Departures (2008)
- michemar

- 2 nov 2019
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 12 mag 2023

Departures
(おくりびと, Okuribito) Giappone 2008 dramma 2h10'
Regia: Yôjirô Takita
Sceneggiatura: Kundô Koyama
Fotografia: Takeshi Hamada
Montaggio: Akimasa Kawashima
Musiche: Joe Hisaishi
Scenografia: Fumio Ogawa
Costumi: Katsuhiko Kitamura
Masahiro Motoki: Daigo Kobayashi
Tsutomu Yamazaki: Ikuei Sasaki
Ryoko Hirosue: Mika Kobayashi
Kazuko Yoshiyuki: Tsuyako Yamashita
Kimiko Yo: Yuriko Kamimura
Takashi Sasano: Shokichi Hirata
TRAMA: Dopo lo scioglimento dell'orchestra in cui suonava come violoncellista a Tokyo, Daigo Kobayashi torna insieme alla moglie a Yamagata in una provincia rurale del nord del Giappone. Alla ricerca di un nuovo lavoro, Daigo risponde a un annuncio per un impiego "di aiuto alla partenza" convinto che si tratti di un'agenzia di viaggi. In realtà si accorge che ha a che fare con un'agenzia di pompe funebri, dove ottiene un incarico come nokanshi, colui cioè che si prende cura dei corpi delle persone decedute.
Voto 7,5

Solo la mentalità e la cultura orientale, in particolare quelle giapponesi, hanno potuto far scaturire una pellicola così dolce e rispettosa sulla Partenza. La partenza definitiva, quella in cui l’anima si stacca dal corpo e siccome ogni volta che si parte, per qualunque destinazione, ci si organizza a dovere, oltre che predisporsi con lo spirito è giusto preparare anche il corpo così da essere perfettamente presentabili all’ultima cerimonia.

Daigo è un violoncellista rimasto senza orchestra e prova solitudine e inutilità, dato che la musica è la sua grande passione. Non ha quindi più il pubblico che lo ascolti e quando si sente costretto, ma nello stesso tempo sprecato (si accorgerà dopo che non è così) e disperato, capisce che intanto deve accontentarsi dell’occasione che gli capita, senza prevedere che con quel nuovo lavoro si conquisterà un altro tipo di platea: i parenti dei morti. Uno dei lati più piacevoli del film è vedere come il giovane uomo si scopre dotato anche per questo incarico, così solenne e preciso come gli spartiti a cui era dedito. Scopre con piacere di avere le doti necessarie per svolgere con accuratezza ammirevole le mansioni e di essere apprezzato dal suo datore di lavoro. Scopre un altro se stesso, intuendo l’importanza di quell’impegno e il significato profondo della tradizione su cui è basato.

La fatica e il tempo impiegato per abbellire le spoglie parrebbero vani, visto che immediatamente dopo esse vengono sublimate dall'inceneritore, ma è proprio questo che “umanizza” la morte e rende i vivi ancora vincenti rispetto ad essa: la morte non è che un "passare un cancello, dove al di là la vita continua come prima" dice infatti l'incaricato del forno crematorio. Si muovono eleganti e precise le dita di Daigo sui corpi inerti che prepara per l’aldilà, dita esperte e attente, passate all’improvviso dagli spartiti alle dipartite, dalle corde tese del violoncello agli strumenti necessari per preparare i corpi, dalle armonie musicali ai profumi di una camera ardente. Ovviamente Daigo non abbandona il suo strumento di legno e corde e ogni tanto si isola dal mondo e va sui prati a ritrovare l’antica passione, con l’impeto mai perso, fino a diventare il fotogramma più esplicativo del film: lui, solo, sul verde, con le note che gli svolazzano attorno. Come anime perse e ritrovate, come partenze rinviate.

Il regista però, oltre ad essere delicato, sa essere anche allusivo perché nella sottotraccia delle sequenze dovremo leggere elementi che riguardano la disgregazione della famiglia e la mortificazione del lavoro creativo. Più il protagonista si impegnerà sul lavoro, più entrerà in crisi il suo matrimonio, mentre tutte le ore dedicate ai corpi saranno bruciate in pochi attimi. Yôjirô Takita ha inoltre la sensibilità di usare un tocco di ironia come solo gli orientali sanno fare, che inondata dalla eleganza della tradizione bisogna saper cogliere. Un film quindi pieno di ironia e di delicatezza, che apre una finestra sulla cultura giapponese, giocando su valori come l’amicizia, l’amore e il dolore della perdita che sono universali.

Departures così lievi, delicati e ironici fanno sorridere e commuovere, e conquistano lo spettatore e non solo: in realtà il film conquistò tutti, vincendo premi in molti festival e concorsi in tutto il mondo, tra cui, il più importante.
Riconoscimenti
Premio Oscar 2009
Miglior film straniero






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