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Essere John Malkovich (1999)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 12 feb 2019
  • Tempo di lettura: 3 min

Essere John Malkovich

(Being John Malkovich) USA 1999, commedia, 1h52'


Regia: Spike Jonze

Sceneggiatura: Charlie Kaufman

Fotografia: Lance Acord

Montaggio: Eric Zumbrunnen

Musiche: Carter Burwell

Scenografia: K.K. Barrett

Costumi: Casey Storm


John Cusack: Craig Schwartz

Cameron Diaz: Lotte Schwartz

Catherine Keener: Maxine Lund

John Malkovich: John Horatio Malkovich

Orson Bean: dr. Lester

Mary Kay Place: Floris

Charlie Sheen: se stesso

Ned Bellamy: Derek Mantini

Sean Penn: se stesso

Spike Jonze: assistente di Derek Mantini


TRAMA: Craig è un burattinaio fallito. Sua moglie, Lotte, lavora in un negozio di animali. Marito e moglie hanno l’aria sudicia. Sciatti, disordinati, irrisolti e simpatici, galleggiano nella provvisorietà. Craig trova un posto di archivista in una ditta al settimo piano e mezzo di un palazzo di Manhattan, dai soffitti adatti ai nani, e scopre un tunnel che porta dentro alla testa dell'attore John Malkovich, il quale, dopo quindici minuti, ti vomita nel New Jersey, in un prato vicino all’autostrada. Un affare lucroso.


Voto 7


Lui, il regista Spike Jonze, tra una marea di videoclip, shorts, video-documentary, esordisce nel campo dei lungometraggi con questa storia strampalata, poi – giusto per non smentirsi – arrivano Il ladro di orchidee (e siamo sempre lì) e il successo e i premi del futuristico Lei – Her. L’altro, lo sceneggiatore Charlie Kaufman, non meno bizzarro, gli scrive i primi due, poi si conferma con Confessioni di una mente pericolosa (George Clooney), con il meraviglioso Se mi lasci ti cancello e si afferma anche come autore con Synecdoche, New York. Perché questo piccolo elenco? Perché solo leggendo i suddetti titoli si riesce, conoscendoli, a concepire la fantasia e l’estrosità di questo binomio fuori da ogni regola hollywoodiana, dotato di una fervida immaginazione e dalla voglia irresistibile di percorrere strade sconosciute, dove più che di cinema innovativo viene spontaneo parlare di cinema dell’assurdo.


Spiazzante, anomalo, bizzarro, fantastico, questo film rivela la sua maschera già quando si legge la trama, figuriamoci la sceneggiatura. Mescolando una vago senso del drammatico con la satira del teatro d’avanguardia e un tocco di metafisica, il concetto iniziale è la celebre frase di Andy Warhol: "Nel futuro ognuno potrà avere 15 minuti di successo." Infatti, ci troviamo davanti alla possibilità di entrare nella testa di un attore istrionico e duttile (in questo caso inconsapevole) come John Malkovich e restarci per un quarto d’ora. L’idea è geniale, sia da parte del duo autoriale che per il protagonista Craig che trova una fonte inaspettata di guadagno. Oltre ovviamente al citato attore, è possibile ammirare come si adattano facilmente a questo gioco assurdo John Cusack, la bella Cameron Diaz, che però stavolta si imbruttisce adeguatamente per essere giusto in tono, e la spiazzante Catherine Keener. L’opera parte benissimo e si viene inevitabilmente coinvolti dal gioco irrazionale che viene raccontato, peccato che poi la trama si attorciglia un po’ e si perde il ritmo e il mordente. Comunque non si sfugge: è un film che appassiona e diverte nella sua anomalia, altrimenti può succedere che dopo mezz’ora lo spettatore interrompa la visione. Può succedere!


Craig: C'è una porticina nel mio ufficio, Maxine... ed è un passaggio che ti conduce all'interno di John Malkovich. Vedi il mondo attraverso gli occhi di John Malkovich e poi dopo circa quindici minuti, sei sputato fuori in un fossato che costeggia la New Jersey Turnpike!

Maxine: Grandioso! Chi cazzo è John Malkovich?

Craig: Oh-oh, è un attore, uno dei più grandi attori americani del ventesimo secolo!

Maxine: Oh, e cosa ha fatto?

Craig: Oh, un sacco di cose, anche quel film sul ladro di gioielli. È molto stimato. E comunque il punto è un altro: è un evento, direi, eccezionale... quasi soprannaturale. Non si può spiegare! E inoltre solleva tutta una serie... tutta una serie di questioni filosofiche basate sulla natura del proprio ego, sull'esistenza dell'anima. Io sono io, Malkovich è Malkovich... Avevo un pezzo di legno in mano, Maxine, ora non ce l'ho più... dov'è? È scomparso? Dove è andato a finire? È ancora nella testa di Malkovich? Io non lo so! Capisci che razza di pasticcio metafisico c'è in quel passaggio? Eh? Non so se potrò continuare a vivere la mia vita come l'ho vissuta finora.


 
 
 

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