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…e ora parliamo di Kevin (2011)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 8 giu 2019
  • Tempo di lettura: 3 min

…e ora parliamo di Kevin

(We Need to Talk About Kevin) UK/USA 2011, drammatico, 1h52’


Regia: Lynne Ramsay

Soggetto: Lionel Shriver (romanzo)

Sceneggiatura: Lynne Ramsay, Rory Stewart Kinnear

Fotografia: Seamus McGarvey

Montaggio: Joe Bini

Musiche: Jonny Greenwood

Scenografia: Judy Becker

Costumi: Catherine George


Tilda Swinton: Eva Khatchadourian

John C. Reilly: Franklin

Ezra Miller: Kevin adolescente

Jasper Newell: Kevin, 6-8 anni

Rock Duer: Kevin da piccolo

Ashley Gerasimovich: Celia

Siobhan Fallon Hogan: Wanda

TRAMA: Eva ha messo tra parentesi la sua vita professionale e tutte le sue ambizioni personali per dare alla luce Kevin. Eppure la comunicazione tra lei e suo figlio è piuttosto complessa sin dall'inizio e quando Kevin ha 16 anni, finisce per commettere l'irreparabile. Eva si interroga allora sulle sue responsabilità e ripercorrendo le tappe della sua vita con suo figlio tenta di comprendere

cosa avrebbe dovuto fare diversamente.


Voto 7


Che la regista/sceneggiatrice scozzese Lynne Ramsay ami soggetti particolari e fuori dai soliti canoni lo ha dimostrato sin dal suo debutto e che la critica, ufficiale e non, e tutti i cinefili abbiano apprezzato le sue opere lo dimostra il numero di premi e candidature acquisite in tutto il mondo, per ogni film. L’ulteriore prova dei soggetti letterari che la attirano l’abbiamo avuta ultimamente con il particolarissimo A Beautiful Day - You Were Never Really Here (2017) (recensione), un altro film da non perdere.


E se questo biglietto da visita può svegliare l’attenzione degli spettatori inconsci, ancor di più lo fanno i suoi film, ad iniziare da questo che l’ha fatta conoscere definitivamente al mondo intero. Il titolo originale – tratto dal romanzo omonimo della scrittrice statunitense Lionel Shriver – anche se per un minimo particolare dice molto di più di quello assegnato dalla distribuzione italiana: ‘Abbiamo bisogno di parlare di Kevin’. “Abbiamo”, sì, perché evidentemente discuterne è divenuto necessario, è arrivato il momento, non è più rinviabile. L’atmosfera che regna nella famiglia al centro della nostra attenzione è già di per sé straniante e obbliga lo spettatore a ragionarci immediatamente, anche perché la valente regista non si perde in lunghi preamboli e ogni passaggio, ogni sequenza è sempre un passo decisivo per entrare in questo strano mondo familiare. C’è un rapporto disfunzionale tra quella madre (che Tilda Swinton! non delude mai in questi atipici ruoli) e suo figlio Kevin, le cui sembianze esterne hanno il fisico di un attore dotato e votato per i personaggi scomodi e alternativi.


Lo ha tanto voluto questo figlio, Eva, ma al momento del parto era come se avvertisse in anticipo cosa le stesse riservando il destino con quel bimbo: il suo corpo eccepiva fisicamente, ergeva riluttanza. Avvertiva l’estraneità di quel figlio come fosse un alieno e si tratteneva, fino a obbligare l’ostetrica ad esclamare “Eva, non opporre resistenza!”. Premonizioni di una mamma? Forse. Di certo adesso non sa più come recuperarlo: confida, come ogni madre, nel suo operato verso di lui e stenta a credere a ciò che vede. Lei lotta per amare il suo strano bambino, nonostante le cose sempre più pericolose che dice, che pensa e che realizza mentre cresce, ma Kevin ha appena iniziato un percorso allucinante e il suo atto finale sarà al di là di qualsiasi cosa qualcuno abbia mai potuto immaginare.




E mentre il viso tondo e segnato di John C. Reilly - l’attore jolly che ogni autore ama impiegare -esprime la nostra angoscia, osserva quello che accade in casa attonito come noi, con il timore che ogni suo intervento possa creare maggiore squilibrio, il giovane Ezra Miller – perfetta rappresentazione straniante - dà la prima vera dimostrazione di quello che è capace di fare nei ruoli a lui più congeniali e destabilizzanti. Volto da coltivare.



 
 
 

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