilata, si innamora di Lula Pace, una folle ragazza sempre in preda agli incubi a causa di uno stupro subito nell’adolescenza. Fra i due nasce la passione e decidono di partire per il Texas, dove lui spera di sfuggire alla giustizia, ma la madre di lei, rifiutata da Sailor cui si è offerta, sguinzaglia alle calcagna dei giovani killer, suoi ex amanti.

 

VOTO 7

 

 

La trama si fonda su un archetipo narrativo immortale: un ragazzo e una ragazza si innamorano contro il volere della famiglia di lei e sono costretti a fuggire. Questa dinamica, tra le più antiche nel panorama delle storie d’amore, viene però rivoluzionata dalla genialità di David Lynch, che trasforma un semplice racconto on the road in qualcosa di totalmente inatteso e originale. Il regista del Montana gioca con i generi cinematografici, mescolandoli e sovvertendoli, e dà vita a una sorta di deriva dei generi che rende ogni personaggio sopra le righe. Nessun ruolo appare banale: tutti i protagonisti risultano caratterizzati da tratti marcati, a volte grotteschi, che contribuiscono a creare un’atmosfera surreale e disturbante. In questo universo, Lula - interpretata magistralmente da Laura Dern - spicca come unica vera innocente, pur segnata da una profonda ferita. Il suo candore, però, non è mai ingenuo, perché nel mondo descritto da Lynch la purezza si trova costretta a confrontarsi con una realtà brutale e diventa così il simbolo di un’innocenza violata, ma ancora capace di resistere e cercare una via d’uscita in “un mondo crudele che nasconde un cuore selvaggio”.

 

 

Vediamo più in particolare. Sailor (Nicolas Cage) e Lula sono due giovani amanti in fuga attraverso il Sud degli Stati Uniti. Lui è appena uscito di prigione per aver ucciso un uomo che lo aveva aggredito su mandato della madre della fidanzata, Marietta (Diane Ladd), che ha sempre disapprovato con veemenza la loro relazione perché rifiutata. Appena riuniti, i due decidono di scappare verso la California, violando la libertà condizionata. La madre, ossessionata dalla voglia di separarli, ingaggia prima un detective privato e poi paio di criminali per uccidere Sailor, senza sapere che i due incarichi entreranno in conflitto. Durante il viaggio, i fuggitivi attraversano paesaggi degradati, incontri inquietanti e situazioni sempre più pericolose, tra cui un incidente stradale che sconvolge Lula e l’incontro con la manipolatrice Perdita Durango (Isabella Rossellini). A Big Tuna, Texas, i due vengono coinvolti dal criminale Bobby Peru (Willem Dafoe), figura disturbante che minaccia Lula e trascina Sailor in una rapina destinata a finire nel sangue. Sailor viene arrestato e condannato a sei anni. Lula, rimasta incinta, cresce il figlio da sola ma decide di ricongiungersi con l’uomo che ama al suo rilascio. Lui, convinto di essere una cattiva influenza, tenta di lasciarle andare, ma una visione gli ricorda di non rinunciare all’amore.

 

 

Il film, tratto dal romanzo di Barry Gifford, è uno dei capostipiti della “deriva dei generi”: è un racconto di strada che trasforma il sogno americano in un melodramma pop, una fiaba nera, un delirio pulp, un incubo hollywoodiano. Ogni personaggio è un eccesso, un colore, una maschera che sembra uscita da un sogno febbrile. Sailor, con la sua giacca di pelle di serpente - “This is a snakeskin jacket! And for me it’s a symbol of my individuality, and my belief... in personal freedom!” (Questa è una giacca in pelle di serpente! E per me è un simbolo della mia individualità e della mia fede... nella libertà personale”) - è un Elvis redivivo che canta Love Me Tender come fosse un rito di purificazione.  Lula, invece, è la vera innocente del film: una donna già formata che guarda il mondo con occhi fanciulleschi, filtrandolo attraverso la favola del Mago di Oz per sopravvivere a un universo che l’ha già violata. È lei a pronunciare la frase del mondo crudele.

 

 

L’immaginario di Lynch è un caleidoscopio: rossetti kabuki, dentature marce, streghe, fate, scarpette rosse, motel luridi, gangster deformi. Il Mago di Oz non è una citazione, ma una lente deformante: Lula lo usa per dare un (non)senso a ciò che le accade, Lynch per trasformare l’America in una fiaba tossica. Emerald City non è un luogo, ma un’idea: un approdo emotivo, un parcheggio di Los Angeles dove l’amore sopravvive nonostante tutto.

 

 

Quando vinse la Palma d’Oro nel 1990, il film divise la critica: Bertolucci lo difese, Godard lo attaccò, alcuni critici importanti fischiarono. Oggi appare come un’opera chiave: anticipa il pulp, reinventa il melodramma, trasforma il kitsch in mitologia, di conseguenza è un film che non chiede di essere capito, ma accettato, che parla dell’amore come forza primordiale, come fuga e come ritorno, come incendio che non si spegne. Lynch costruisce un cinema variegato, vicino alla materia dei sogni: instabile, sensuale, crudele, tenerissimo.

Un cinema che, come Sailor e Lula, continua a correre anche quando la strada finisce.

 

 

Lynch lo definiva così: “Tutto ciò che era luminoso l’ho reso un po’ più luminoso, e tutto ciò che era nero, un po’ più nero.” Ed era rammaricato perché “Hanno visto solo la violenza, non l’amore”, perché il suo obiettivo era mostrare un amore che resiste nonostante il caos e la brutalità circostante, spesso fraintendendone il cuore romantico.

 

 

Riconoscimenti

Oscar 1991

Candidatura miglior attrice non protagonista a Diane Ladd

Golden Globe 1991

Candidatura miglior attrice non protagonista a Diane Ladd

BAFTA 1991

Candidatura miglior sonoro

Festival di Cannes 1991

Palma d’Oro

 


 
 
 

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