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Don't Look Up (2021)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 26 dic 2021
  • Tempo di lettura: 7 min

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Don't Look Up

USA 2021 commedia 2h18’


Regia: Adam McKay

Sceneggiatura: Adam McKay

Fotografia: Linus Sandgren

Montaggio: Hank Corwin

Musiche: Nicholas Britell

Scenografia: Clayton Hartley

Costumi: Susan Matheson


Leonardo DiCaprio: dott. Randall Mindy

Jennifer Lawrence: dott.ssa Kate Dibiasky

Rob Morgan: dott. Clayton "Teddy" Oglethorpe

Meryl Streep: presidente Janie Orlean

Jonah Hill: Jason Orlean

Mark Rylance: Peter Isherwell

Cate Blanchett: Brie Evantee

Tyler Perry: Jack Bremmer

Timothée Chalamet: Yule

Ron Perlman: col. Ben Drask

Ariana Grande: Riley Bina

Scott Mescudi: DJ Chello

Melanie Lynskey: June

Michael Chiklis: Dan Pawketty

Himesh Patel: Phil

Paul Guilfoyle: gen. Themes

Tomer Sisley: Adul Grelio


TRAMA: La dottoranda in astronomia Kate Dibiasky e il professor Randall Mindy fanno una straordinaria scoperta: una cometa in orbita all'interno del sistema solare. Il primo problema è che si trova in rotta di collisione con la Terra. E l'altro è che ka cosa non sembra interessare a nessuno. A quanto pare, avvisare l'umanità di una minaccia delle dimensioni del monte Everest rappresenta un evento scomodo da affrontare.


Voto 7

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Nell’era imperante dei talkshow televisivi e radiofonici in cui i conduttori convocano esperti specializzati e opinionisti di ogni materia per rendere l’informazione giornalistica uno spettacolo polemico pur di fare audience, fino a livelli insopportabili, ma soprattutto creando enorme confusione nello spettatore ignorante, il quale a sua volta reagisce prontamente mettendosi a discettare anch’egli come un navigato studioso della materia trattata, il tutto shakerato nel frullatore dei social network – sicuramente il più potente diffusore di fake news al mondo di sempre -, Adam McKay scrive e dirige una commedia che corre a perdifiato per colpire con divertente e acida comicità il blablabla incessante intorno ad argomenti serissimi che ci stanno investendo negli ultimi anni. Il cambiamento climatico e la spaventosa diffusione del virus che ci ha stravolto la vita sono i principali obiettivi (specialmente il secondo) delle infinite discussioni e tavole rotonde a cui assistiamo in TV, con la disarmante conseguenza che l’esperienza pluriennale di studiosi e scienziati viene messa non solo in discussione ma violentemente contestata dal cittadino qualunque, che sia un ordinario impiegato o esperto specializzato in ben altri campi non importa. Questa anomala situazione viene portata dal regista sino all’estrema ipotesi con una trama che non è basata su reali avvenimenti accaduti ma, come si spiega, su fatti realmente possibili.

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Che le comete delle più varie dimensioni viaggino continuamente nello spazio è un dato di fatto ma per fortuna gli astronomi mai ci mettono in allarme per una possibile o probabile collisione con il nostro malmesso pianeta. Al massimo accade che qualche meteorite cada qui o là senza alcuna grave conseguenza. Invece la trama del film, parafrasando lo schema classico del genere catastrofico con tanto di immancabile super cast costituito da un lungo elenco di attrici e attori di prim’ordine, ci parla di un evento terminale per la Terra: una enorme cometa che misura intorno ai 9 chilometri di larghezza sta navigando nello spazio con una traiettoria che la porterà nel giro di poco più di sei mesi a impattarsi con il nostro pianeta. A scoprirlo è la dottoranda Kate Dibiasky, che come ogni mattina entra nella sua postazione di lavoro nel centro astronomico del Michigan per osservare lo spazio infinito: quando i suoi occhi notano la traiettoria inequivocabile avverte subito il suo professore Randall Mindy che immediatamente cerca di calcolare con quale sicurezza ciò possa avvenire e in quanto tempo si realizzerebbe. Lo studioso è spaventato nello scoprire che la certezza è vicina al 100% e che il tempo a disposizione per avvertire le autorità nazionali e mondiali non è molto. È tempo di agire immediatamente e diffondere, però nella maniera giusta, la tremenda notizia. A chi rivolgersi? Al Presidente degli Stati Uniti! Alla presidentessa Janie Orlean, senza indugio, per il tramite del funzionario addetto alla sicurezza planetaria, il dott. Oglethorpe. Il problema è però che lo staff presidenziale è troppo impegnato a risolvere uno scandalo sessuale che affligge la popolarità della Presidentessa, persona vanesia e poco preoccupata della notizia. La donna, elegante e truccata, dotata di una capigliatura fluente di color giallopiscio tale e quale a quella di Trump, prima rinvia più volte per altri impegni (che ritiene più impellenti) l’incontro nello studio ovale con i due scienziati, poi evita di allarmare la popolazione. Come può mai essere certo che possa accadere un fatto del genere? Come rovinare la sua campagna politica con una notizia così spaventosa? Il popolo ha bisogno solo di notizie positive, è risaputo.

