Fiori d’acciaio (1989)


Fiori d’acciaio
Steel Magnolias
USA 1989 dramma 1h57'
Regia: Herbert Ross
Soggetto: Robert Harling
Sceneggiatura: Robert Harling
Fotografia: John A. Alonzo
Montaggio: Paul Hirsch
Musiche: Georges Delerue
Scenografia: Gene Callahan, Edward Pisoni
Costumi: Julie Weiss
Sally Field: M’Lynn
Julia Roberts: Shelby
Olympia Dukakis: Claire
Shirley MacLaine: Ousier
Daryl Hannah: Annelle
Dolly Parton: Truvy
Sam Shepard: Spud
Tom Skerritt: Drum
Dylan McDermott: Jackson
Kevin J. O’Connor: Sammy
TRAMA: Una giovane estetista, appena arrivata in una piccola città della Louisiana, trova lavoro nel salone locale, dove un piccolo gruppo di donne condividono uno stretto legame di amicizia e la accolgono nel gruppo.
VOTO 7

Per antica tradizione americana, le donne del sud degli Stati Uniti sono tenaci e volitive, sono “steel magnolias”, appunto, fiori d'acciaio. Il gran cast ovviamente tutto al femminile per il film tratto da una commedia teatrale di grande successo di Robert Harling, anche sceneggiatore, particolare che si nota dalla scrittura, è in mano ad un regista molto affidabile come Herbert Ross ed il risultato è piacevolissimo.

Nella cittadina immaginaria di Chinquapin, nel cuore della Louisiana, la vita scorre tra tradizioni, rituali quotidiani e un forte senso di comunità. Il fulcro della storia è il salone di bellezza di Truvy Jones (Dolly Parton), un luogo che funziona come rifugio, confessionale e spazio di condivisione per un gruppo di sei donne molto diverse tra loro. Qui si intrecciano le vite della proprietaria Truvy, della sua nuova e timida assistente Annelle (Daryl Hannah), della vedova burbera ma dal cuore buono Louisa “Ouiser” Boudreaux (Shirley MacLaine), dell’elegante e ironica Clairee Belcher (Olympia Dukakis), della premurosa Mary Lynn Eatenton (Sally Field) e della giovane e vivace Shelby (Julia Roberts), figlia di quest’ultima. Il film si apre con i preparativi per il matrimonio di Shelby, un evento che porta entusiasmo ma anche preoccupazione: la ragazza soffre infatti di una grave forma di diabete, e i medici le hanno sconsigliato di avere figli.

Nonostante i rischi, Shelby decide di seguire il suo sogno di diventare madre. La gravidanza, però, mette a dura prova il suo corpo già fragile, e dopo la nascita del bambino la sua salute peggiora rapidamente. Entra in dialisi e, nel tentativo disperato di salvarla, Mary Lynn le dona un rene. Per un periodo sembra che Shelby possa riprendersi, ma la malattia continua a logorarla fino a causarle una ischemia fatale. La sua morte sconvolge profondamente la comunità e soprattutto le donne del salone, che si stringono attorno a Mary Lynn in un momento di dolore devastante. È proprio in questo lutto condiviso che emerge la forza del loro legame: un’unione femminile fatta di resilienza, ironia, sostegno reciproco e capacità di affrontare le avversità senza spezzarsi. Come magnolie d’acciaio, delicate ma indistruttibili, queste donne trasformano la tragedia in un rinnovato senso di solidarietà, celebrando la vita attraverso la loro amicizia.

Il film si conferma un melodramma corale che punta tutto sulla forza dei suoi personaggi e sulla capacità di intrecciare humour e dolore con naturalezza. La storia procede con un equilibrio calibrato tra momenti di leggerezza e improvvise fratture emotive, costruendo un ritratto di comunità femminile che non scade mai nel sentimentalismo facile. Il film trova la sua potenza proprio nella semplicità: non cerca svolte narrative sorprendenti, ma affida tutto alla vitalità delle protagoniste e alla loro capacità di trasformare la quotidianità in un terreno di resistenza.

La regia di Herbert Ross accompagna con discrezione, lasciando che siano le interpreti a guidare il ritmo emotivo. E loro rispondono con una prova collettiva di rara compattezza: ogni personaggio porta una sfumatura diversa, un modo unico di affrontare la fragilità, la perdita, la solidarietà. Il risultato è un’opera che, pur muovendosi entro i confini del dramma classico, riesce a restare sincera, calorosa e sorprendentemente duratura nel tempo. Un film che non punta a stupire, ma a restare. E ci riesce.
Kleenex a portata di mano.

Riconoscimenti
Oscar 1990
Candidatura miglior attrice non protagonista a Julia Roberts
Golden Globe 1990
Migliore attrice non protagonista a Julia Roberts
Candidatura migliore attrice in un film drammatico a Sally Field
BAFTA 1991
Candidatura miglior attrice non protagonista a Shirley MacLaine






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