Dalle 9 alle 5… orario continuato (1980)


Dalle 9 alle 5… orario continuato
USA 1980 commedia 1h49’
Regia: Colin Higgins
Sceneggiatura: Colin Higgins, Patricia Resnick
Fotografia: Reynaldo Villalobos
Montaggio: Pembroke J. Herring
Musiche: Charles Fox
Scenografia: Dean Edward Mitzner
Costumi: Ann Roth
Jane Fonda: Judy Bernly
Lily Tomlin: Violet Newstead
Dolly Parton: Doralee Rhodes
Dabney Coleman: Franklin M. Hart Jr.
Elizabeth Wilson: Roz Keith
Lawrence Pressman: Dick
Norma Donaldson: Betty
Michael DeLano: poliziotto motociclista
Sterling Hayden: Tinsworthy
TRAMA: Tre segretarie stufe della monotonia e della tirannia rapiscono il titolare, un uomo sessista e prepotente. Una volta deciso il piano, si muniscono di pazienza e iniziano a fare dei cambiamenti sul posto di lavoro.
VOTO 7

Per parlare di questo simpaticissimo film, non si può evitare di fare cenno a Dolly Parton, un’icona femminista (anche quando non voleva esserlo).
Spesso, si è detto che questa pellicola sia un caso emblematico di attivismo femminista pop, in cui la Parton – all’epoca al suo debutto cinematografico – diventa una figura sorprendentemente politica. Per tanti di noi, il film e la canzone relativa che domina la visione hanno ispirato generazioni di donne, trasformandosi in un inno di potere femminile. Inoltre, va sottolineato come l’artista, diva della musica country western, abbia frantumato stereotipi e si sia rivelata un’inaspettata icona femminista, usando la sua immagine iper-femminile per ribaltare i pregiudizi e denunciare la misoginia sistemica del lavoro d’ufficio anni ‘80. Anzi, in una lettura più militante, lei è una leader che unisce commedia e critica sociale, smontando il cliché della “bionda ingenua” (e “facile”) e mostrando la solitudine e la violenza simbolica che derivano dall’essere sessualizzata sul posto di lavoro.

In una grande azienda americana, tre donne molto diverse tra loro condividono la stessa condizione: un capo sessista, arrogante e incapace, Franklin Hart Jr. (Dabney Coleman), che si appropria del lavoro altrui e mantiene un clima di terrore. Violet (Lily Tomlin), supervisora esperta e sempre scavalcata da uomini meno competenti, è il motore dell’ufficio ma non riceve alcun riconoscimento. Judy (Jane Fonda), appena divorziata, entra nel mondo del lavoro con un misto di paura e spaesamento, scoprendo presto quanto sia difficile farsi rispettare. Doralee (Dolly Parton), segretaria brillante e gentile, è vittima delle avances del capo, che diffonde maldicenze sulla sua presunta disponibilità. Le tre donne, inizialmente diffidenti tra loro, trovano un’inaspettata solidarietà quando la misura è colma. Una serie di incidenti comici le porta a immaginare vendette fantasiose, trasformando la frustrazione quotidiana in energia rivoluzionaria.

Quando Hart supera ogni limite, le tre decidono di passare all’azione: lo sequestrano e prendono il controllo dell’ufficio, trasformandolo in un laboratorio di innovazione sociale. Introducono orari flessibili, job sharing, asilo aziendale e un sistema di gestione più umano, che sorprendentemente aumenta la produttività e il morale dei dipendenti. Mentre Hart è immobilizzato nella sua villa, le donne dimostrano che un ambiente di lavoro equo non è utopia ma organizzazione intelligente. La tensione cresce quando la direzione centrale annuncia un’ispezione, mettendo a rischio la loro rivoluzione. Tuttavia, i risultati parlano da soli: l’azienda funziona meglio senza il capo. Il ritorno di Hart genera un ultimo scontro, risolto con un colpo di scena che ribalta definitivamente i rapporti di potere. Le tre protagoniste escono dalla vicenda trasformate, consapevoli della loro forza e del valore della solidarietà femminile.

È sicuramente una commedia che si diverte moltissimo a prendersi gioco del potere e lo fa con una leggerezza che non nasconde la sua anima politica. Colin Higgins (sceneggiatore indimenticato di Harold e Maude) dirige con mano brillante, mescolando slapstick, fantasia e satira sociale in un ritmo che non perde mai il sorriso. Le tre attrici sono un trio comico perfetto: Lily Tomlin è la mente strategica, ironica e tagliente; Jane Fonda gioca con la propria immagine di icona impegnata, trasformando Judy in un personaggio adorabilmente impacciato; Dolly Parton, con la sua Doralee, è una rivelazione: luminosa, spiritosa, e capace di ribaltare ogni cliché con una battuta o un’occhiata.

Il film funziona perché non prende nulla troppo sul serio, tranne la cosa più importante: il diritto delle donne a essere rispettate. E così, tra fantasie western, inseguimenti improbabili e un capo legato come in una farsa teatrale, il film resta una delle commedie più divertenti e più politicamente efficaci degli anni ‘80.
Una risata che morde.

Alcune curiosità.
Dolly Parton ha accettato il ruolo a condizione che scrivesse e cantasse la canzone principale, premiatissima. Lei faceva lo stesso accordo per quasi tutti gli altri film in cui ha recitato. L’eccezione fu Fiori d’acciaio (1989), la cui produzione rifiutò di usare la sua canzone Eagle When She Flies.
Statisticamente, si racconta che questo fu il primo film dominato dalle donne a incassare 100 milioni di dollari.
Dolly Parton ha comprato quasi tutto il suo guardaroba del film e lo ha esposto nel suo museo a Dollywood.
Che tipo!
Riconoscimenti
Oscar 1981
Candidatura miglior canzone (Nine to Five)
Golden Globe 1981
Candidatura miglior attrice in commedia Dolly Parton
Candidatura miglior esordiente femminile Dolly Parton
Candidatura miglior canzone (Nine to Five)
Grammy 1981
Miglior canzone Dolly Parton
Miglior performance vocale Dolly Parton
Candidatura miglior colonna sonora
Candidatura miglior canzone dell’anno






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