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Erano ragazzi in barca (2023)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 28 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

Erano ragazzi in barca

The Boys in the Boat

USA 2023 biografico 2h3’

 

Regia: George Clooney

Soggetto: Daniel James Brown (romanzo omonimo)

Sceneggiatura: Mark L. Smith

Fotografia: Martin Ruhe

Montaggio: Tanya M. Swerling

Musiche: Alexandre Desplat

Scenografia: Kalina Ivanov

Costumi: Jenny Eagan

 

Joel Edgerton: coach Al Ulbrickson

Callum Turner: Joe Rantz

Peter Guinness: George Yeomans Pocock

Jack Mulhern: Don Hume

James Wolk: coach Tom Bolles

Hadley Robinson: Joyce Simdars

Courtney Henggeler: Hazel Ulbrickson

Chris Diamantopoulos: Royal Brougham

Sam Strike: Roger Morris

Alec Newman: Harry Rantz

Luke Slattery: Bobby Moch

Thomas Elms: Chuck Day

Thomas Stephen Varey: John White

Bruce Herbelin-Earle: Shorty Hunt

Wil Coban: Jim McMillin

Joel Phillimore: Gordy Adam

Edward Baker-Duly: Benjamin Billings

Jack Staddon: Bo Billings

Adrian Lukis: Jay Ellis

 

TRAMA: La storia della squadra di canottaggio dell’Università di Washington durante gli anni ‘30, dagli esordi nell’era della Depressione fino alla sorprendente vittoria dell’oro alle Olimpiadi di Berlino del 1936.

 

VOTO 5,5

 

 

L’ultima regia di George Clooney, suo nono lungometraggio, tratto dal romanzo omonimo dello scrittore statunitense Daniel James Brown, tratta della vera vicenda accaduta durante la Grande Depressione, quando un gruppo di giovani di varia estrazione - ma nella quasi totalità senza privilegi, alcuni dei quali, come il protagonista, non se la passano molto bene e già con difficoltà economiche per pagarsi l’università – trovarono nel canottaggio una possibilità concreta di riscatto, trasformando una sfida sportiva in una storia di appartenenza e identità collettiva.

 

 

Questi giovanotti non si conoscono ma affluiscono in tanti nella palestra organizzata dall’allenatore da piglio severo Al Ulbrickson (Joel Edgerton) che ha intenzione di costruire una squadra tosta, prima per gareggiare nelle dispute locali e nazionali e poi con la forte determinazione per giungere alle qualifiche per partecipare come imbarcazione ufficiale alle Olimpiadi di Berlino nel 1936, nella specialità del canottaggio dell’”8 con”. Si tratta di prepararli duramente sia nel fisico, con pesanti allenamenti, sia nella tecnica della voga poiché in quel tipo di gara l’aspetto primario è la coordinazione del gesto atletico degli otto componenti e del loro timoniere. In sintesi, è necessario che il gruppo diventi una vera squadra in cui ognuno diventi una parte del tutto. Clooney non segue ovviamente tutti gli otto prescelti ma punta l’attenzione sul più indeciso Joe Rantz (Callum Turner), un giovanottone dal bell’aspetto che in primo momento sogna di essere selezionato solo per pagarsi gli studi con il modesto compenso che gli spetterebbe. Non proprio un desiderio atletico-sportivo ma ciononostante con la potenzialità di diventare la colonna importante della squadra, pur dopo un momento di forte flessione psicologica.

 

 

Il racconto è incorniciato dai ricordi dell’anziano Joe Rantz. Da giovane, è uno studente squattrinato che fatica a pagare la retta universitaria. Entra nella squadra di canottaggio Junior Varsity per ottenere vitto, alloggio e un lavoro. Insieme all’amico Roger Morris e sotto la guida del severo coach Al Ulbrickson, Joe scopre disciplina, spirito di squadra e un talento inatteso. La squadra sorprende tutti vincendo regate importanti, fino a essere promossa a equipaggio principale per tentare la qualificazione olimpica. Joe affronta anche i fantasmi del proprio passato, in particolare l’abbandono del padre, che rischiano di compromettere la sua performance. Dopo una vittoria sofferta a Poughkeepsie, il problema principale che il team deve affrontare è la raccolta dei fondi per poter partire per Berlino. Alle Olimpiadi, nonostante la malattia del capovoga Don Hume e le condizioni di gara sfavorevoli, l’equipaggio americano compie un’impresa straordinaria: con una tattica ben studiata ed una rimonta finale mozzafiato, batte Germania e Italia al fotofinish, conquistando l’oro.

 

 

Il regista sceglie un racconto classico costruito in modo lineare, senza cercare di stupire, affidandosi alla forza degli eventi e a una struttura narrativa semplice. È lo schema classico dei film sportivi: le complicazioni familiari e finanziarie, le qualità fisiche e la propensione allo sforzo atletico, l’ascesa, la crisi e la definitiva affermazione. Non manca nemmeno il lato sentimentale, con le relative titubanze, sempre superate per merito della ragazza carina che sa sopportarlo nelle difficoltà, sa aspettarlo, sa amarlo fino a quando finalmente il protagonista si lascia andare. Ripeto, un classico del cinema di sempre e di ogni origine, con la felicità del rapporto romantico e la vittoria finale. La differenza è che questa volta vuol dire addirittura la medaglia d’oro più ambita nella storia dello sport. Anche inattesa, viste le problematiche iniziali, sia del singolo che della squadra. Clooney punta soprattutto sul lato mentale dello spirito del team, come insegnato ripetutamente dal coach, aspetto che Joe fa fatica a recepire inizialmente.

 

 

Ciò che lo avrà attirato è probabilmente l’impegno che quei giovani vi hanno messo (conosciamo la moralità dell’artista quando si impegna in argomenti seri) e per dimostrare cosa vuol dire diventare una squadra quando si parte da vite fragili, instabili, spesso solitarie. Purtroppo vi è la consueta dose di retorica, anche nazionalistica, di cui il cinema americano non sa fare a meno, solo che, personalmente, da Clooney non me l’aspettavo. Un film semplice, senza grande impegno ad approfondire i personaggi, per giunta solo accennando alla terribile Grande Depressione (che è un argomento che ha sempre condizionato tanti racconti), una sceneggiatura piatta e generica, senza emozione. Il regista, brav’uomo come tutti questi personaggi, resta nella sua linearità facile e per questo non fa sognare, non è, come ha giustamente scritto qualcuno, Robert Redford, cineasta che faceva diventare ideale ogni sogno, elevandolo a virtù umana e sociale.

 

 

Sì, il film si lascia vedere ma anche scivolare via, nulla di impegnativo. La recitazione risente della non eccellente sceneggiatura e perfino il più noto degli attori, Joel Edgerton, resta rigidamente nel ruolo del duro dal cuore generoso.

 


 
 
 

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