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Da qui una serie infinita di riunioni per i due astronomi per essere presi sul serio, sia nello studio della Presidentessa, dove il cocco di mamma Jason Orlean imperversa con continue idee sciocche quanto lui, con la presenza degli ufficiali militari che potrebbero organizzare una spedizione di testate nucleari per far deviare la traiettoria del funesto astro, sia nel seguitissimo show televisivo condotto da Jack Bremmer e Brie Evantee, una coppia di brillanti conduttori che, sentita distrattamente la notizia, deridono i due ospiti chiedendo candidamente ma anche maliziosamente quante case avrebbe potuto distruggere la cometa. E siccome la notizia pare più paradossale e scomoda per il quieto vivere degli spettatori viene catalogata come un tentativo di affermazione alla fama da parte di due scienziati sconosciuti del Michigan. Dati i due caratteri ben differenti, Kate Dibiasky – che essendo stata la vera scopritrice ha avuto l’onore di dare il suo nome al corpo celeste – appare subito come una persona ansiosa e isterica, quindi un personaggio che non buca la TV e ne viene accantonata, mentre il prof, dal ciuffo ribelle su una tempia e dalla barba inizialmente incolta, imbottito di Xanax e altre pillole ansiolitiche, viene giudicato – ahiahiahi signora Brie! – come un uomo dotato di un sex appeal che strega. Insomma, fa più spettacolo presentare due studiosi come personaggi che come scienziati. Non è così, oggi?

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Come un Titanic qualsiasi, la gente balla, beve e deride le persone serie mentre la Terra si avvia a sparire dallo spazio. La finzione e la comodità del quieto vivere vincono sul reale, i personaggi creati ad arte vincono sulla cruda verità. Il discorso fatto dalla spumeggiante e inarrestabile Presidentessa, con tanto di cappellino (no, non è rosso come quello di Trump, ma gli rassomiglia) che inneggia alla forza del popolo elettore e beffeggia i “sopraguardisti” è l’inno alla vacuità e alla vanagloria momentanea. In buona sostanza, è inutile alzare lo sguardo per cercare la cometa, Don't Look Up, quindi, non guardare e non ci far caso, vi difendiamo noi, soprattutto adesso che è arrivato quel geniale di Peter Isherwell, l’ideatore dello smartphone che sa tutto di te, che ti guida nelle scelte, il padrone assoluto del tracciamento delle tue orme nel web, che sa perfino la maniera in cui morirai (che cosa è il Bronteroc lo scopriremo nel fine, esilarante e vendicativo). Questo audace imprenditore è il più fanfarone di tutti e sa come parlare e convincere. Dall’alto della sua potenza industriale e di intrattenimento, convince la commander in chief Janie Orlean della bontà della sua operazione: estrarre dalla cometa i preziosissimi minerali di cui è costituita per poterli utilizzare a scopi industriali. Perché farla distruggere se quei materiali ci arricchiranno ancor di più? È il colmo! La stupidità e la voglia di profitto è superiore alla volontà di salvare se stessi e il genere umano.

