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Exodus (1960)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 10 mag
  • Tempo di lettura: 4 min

Exodus

USA 1960 dramma storico 3h28’

 

Regia: Otto Preminger

Soggetto: Leon Uris (romanzo)

Sceneggiatura: Dalton Trumbo

Fotografia: Sam Leavitt

Montaggio: Louis R. Loeffler

Musiche: Ernest Gold

Scenografia: Richard Day

Costumi: Hope Bryce, Rudi Gernreich

 

Paul Newman: Ari Ben Canaan

Eva Marie Saint: Kitty Fremont

Ralph Richardson: generale Sutherland

Peter Lawford: maggiore Caldwell

Lee J. Cobb: Barak Ben Canaan

Sal Mineo: Dov Landau

John Derek: Taha

Hugh Griffith: Mandria

Gregory Ratoff: Lakavitch

Felix Aylmer: dottor Lieberman

David Opatoshu: Akiva Ben Canaan

Jill Haworth: Karen Hansen

Marius Goring: Von Storch

Michael Wager: David

Victor Maddern: sergente

George Maharis: Yoav

John Crawford: capitano Hank Schlosberg

Alexandra Stewart: Jordana Ben Canaan

 

TRAMA: Nel 1947 a Cipro, uno delle migliaia di profughi ebrei internati dagli inglesi organizza una fuga e il furto della vecchia nave Exodus per salpare verso la Palestina.

 

Voto 6,5

 

 

Scrivere di un argomento come questo non è facile, perché gli ultimi anni stiamo assistendo ad eventi disumani. E se devo farlo, avverto moltissima difficoltà, perché la Storia del popolo ebreo a cui l’ONU aveva assegnato, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la terra del Medioriente che occupa ora, è oggi afflitta dalla ben tragica situazione dell’occupazione delle terre in cui abita(va)no i Palestinesi. Non voglio farne una discussione politica o etnica, ma siamo cresciuti sapendo solo una parte della Storia ed io, dopo aver letto il bellissimo e drammatico libro “Ogni mattina a Jenin” di Susan Abulhawa (vi invito tutti a comprarlo!) mi sono fatto un’idea totalmente differente e quindi non vado oltre. Questo non è il luogo ed ognuno di noi ha un suo parere.

 

 

Otto Premiger, grande regista di origini austriache ed ebree (spiega il punto di vista?), autore di film duri e incisivi di ottima resa cinematografica, comprò i diritti del romanzo omonimo di Leon Uris che ne è il soggetto e girò questo film lunghissimo e pieno di avvenimenti e personaggi: quasi un colossal alla David Lean, magnifico di colori, vicende, tantissimi personaggi e Storia. Un film ambizioso, costruito su larga scala, che intreccia storia, politica e melodramma per raccontare la nascita dello Stato d’Israele. Con un cast imponente e una regia che punta alla monumentalità, l’opera si colloca nel filone epico del cinema americano dell’epoca, cercando di coniugare spettacolo e impegno civile.

 

 

La storia si apre a Cipro, dove migliaia di sopravvissuti all’Olocausto sono trattenuti in campi di detenzione britannici. Ari Ben Canaan, membro dell’Haganah (la principale organizzazione di autodifesa della comunità ebraica in Palestina durante il periodo del Mandato Britannico), organizza un piano audace per liberare un gruppo di profughi e condurli in Palestina a bordo della nave Exodus. Tra i rifugiati c’è anche una giovane donna americana, Kitty Fremont, che si trova sull’isola per motivi personali e rimane coinvolta nella vicenda. Dopo un braccio di ferro con le autorità britanniche, la nave ottiene il permesso di partire, diventando simbolo di speranza per chi cerca una nuova patria.

 

 

Giunti in Palestina, Ari e i suoi compagni si trovano nel pieno del conflitto tra comunità e potenze coloniali. La tensione cresce mentre gruppi ebraici clandestini compiono azioni armate contro gli inglesi, e la popolazione araba reagisce con ostilità crescente. Kitty, inizialmente estranea a quel mondo, si avvicina alla causa e instaura un legame affettivo con Ari. Intanto, il giovane Dov Landau, segnato dalle torture subite nei campi nazisti, si unisce a un gruppo radicale e partecipa a operazioni rischiose. La situazione precipita verso la guerra civile, mentre l’idea di uno Stato ebraico prende forma tra sacrifici, lutti e scelte dolorose. Il film culmina con la lotta per l’indipendenza e con la consapevolezza che la nascita di una nazione comporta un prezzo altissimo per tutti.

 

 

È un film che punta alla grandezza e spesso la raggiunge. La regia di Preminger privilegia ampi spazi, movimenti lenti e una costruzione narrativa solenne, che conferisce alla storia un tono epico e quasi celebrativo. La durata imponente e il ritmo disteso possono apparire oggi meno agili, ma l’opera conserva un fascino robusto, soprattutto per la capacità di intrecciare vicende personali e passaggi storici cruciali. La colonna sonora, divenuta celebre, amplifica l’impatto emotivo e contribuisce a dare al film un’aura di classicità. La critica internazionale ha sempre riconosciuto al film un valore storico e cinematografico significativo, pur sottolineando una certa tendenza alla semplificazione (!) politica e alla retorica. Nonostante ciò, la forza visiva, la cura nella ricostruzione e l’ambizione narrativa lo rendono un punto di riferimento del cinema epico del dopoguerra.

 

 

Paul Newman offre un’interpretazione carismatica e intensa: il suo Ari Ben Canaan è un eroe determinato, idealista ma non privo di ombre, capace di sostenere il peso drammatico del racconto. Eva Marie Saint porta al personaggio di Kitty Fremont una delicatezza emotiva che bilancia la durezza degli eventi, rendendo credibile il suo percorso di trasformazione. Sal Mineo, nel ruolo di Dov, è uno dei punti più alti del film: la sua recitazione, segnata da fragilità e rabbia, aggiunge profondità umana alla vicenda e rimane una delle prove più ricordate dell’opera. Attorno a loro, un cast ampio e solido contribuisce a dare al film un respiro corale.

 

 

Pare che il protagonista di finzione di Ari Ben Canaan fosse in realtà ispirato alla vita e alla storia di Yitzhak Rabin, militare e futuro primo ministro di Israele, poi anche Premio Nobel per la Pace, pace che difese fino al suo assassinio da parte di un esponente della estrema destra israeliana (inutile commentare…). Ma come potete notare, non mi sbilancio più di tanto perché ciò che scrivo è quello che il film stimolava ai suoi tempi, ma oggi non si può non avere altri tipi di riflessioni. Anzi, questa parte di Storia – compreso ciò che sta accadendo tra troppi mesi – mi ricorda sempre la vicenda della conquista del West da parte degli europei lì emigrati, e dei pellerossa che fino ad alcuni decenni fa erano indicati dalla cultura occidentale come selvaggi, incivili, “cattivi”, di cui fu occupata illegittimamente la loro terra. La loro terra, abitata e dominata da un paio di secoli da immigrati bianchi, convinti di essere legittimi proprietari. Non vado oltre.

 

 

Riconoscimenti

Oscar 1961

Miglior colonna sonora

Candidatura miglior attore non protagonista Sal Mineo

Candidatura miglior fotografia

Golden Globe 1961

Miglior attore non protagonista Sal Mineo

Candidatura miglior colonna sonora

Candidatura miglior attrice esordiente Jill Haworth

 


 
 
 

Commenti


Il Cinema secondo me,

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cinefilo da bambino

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