Diario di uno scandalo (2006)
- michemar

- 28 lug 2021
- Tempo di lettura: 3 min

Diario di uno scandalo
(Notes on a Scandal) UK 2006 dramma 1h32'
Regia: Richard Eyre
Soggetto: Zoë Heller (romanzo)
Sceneggiatura: Patrick Marber
Fotografia: Chris Menges
Montaggio: John Bloom, Antonia Van Drimmelen
Musiche: Philip Glass
Scenografia: Tim Hatley, Hannah Moseley,
Costumi: Tim Hatley
Judi Dench: Barbara Covett
Cate Blanchett: Sheba Hart
Tom Georgeson: Ted Mawson
Michael Maloney: Sandy Pabblem
Joanna Scanlan: Sue Hodge
Juno Temple: Polly Hart
Shaun Parkes: Bill Rumer
Andrew Simpson: Steven Connelly
Bill Nighy: Richard Hart
Philip Davis: Brian
Anne-Marie Duff: Annabel
TRAMA: Barbara è un'insegnante londinese ormai vicina alla pensione e poco amata dai colleghi. La sua vita solitaria trova consolazione nella gatta Porzia e nella regolare tenuta di un diario. Un giorno arriva nella scuola una giovane e attraente insegnante, Sheba, sposata con un uomo più maturo di lei e con due figli adolescenti, di cui uno affetto dalla sindrome di Down. Barbara inizialmente la critica e poi scopre la sua relazione sessuale con un allievo quindicenne. Da questo momento è consapevole di avere in pugno quella che vorrebbe fosse per lei un'amica e anche qualcosa di più.
Voto 7

Il compito di trasportare un romanzo complesso e pieno di sentimenti - per giunta di varia natura - in un film in maniera riuscita non era un compito facile per lo sceneggiatore Patrick Marber, ma l’autore del copione di Closer (recensione) (altro quadro di incroci di emozioni e di reazioni a volte impulsive) raggiunge benissimo lo scopo e, con una regia attenta che ha il merito soprattutto di aver scelto due attrici mostruosamente brave, il piccolo capolavoro è fatto ed è servito. Partendo quindi dal libro di Zoë Heller, La donna dello scandalo, il film punta l’attenzione sull’estorsione nel campo sentimentale: qualcuno che ricatta qualcun altro perché convinto in tal modo di poter ottenere ciò che non riesce a raggiungere, cioè l’affetto e l’amore dell’altro.

Ora, se a questo argomento, che certamente il cinema ha affrontato in molte occasioni, si aggiunge il fattore determinate e insolito (almeno per il cinema fino a qualche anno fa) che le due persone in questione sono due donne, è consequenziale che la storia assuma colorazioni diverse, per lo meno per il fatto che tutt’oggi l’omosessualità è ancora un argomento parecchio discusso. Ma la trama non è così semplice, perché si complica ancora completa di scandali: una delle due donne – ecco l’oggetto del ricatto – cade nel pericoloso e vietato tranello di una relazione con un giovane studente minorenne. Carne al fuoco ce n’è a sufficienza e l’importante per il regista Richard Eyre era non esagerare e maneggiare con cura.

Infatti, di sconcio non c’è nulla, piuttosto il film corre continuamente sul filo del rasoio delle emozioni e della psicologia dei personaggi, dei problemi familiari e delle relazioni affettive. Di omosessualità femminile e di pedofilia al femminile, quest’ultima di sicuro più condannata dalla società della versione al maschile (chissà perché).

Dal punto di vista artistico dominano due tipi di alta recitazione: Judi Dench con un'espressività contenuta che gioca tutto sui piccoli ma percettibili movimenti del volto e sulla parola; Cate Blanchett che invece dà al suo personaggio una vitalità serena e tormentata nello stesso tempo. E se la Dench è straordinaria, la Blanchett è così radiosa e fragile come sa essere solo lei e come ci ha dimostrato ancora una volta qualche anno dopo nel meraviglioso Carol (recensione). Per non parlare poi della presenza sempre magica di quel sornione e indispensabile Bill Nighy.
Quattro le nominations agli Oscar: ovviamente le due attrici, la sceneggiatura di cui sopra e la bellissima musica di Philip Glass.






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