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Dear Frankie (2004)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 31 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Dear Frankie

UK 2004 dramma 1h45’

 

Regia: Shona Auerbach

Sceneggiatura: Andrea Gibb

Fotografia: Shona Auerbach

Montaggio: Oral Norrie Ottey

Musiche: Alex Heffes

Scenografia: Jennifer Kernke

Costumi: Carole Millar

 

Emily Mortimer: Lizzie

Gerard Butler: “Davey”

Jack McElhone: Frankie

Sharon Small: Marie

Mary Riggans: Nell

Sean Brown: Ricky

Jayd Johnson: Catriona

Cal Macaninch: Davey Morrison

Anne Marie Timoney: Janet Morrison

 

TRAMA: Per proteggere il figlioletto, Lizzie gli ha sempre raccontato che suo padre lavora a bordo di una nave e, per rendere più efficace il tutto, ha scritto al piccolo Frankie lettere fasulle. Ma quando scopre che la presunta nave sta per arrivare in città, Lizzie deve decidere se dire la verità o trovare uno sconosciuto che finga di essere il padre di Frankie

 

VOTO 6,5

 

 

Si dice sempre: cosa non si fa per un figlio? Si fa innanzitutto il possibile per farlo felice, a volte si mente, si finge, ma a fin di bene. Questa madre si inventa una situazione inesistente per dar felicità e appagamento, o anche una luce per il suo ragazzino. Come darle torto?

 

 

Lizzie (Emily Mortimer) è una giovane madre che si sposta spesso con il figlio Frankie, un bambino sordo di nove anni. Per proteggerlo da un passato difficile, gli ha fatto credere che il padre sia un marinaio imbarcato su una nave che gira il mondo e gli scrive lettere fingendosi lui. Quando la nave che Frankie crede essere quella del padre sta per arrivare nel loro porto, teme che la verità possa ferirlo. Per evitare che il bambino scopra l’inganno, decide di chiedere aiuto a uno sconosciuto disposto a impersonare il padre per un solo giorno. L’incontro che ne nasce cambia l’equilibrio tra i tre: Frankie vive finalmente un momento che ha sempre desiderato, Lizzie si trova a fare i conti con le proprie scelte e lo sconosciuto entra nella loro vita con una delicatezza inattesa. Da qui si sviluppa un racconto intimo, fatto di protezione, bugie nate dall’amore e possibilità di nuovi legami.

 

 

Come si può intuire, è il tipo di film che non punta ai colpi di genio, ma alla delicatezza dei gesti. È un esordio che sceglie la via dell’intimità:        Shona Auerbach costruisce un racconto piccolo, raccolto, che vive soprattutto nei silenzi, negli sguardi e nella tenerezza trattenuta dei suoi personaggi. Non tutto è calibrato alla perfezione, certo, ma c’è un’umanità sincera che attraversa il film e che merita di essere riconosciuta. La storia di Lizzie e del piccolo Frankie potrebbe facilmente scivolare nel sentimentalismo. E invece il film trova spesso un equilibrio sorprendente. Emily Mortimer, con la dolcezza che è dentro il suo viso in maniera naturale, è l’attrice adatta: porta sullo schermo una madre fragile e forte allo stesso tempo, capace di proteggere il figlio con una dedizione che commuove senza mai diventare ricatto emotivo. Jack McElhone, nei panni di Frankie, evita ogni stereotipo: non è il “bambino speciale” costruito per intenerire, ma un ragazzino intelligente, ironico, con una sua interiorità precisa. Anche Gerard Butler, qui lontano dai ruoli più muscolari, offre una prova misurata e affettuosa, lasciando intravedere un’umanità che si apre piano.

 

 

È vero che alcune dinamiche sono un po’ costruite, e che certi legami si sviluppano con una rapidità che richiede allo spettatore un atto di fiducia. Ma è altrettanto vero che il film non cerca il realismo a tutti i costi: punta piuttosto a raccontare il bisogno di protezione, la forza delle storie che inventiamo per sopravvivere e la possibilità che un incontro inatteso cambi la traiettoria emotiva di una famiglia. Ci sono momenti davvero toccanti - soprattutto quelli che riguardano il passato di Lizzie e il padre biologico di Frankie - in cui il film trova una profondità che va oltre la sua struttura semplice. Anche quando la sceneggiatura indulge in qualche scorciatoia, resta la sensazione di un’opera fatta con cura, con pudore, con un rispetto raro per i suoi personaggi.

 

 

Non è un film perfetto, ma è un film che sa toccare corde autentiche. E questo, a volte, vale molto di più della perfezione.

 

 

Riconoscimenti (tra 9 premi e 8 candidature)

BAFTA 2005

Candidatura miglior esordio alla regia

EFA 2005

Candidatura miglior attrice Emily Mortimer

 


 
 
 

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