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Cuori puri (2017)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 15 mar 2019
  • Tempo di lettura: 3 min

Cuori puri

Italia 2017, drammatico, 1h55'


Regia: Roberto De Paolis

Sceneggiatura: Roberto De Paolis, Luca Infascelli, Carlo Salsa, Greta Scicchitano, Adriano Chiarelli

Fotografia: Claudio Cofrancesco

Montaggio: Paola Freddi

Musiche: Emanuele de Raymondi

Scenografia: Rachele Meliadò

Costumi: Loredana Buscemi


Selene Caramazza: Agnese

Simone Liberati: Stefano

Barbora Bobulova: Marta

Stefano Fresi: don Luca

Edoardo Pesce: Lele

Antonella Attili: Angela

Federico Pacifici: Ettore

Isabella Delle Monache: Beatrice


TRAMA: Agnese e Stefano sono molto diversi. Lei, 17 anni, vive sola con una madre dura e devota, frequenta la chiesa e sta per compiere una promessa di castità fino al matrimonio. Lui, 25 anni, è un ragazzo violento e dal passato difficile che lavora come custode in un parcheggio di macchine che confina con un grande campo rom. Quando si incontrano nasce un sentimento vero, fatto di momenti rubati e di reciproco aiuto. Il desiderio l'uno dell'altra cresce sempre di più, fino a quando Agnese, convinta di aver tradito i suoi ideali, prende una decisione estrema nella speranza di poter cancellare il peccato commesso.


Voto 7


L’esordio del regista romano Roberto De Paolis, avvenuto a Cannes, fu un buonissimo biglietto da visita per il nuovo cinema italiano firmato dai nostri giovani cineasti, dopo i tre corti della sua breve carriera d’autore. Uno spaccato della periferia di Roma molto ben fotografato da una macchina da presa a mano sempre vicina agli attori, sempre pronta a raccogliere ogni minima reazione. Direi perfino che è un film coraggioso dal momento che affronta due argomenti non facili che qui vengono in collisione: la sessualità giovanile e la religione, quest’ultima non quella ordinaria che conosciamo, quella diciamo “a maglie larghe” che tanto ci fa comodo e quando noi siamo comodi. No, quella radicalista, quella che fa parte di piccole chiese fino a sembrare delle sette religiose, che non ragiona e non ammette deroghe.

È un cinema fatto di vero realismo moderno quello di De Paolis, come quello che si riesce a raccontare nelle strade delle borgate romane, uguali e diverse nello stesso tempo a quelle di Fortunata (recensione), è quello della povera gente e soprattutto dei ragazzi dei quartieri periferici delle grandi città. L’incontro tra i due giovani, Agnese e Stefano, che sembrano tanto diversi, è come quelli che accadono tutti i giorni ma diventa particolare allorquando devono collimare due mondi diversissimi e la forte convinzione religiosa di Agnese diventa protagonista, con tutti i limiti del caso: è a questo punto che ha il sopravvento l’eros e la normale sessualità della gioventù. È lì che i due ragazzi devono decidere i loro comportamento e si si vuole anche il loro futuro.


Il regista non ha paura di affrontare nella giusta maniera il racconto. Dice: "Per scrivere questo film, capire i miei protagonisti e raccontare di loro, ho scelto di lasciarmi contaminare e di cercare di vivere le loro vite senza giudicarle. Sono ricorso all'improvvisazione, soprattutto con gli attori e l'uso della telecamera. Ho scelto di non usare luce artificiale e di lasciare gli attori liberi di muoversi, senza costringerli a stare in spazi specifici. Piuttosto che seguire un percorso predeterminato, ho lasciato che la videocamera "sentisse" le immagini. I due protagonisti sono stati anche lasciati liberi di cambiare le loro battute e di portare la propria vita e le proprie spontanee reazioni in scena.

Paradossalmente, l'incertezza di ciò che sarebbe venuto fuori ha contribuito a mantenere sul set un'atmosfera vivace e attenta: siamo stati costretti a reagire e combattere come nella vita reale. Per rimanere fedele a ciò che abbiamo scoperto sul campo, abbiamo scelto di seguire uno stile quasi da documentario. Solo durante il processo di montaggio, il film si è rivelato essere la storia di una persona che ha paura di essere "diversa" e che, quasi in contraddizione, desidera trovare una via di fuga alla propria identità. La struttura sociale della periferia cittadina, un ambiente permeato dalle paure e dai sentimenti dei due protagonisti, è servita a facilitare la mia indagine sugli aspetti critici della condizione umana".


Risulta chiaro a questo punto la conformazione del film, che si lascia apprezzare: l’anima pulita di una diciottenne che scopre l’amore in un ambiente non facile, contaminata dall’irruenza del giovanotto e questi invece dalla varia umanità che popola la borgata. Una bella e particolare storia ben girata e oltretutto benissimo recitata da giovani del nostro nuovo panorama: la bravissima Selene Caramazza (ottima in ogni scena) e Simone Liberati, spontaneo e naturale. Quasi un accenno di neorealismo, sicuramente uno squarcio della vita difficile dei tempi che corrono.


Un giudizio senz’altro positivo, confermato dalle buone impressioni suscitate nella proiezione sulla Costa Azzurra.



 
 
 

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