La gioia (2025)
- michemar

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La gioia
Italia 2025 dramma 1h48’
Regia: Nicolangelo Gelormini
Soggetto: Gioia Salvatori, Giuliano Scarpinato (opera teatrale Se non sporca il mio pavimento)
Sceneggiatura: Benedetta Mori, Giuliano Scarpinato, Chiara Tripaldi
Fotografia: Gianluca Palma
Montaggio: Chiara Vullo
Musiche: Tóti Guðnason
Scenografia: Eugenia F. Di Napoli
Costumi: Antonella Cannarozzi
Valeria Golino: Gioia Montefiori
Saul Nanni: Alessio Benedetti
Jasmine Trinca: Carla, madre di Alessio
Francesco Colella: Cosimo
Betty Pedrazzi: Gisella, madre di Gioia
Laura Mazzi: Paola
Anita Fiorello: Vera
Gilda Postiglione: Elena
TRAMA: Gioia è un’insegnante di liceo che vive ancora con i genitori, intrappolata in un amore familiare soffocante e in un’esistenza segnata dall’isolamento. La sua vita scorre silenziosa, fatta di libri e di abitudini, finché nella sua scuola non incontra Alessio, un ragazzo che usa il proprio corpo come merce di scambio per guadagnare denaro e sostenere la madre. Tra i due nasce un legame fragile e proibito, che sfugge a ogni logica e che diventa per entrambi un’ancora e un rischio.
VOTO 6

Il soggetto del secondo film di Nicolangelo Gelormini ha una duplice fonte: la vera e tragica storia di una professoressa, Gloria Rosboch, e l’opera teatrale Se non sporca il mio pavimento che ha lo stesso tema e che diventa, per via dell’ambientazione che ne hanno dato gli autori, una favola noir, così come ci appare anche questo film. L'omicidio di Gloria Rosboch è un caso, infatti, di cronaca nera avvenuto il 13 gennaio 2016 a Castellamonte, nella città metropolitana di Torino ed eventuali ricerche in rete ne raccontano la brutta vicenda. Il film, con le variazioni che gli sceneggiatori ed il regista hanno voluto inserire, oltre a cambiare i nomi e le responsabilità dei personaggi coinvolti, ne segue abbastanza fedelmente lo sviluppo.

Gioia Montefiori è una professoressa di francese di mezza età che vive a Torino con i genitori anziani: una madre religiosa e oppressiva e un padre affetto da Alzheimer. La sua vita è scandita dalla scuola, dalla cura dei conigli d’Angora e dalle partite della Juventus, mentre l’amore resta per lei qualcosa conosciuto solo nei romanzi di Flaubert. Un giorno offre un passaggio ad Alessio Benedetti, studente ripetente con una vita familiare difficile e un’attività segreta di prostituzione in club privati. Il ragazzo, intuendone la fragilità, le chiede ripetizioni e costruisce con lei un rapporto sempre più ambiguo, fino a sfiorare la dimensione sentimentale. Fino a quando Alessio la convince a investire tutti i suoi risparmi (ben 220 mila euro) in un presunto progetto immobiliare a Montecarlo.

Il giorno della partenza, però, scompare. Gioia continua a cercarlo, oscillando tra illusione e disperazione, finché lui, a distanza di un mese, non la ricontatta promettendo di restituirle il denaro. All’incontro si presenta con Cosimo, che si finge avvocato e la spinge a salire in auto. La portano in una zona isolata, dove la discussione degenera: Gioia minaccia di denunciarli, Alessio tenta goffamente di giustificarsi, ma alla fine la trascina fuori dall’auto e la strangola. Il corpo verrà nascosto in un pozzo.

L’inizio del film è alquanto spiazzante e diversivo, con alcune sequenze in cui il regista mostra più personaggi, che compaiono in diversi luoghi, inducendo a credere che si tratti di una storia a più facce. Ed invece questi personaggi convergono in un’unica vicenda quando li vediamo incrociarsi e frequentarsi. Come si deduce sin dalle prime scene, la protagonista Gioia è un’insegnante di francese in un liceo che non ha mai conosciuto l’amore, se non quello opprimente dei genitori, con cui vive ancora. Tra gli studenti della sua scuola c’è questo giovanotto dotato di una bellezza quasi femminile, Alessio, un ragazzo che usa il suo corpo come uno strumento per rimediare centinaia di euro e aiutare sua madre, cassiera in un supermercato e sempre sul lastrico. Tra Alessio e Gioia nasce un legame proibito, fragile e inspiegabilmente necessario per entrambi, ma chiaramente manipolato dal ragazzo. Ma il desiderio di un riscatto sociale e umano per Alessio è un veleno silenzioso che gli impedisce di farsi conquistare definitivamente dalla dolcezza disarmante di Gioia. Così, distrugge tutto e cancella l’unica persona che lo ami veramente per quello che è. Anche per la profonda ingenuità e inesperienza in campo affettivo della donna.

