Cut Off (2018)
- michemar

- 19 mag
- Tempo di lettura: 3 min

Cut Off
Abgeschnitten
Germania 2018 thriller 2h12’
Regia: Christian Alvart
Soggetto: Sebastian Fitzek, Michael Tsokos (romanzo)
Sceneggiatura: Christian Alvart
Fotografia: Jakub Bejnarowicz
Montaggio: Marc Hofmeister, Paul Scherz
Musiche: Maurus Ronner, Christoph Schauer
Scenografia: Thomas Stammer
Costumi: Heike Fademrecht
Moritz Bleibtreu: Paul Herzfeld
Jasna Fritzi Bauer: Linda
Lars Eidinger: Jan Erik Sadler
Fahri Yardım: Ender Müller
Enno Hesse: Ingolf von Appen
Christian Kuchenbuch: Philipp Schwintowski
Urs Jucker: Jens Marinek
Barbara Prakopenka: Hannah Herzfeld
Stephanie Amarell: Rebecca Schwintowski
TRAMA: Durante l’autopsia di un cadavere, Paul Herzfeld trova una nota con un numero di telefono che conosce fin troppo bene: quello di sua figlia Hannah. La terrificante scoperta rappresenta solo l’inizio di un gioco di vita e di morte che lo impegnerà con tutte le sue energie. Per ritrovare la figlia rapita dal sadico Jan Erik Sadler, Paul dovrà seguire una scia di cadaveri che lo porteranno da Berlino all’isola di Helgoland.
VOTO 5,5

Il film parte da un’idea forte ma finisce per perdersi in un labirinto narrativo che alterna intuizioni efficaci a scelte improbabili. Su una sceneggiatura che nasce già fragile, Christian Alvart costruisce un thriller che promette molto nella prima parte, salvo poi scivolare in un accumulo di svolte forzate, personaggi sopra le righe e un intreccio che chiede allo spettatore un’eccessiva sospensione dell’incredulità.

Il medico legale Paul Herzfeld (Moritz Bleibtreu), durante un’autopsia alla Charité di Berlino, trova nel cranio di una donna mutilata una capsula contenente un biglietto con il numero di telefono di sua figlia Hannah. La ragazza è stata rapita e il messaggio è solo il primo tassello di un gioco sadico orchestrato da un killer che sembra conoscere ogni mossa del medico. Parallelamente, sulla tempestosa isola di Helgoland, la giovane fumettista Linda trova un cadavere sulla spiaggia. Quando il cellulare del morto squilla, la ragazza entra in contatto con Herzfeld e diventa, suo malgrado, il suo “avatar” a distanza: guidata telefonicamente, deve eseguire una serie di esami sul corpo per decifrare nuovi indizi. Con l’aiuto del tuttofare dell’ospedale, Ender, Linda si ritrova coinvolta in un percorso sempre più macabro, mentre Herzfeld attraversa mezza Germania per raggiungere l’isola e salvare la figlia.

Il film intreccia così due linee narrative: l’indagine a distanza, quasi un’autopsia guidata da remoto, e la corsa contro il tempo del protagonista, mentre il killer dissemina cadaveri e messaggi in una caccia al massacro che gioca sul doppio senso del titolo originale Abgeschnitten (“tagliato fuori”, ma anche “sezionato”).

La regia di Alvart è solida, visivamente curata, e alcune sequenze – soprattutto quelle legate alle autopsie – hanno un realismo crudo che colpisce. Il film non teme di mostrare violenza esplicita, compresa una brutale scena di stupro, accostandola però a momenti quasi grotteschi che spezzano il tono e creano un effetto dissonante. Il problema principale resta però la storia, eccessivamente complicata e costruita su un accumulo di colpi di scena che finiscono per indebolire la tensione. Tutto è spinto all’estremo: un assassino onnisciente, vendette incrociate, personaggi che compaiono come pedine di un meccanismo più artificiale che avvincente. L’origine letteraria – un romanzo di Sebastian Fitzek – si sente, ma il film non riesce a trovare un equilibrio tra realismo forense e thriller iperbolico.

Moritz Bleibtreu, figlio dell’indimenticabile Monica, meriterebbe un progetto più solido: qui si impegna, ma il personaggio è scritto in modo talmente improbabile da trasformare un medico legale in una sorta di Sherlock Holmes dell’anatomia, costretto a inseguire indizi in un territorio innevato come un investigatore d’azione. Jasna Fritzi Bauer dà vita a una Linda scomposta, fragile e impulsiva, ma capace di sorprendere nei momenti decisivi. Lars Eidinger, nel ruolo del killer Sadler, è inquietante ma penalizzato da una caratterizzazione eccessivamente caricata. Il doppiaggio italiano, purtroppo, appiattisce ulteriormente le sfumature, con un effetto “da camera” che sottrae tensione alle scene più drammatiche.

Thriller ambizioso, visivamente curato e con qualche trovata originale, ma soffre di una trama troppo costruita, di personaggi che faticano a risultare credibili e di un tono che oscilla senza trovare una direzione precisa. Resta un prodotto di medio livello, interessante per alcuni aspetti tecnici e per la coppia di protagonisti, ma incapace di trasformare il potenziale iniziale in un’opera davvero riuscita.






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