Di nuovo in gioco (2012)
- michemar

- 10 mar 2022
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 28 nov 2025

Di nuovo in gioco
(Trouble with the Curve) USA 2012 dramma sportivo 1h51’
Regia: Robert Lorenz
Sceneggiatura: Randy Brown
Fotografia: Tom Stern
Montaggio: Joel Cox, Gary Roach
Musiche: Marco Beltrami
Scenografia: James J. Murakami
Costumi: Deborah Hopper
Clint Eastwood: Gus Lobel
Amy Adams: Mickey Lobel
Justin Timberlake: Johnny Flanagan
John Goodman: Pete Klein
Matthew Lillard: Phillip Sanderson
Robert Patrick: Vince
Bob Gunton: Watson
Scott Eastwood: Billy Clark
Joe Massingil: Bo Gentry
Brian F. Durkin: Matt Nelson
Chelcie Ross: Smitty
Clifton Guterman: Neil
Scott Estep: Umpire
Matt Bush: Danny
Ed Lauter: Max
TRAMA: Gus Lobel, uno scopritore di talenti del baseball ormai sul viale del tramonto, sta lentamente ma inesorabilmente perdendo la vista. Prima che questa sia ormai del tutto compromessa, decide di fare un viaggio fino alla Carolina del Nord per incontrare un giovane promettente giocatore. Lo accompagna la figlia Mickey, con cui i rapporti sono da tempo compromessi, ma la situazione si complicherà quando sul loro percorso incontrano Johnny, un giovane talent scout rivale di cui Mickey si innamora.
Voto 6

Uno dei più fedeli produttori di Clint Eastwood si cimenta per la prima volta dietro la macchina da presa e riesce a convincere l’amico a tornare sul set come attore, dopo che questi aveva annunciato il ritiro dopo Gran Torino (se ci si fa caso, una delle inquadrature è quella in cui lui è seduto su una poltrona con la medesima posa che pare la stessa di quel film). E invece Robert Lorenz lo pone addirittura (e ci mancherebbe!) come protagonista del suo esordio. Clint stavolta è Gus Lobel, uno dei migliori scopritori di talenti di baseball che si ritrova a fare i conti con l'età che avanza e le fasi finali della sua carriera. Succede dappertutto che gli anziani vengono sorpassati dai giovani, più intraprendenti e con mezzi più moderni, proprio come sta succedendo a lui. Ultimamente, per giunta, i suoi giudizi vengono messi anche in discussione, come se non fosse il talent scout che tutti conoscono: è una sfida adesso dimostrare che nulla è cambiato, che è capace ancora di fare bene il suo lavoro nonostante i problemi di salute. Ma ha bisogno di aiuto e lo cerca nella figlia che (quanti personaggi sono caratterizzati da questa particolarità?) lui sta trascurando da tempo.

Lei è Mickey (la solita splendida Amy Adams) che nonostante tutto accetta e non esita perfino a mettere in discussione la sua carriera di avvocato per accompagnare il padre in giro per gli Stati. Ecco che allora, come spesso il cinema ci ha abituati, l’occasione diventa quella giusta per riallacciare il legame, parlarsi, chiarire le incomprensioni del passato. Possono perfino cambiare il loro futuro.

Tutto liscio non va, perché sul loro cammino incrociano uno di quei giovani scopritori di nuovi talenti, Johnny Flanagan (Justin Timberlake), che fa concorrenza anche a Gus e tra i due il primo approccio non è dei più felici. Ma il dio Cupido scombina le carte, perché il giovane si accorge della bellezza di Mickey e non resta indifferente. Il vecchio è messo in mezzo, senza parlare del fatto che il suo intuito gli rivela particolari sui giocatori visionati che gli altri non vedono e contestano. Gus è nella sua curva discendente (quella del titolo originale) e non accetta che gli sbarbatelli contestino la sua esperienza lunga e piena di successi.


La discesa non è solo professionale, c’è anche l’età che avanza, con tutti i problemi fisiologici, tanto che il neoregista si diverte e far girare al grande Clint una scena introduttiva che egli accetta di buon grado, ed è persino divertente: l’entrata in scena del suo personaggio è quella in cui dialoga con il suo pene (!) che fatica ad espletare la sua funzione urinaria. Accipicchia che inizio! È anche un messaggio poco criptico sulla carriera dell’attore/regista che però, come ben sappiamo e per la nostra felicità, non ha rinunciato al suo lunghissimo viaggio nel mondo del cinema.


Il futuro non è però negativo: oltre al bel rapporto padre/figlia che si è ravvivato, nasce in Mickey la passione trasmessa dal genitore, interessandosi maggiormente a quel mondo che non conosceva. Anche perché è quello del giovane che ha conosciuto. Il risvolto positivo apre a nuova speranza ma non alza di molto il livello del film. d’altronde Robert Lorenz non è Clint, come non lo sarà nessuno, mai. Film che entusiasmo poco, alla pari di una sceneggiatura del tutto ordinaria. Ci vogliono gli sguardi sottili del protagonista, la bellezza di Amy Adams e l’esuberanza di Justin Timberlake, oltre alla innata simpatia di John Goodman.






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