top of page

Titolo grande

Avenir Light una delle font preferite dai designer. Facile da leggere, viene utilizzata per titoli e paragrafi.

Fiori d’acciaio (1989)

Immagine del redattore: michemar
michemar
28 lug
Tempo di lettura: 3 min

Fiori d’acciaio

Steel Magnolias

USA 1989 dramma 1h57'

 

Regia: Herbert Ross

Soggetto: Robert Harling

Sceneggiatura: Robert Harling

Fotografia: John A. Alonzo

Montaggio: Paul Hirsch

Musiche: Georges Delerue

Scenografia: Gene Callahan, Edward Pisoni

Costumi: Julie Weiss

 

Sally Field: M’Lynn

Julia Roberts: Shelby

Olympia Dukakis: Claire

Shirley MacLaine: Ousier

Daryl Hannah: Annelle

Dolly Parton: Truvy

Sam Shepard: Spud

Tom Skerritt: Drum

Dylan McDermott: Jackson

Kevin J. O’Connor: Sammy

 

TRAMA: Una giovane estetista, appena arrivata in una piccola città della Louisiana, trova lavoro nel salone locale, dove un piccolo gruppo di donne condividono uno stretto legame di amicizia e la accolgono nel gruppo.

 

VOTO 7

 

 

Per antica tradizione americana, le donne del sud degli Stati Uniti sono tenaci e volitive, sono “steel magnolias”, appunto, fiori d'acciaio. Il gran cast ovviamente tutto al femminile per il film tratto da una commedia teatrale di grande successo di Robert Harling, anche sceneggiatore, particolare che si nota dalla scrittura, è in mano ad un regista molto affidabile come Herbert Ross ed il risultato è piacevolissimo.

 

 

Nella cittadina immaginaria di Chinquapin, nel cuore della Louisiana, la vita scorre tra tradizioni, rituali quotidiani e un forte senso di comunità. Il fulcro della storia è il salone di bellezza di Truvy Jones (Dolly Parton), un luogo che funziona come rifugio, confessionale e spazio di condivisione per un gruppo di sei donne molto diverse tra loro. Qui si intrecciano le vite della proprietaria Truvy, della sua nuova e timida assistente Annelle (Daryl Hannah), della vedova burbera ma dal cuore buono Louisa “Ouiser” Boudreaux (Shirley MacLaine), dell’elegante e ironica Clairee Belcher (Olympia Dukakis), della premurosa Mary Lynn Eatenton (Sally Field) e della giovane e vivace Shelby (Julia Roberts), figlia di quest’ultima. Il film si apre con i preparativi per il matrimonio di Shelby, un evento che porta entusiasmo ma anche preoccupazione: la ragazza soffre infatti di una grave forma di diabete, e i medici le hanno sconsigliato di avere figli.

 

 

Nonostante i rischi, Shelby decide di seguire il suo sogno di diventare madre. La gravidanza, però, mette a dura prova il suo corpo già fragile, e dopo la nascita del bambino la sua salute peggiora rapidamente. Entra in dialisi e, nel tentativo disperato di salvarla, Mary Lynn le dona un rene. Per un periodo sembra che Shelby possa riprendersi, ma la malattia continua a logorarla fino a causarle una ischemia fatale. La sua morte sconvolge profondamente la comunità e soprattutto le donne del salone, che si stringono attorno a Mary Lynn in un momento di dolore devastante. È proprio in questo lutto condiviso che emerge la forza del loro legame: un’unione femminile fatta di resilienza, ironia, sostegno reciproco e capacità di affrontare le avversità senza spezzarsi. Come magnolie d’acciaio, delicate ma indistruttibili, queste donne trasformano la tragedia in un rinnovato senso di solidarietà, celebrando la vita attraverso la loro amicizia.

 

 

Il film si conferma un melodramma corale che punta tutto sulla forza dei suoi personaggi e sulla capacità di intrecciare humour e dolore con naturalezza. La storia procede con un equilibrio calibrato tra momenti di leggerezza e improvvise fratture emotive, costruendo un ritratto di comunità femminile che non scade mai nel sentimentalismo facile. Il film trova la sua potenza proprio nella semplicità: non cerca svolte narrative sorprendenti, ma affida tutto alla vitalità delle protagoniste e alla loro capacità di trasformare la quotidianità in un terreno di resistenza.

 

 

La regia di Herbert Ross accompagna con discrezione, lasciando che siano le interpreti a guidare il ritmo emotivo. E loro rispondono con una prova collettiva di rara compattezza: ogni personaggio porta una sfumatura diversa, un modo unico di affrontare la fragilità, la perdita, la solidarietà. Il risultato è un’opera che, pur muovendosi entro i confini del dramma classico, riesce a restare sincera, calorosa e sorprendentemente duratura nel tempo. Un film che non punta a stupire, ma a restare. E ci riesce.

Kleenex a portata di mano.

 

 

Riconoscimenti

Oscar 1990

Candidatura miglior attrice non protagonista a Julia Roberts

Golden Globe 1990

Migliore attrice non protagonista a Julia Roberts

Candidatura migliore attrice in un film drammatico a Sally Field

BAFTA 1991

Candidatura miglior attrice non protagonista a Shirley MacLaine

 


 
 
 

Commenti


Il Cinema secondo me,

michemar

cinefilo da bambino

bottom of page