È una lenta discesa agli inferi e lo spettatore, avendo prima notato il tipo di vita che conduce Alessio, intuisce ben presto che l’avvicinamento tra i due protagonisti non porterà mai a qualcosa di positivo, che lei sarà una debole preda e che lui abbia tutti i mezzi “fisici” e psicologici per abbindolarla con facilità. Uno è troppo furbo e manipolatore, l’altra è una sempliciotta invecchiata tra quattro mura ed una madre restrittiva. Come altro può andare a finire? Eppure, nessuno può davvero percepire in anticipo che il dramma si trasformerà in tragedia in un momento in cui Alessio non riesce a controllarsi e, pur piangendo, si vede costretto alla soluzione estrema. Piangendo perché, nonostante le apparenze e l’imprevedibilità, anche lui prova un certo sentimento di affezione verso quella donna così semplice che le aveva affidato cuore e conto in banca, per un sogno irrealizzabile che lei vedeva come un volo di libertà, finalmente dopo un’esistenza insignificante e vuota.
Gioia, si chiama la donna attempata che si richiude nella sua stanza, che veste con improbabili maglioni a fiorellini, che tiene sul comò angeli di ceramica, bambolotti di pezza e la sciarpa della Juventus. La sua felicità? Semplice come lei: si riduce a una partita vinta dalla squadra del cuore ma non ha mai conosciuto l’ebbrezza dell’innamoramento dell’adolescenza o, forse, ancora lo aspetta e romanticamente, stupidamente, ascolta di nascosto Reality di Richard Anderson, da Il tempo delle mele. Ma, attenzione, il regista non la prende in giro, non la mostra crudelmente per la sua ingenua stupidità, tanto che, invece, la inquadra rispettandola per come è, perché, come si nota facilmente, Gioia è una analfabeta dei sentimenti e non per colpa sua. Ecco perché l’astuto Alessio la afferra al volo un po’ per gioco e un po’ per approfittarne. Il che è ancora più crudele e atroce. Salvo poi restarne intimamente conquistato e provare un briciolo di affetto. Ma fino ad un certo punto, tanto da completare e cogliere l’occasione del gruzzolo consistente da asportare. Gioia di nome ma non di fatto.
Da un lato un legame sbilenco, da un altro lo scandalo di un rapporto tra una docente matura ed un allievo, ma la vita ci ha insegnato che nella storia dell’uomo queste anomalie, seppure raramente, accadono, ma si preferisce soffocare le conseguenze e andare oltre. Il caso specifico di Gloria Rosboch qui raccontato viene portato a galla e pare una trama adatta per il cinema, quando invece è purtroppo realtà. Penosa, tragica, crudele, criminale, ma realtà. D’altronde con un tipo di giovanotto del genere e con un complice-amante geloso come Cosimo non poteva andare diversamente, magari non con quell’epilogo ma male di certo. Stride inoltre la differenza di culture tra i due. Mentre lei conosce le parole dell’amore meglio dell’amore stesso avendo studiato i romanzi dei grandi autori francesi ma non ha mai avuto accesso all’esperienza, lui, al contrario, vive il corpo come linguaggio primario, ma senza alcuna grammatica emotiva, e non per colpa totalmente sua avendo sempre vissuto in un contesto in cui i modelli affettivi sono assenti o distorti. Mente contro corpo. Sentimento contro sesso a pagamento. Il loro incontro non è quindi scandalo morale: è la collisione tra conoscenza e istinto, tra immaginazione e sopravvivenza. E proprio da questa incompatibilità nasce la tragedia.
Purtroppo ho provato anche noia: ci sono non pochi momenti in cui ci si sfinisce senza che accada qualcosa. Nicolangelo Gelormini ci porta lentamente a percorrere l’intera vicenda e ciò influisce sulla paziente visione. Per fortuna, si resta incantati dalla bravura di Valeria Golino: è un’attrice la cui maturità è visibile anche a chi è disattento. Avendo appena finito di vedere uno degli ultimi film con Valeria Bruni Tedeschi, mi sono reso conto che entrambe le Valeria sono tra le poche principesse del cinema italiano, capaci di nobilitare qualsiasi film, oltrepassando il giudizio complessivo dell’opera. Per il resto, buone le prestazioni di Francesco Colella, della provocante (per via del personaggio) e sempre ottima Jasmine Trinca, ma ovviamente la parte del leone la fa Saul Nanni, giovin attore molto ben predisposto al ruolo affidatogli.
Film discreto e vicenda vera sconcertante.

Riconoscimenti
Nastri d’argento 2026
Candidatura miglior regista
Candidatura miglior sceneggiatura
Candidatura miglior attore protagonista a Saul Nanni
Candidatura miglior attrice protagonista a Valeria Golino
Candidatura miglior costumi


















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