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I due protagonisti Kate e Randall sono consci che la loro rincorsa per la salvaguardia del mondo e della gente non è servita a nulla e si rappacificano con la loro coscienza in una cena familiare con toni spirituali. Loro, almeno, sono a posto con la coscienza. I “meme” forse sono l’espressione della messa in ridicolo anche delle questioni serie che l’Uomo invece deve affrontare per non affondare nella vacuità dei personaggi ipercaricati che Adam McKay si diverte a far assurgere a maître à penser, a influencer del modo di pensare e agire di questo oggi malato. Populismo, scetticismo anticlimatico, fake news manipolate da loschi personaggi che abitano la nostra vita, sono tutti i temi che l’autore ha voluto mettere alla berlina con il sarcasmo necessario per riderne amaramente. Il film diverte ma fa riflettere, fa sghignazzare i protagonisti più beceri mentre fa sentire impotente chi ha le conoscenze necessarie. Basta accendere quell’elettrodomestico che fa rimbambire per rendersene conto. Non so come faremo a sopravvivere a questo mondo ridotto a uno show continuo se dobbiamo confrontarci continuamente con il rifiuto del reale, con la catastrofe climatica ormai in atto, in mezzo ad un sistema mediatico che suona come un’orchestra mentre la nave affonda, in cui conta principalmente il consumatore e il popolo in qualità di utente. Siamo in una parodia, come ci mostra il film, ci stiamo meritando la catastrofe allegramente. Pessimismo? Non so, se questa tesi è realistica allora il film predica (farsescamente) bene.

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Tutti in palla gli attori, maschere adeguate per fare un discorso serio-grottesco di questo genere. Leonardo DiCaprio, molto apprezzato dalla critica ufficiale, merita attenzione per un ruolo molto differente da quelli che frequenta solitamente e sorprende non poco. Jennifer Lawrence va a nozze con il suo personaggio esuberante, che lei affronta come sa sempre fare, bardata con una frangetta rosso mattone come il lucidalabbra, sovraeccitata, scandalizzata e piercingata (entrambi, per adesso, nominati ai Golden Globe). Meryl Streep non meraviglia più di tanto, dato il suo sovrannaturale talento, e prendere in giro i personaggi politici che odia le viene facile come bere un bicchiere d’acqua: ci gioca con la sua Presidentessa. Jonah Hill fa praticamente quello che sa fare da sempre e gli riesce anche stavolta. Cate Blanchett carica il suo personaggio televisivo come una tigre e merita ancora una volta applausi. Timothée Chalamet è in uno dei tanti ruoli che sa bene come interpretare e non sbaglia mai. Chi meraviglia di più è, a mio parere, il più sorprendente mai vito Mark Rylance, dai folti capelli bianchi e dall’accento snob che ci prende per i fondelli. Finalmente tante volte chiamato su tanti set dopo un lungo silenzio fatto solo di teatro. Le sue apparizioni, dopo che mi folgorò anni fa nel meraviglioso Intimacy - Nell'intimità, erano rare, meno male per il cinema che lo ha ripescato Steven Spielberg con Il ponte delle spie, dopo di che lo abbiamo goduto soprattutto in Dunkirk e Il processo ai Chicago 7, oltre ad altri film. In questa occasione è strabiliante e grottescamente provocatorio.

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Per Adam McKay elogi assoluti come regista e come scrittore dalla sceneggiatura brillante, con dialoghi a raffica, battute saettanti e sagaci, personaggi caricati a molla, che poi non sono altro che noi stessi in caricatura. Sintonizziamo la TV solo sulle reti che trasmettono film intelligenti, evitiamo gli spettacoli che danno importanza ai vari Capezzone e Sgarbi di turno. Anche loro recitano per cassetta, ma almeno, quando lo fanno gli attori veri, lo sappiamo. Nel frattempo, godiamoci la dissacrante canzone di Ariana Grande, altro personaggio presente, che, in coppia con il rapper Kid Cudi, si adatta al clima del film, senza risparmiarci neanche un testo con termini grevi, giusto per essere irriverenti in modo appropriato al film: ‘Just Look Up’.

Film non memorabile ma molto gradevole e intelligente.



 
 
 

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