Final Portrait - L'arte di essere amici (2017)
- michemar

- 18 ott 2019
- Tempo di lettura: 3 min

Final Portrait - L'arte di essere amici
(Final Portrait) UK 2017, biopic, 1h30’
Regia: Stanley Tucci
Soggetto: James Lord (memorie: ‘A Giacometti Portrait’)
Sceneggiatura: Stanley Tucci
Fotografia: Danny Cohen
Montaggio: Camilla Toniolo
Musiche: Evan Lurie
Scenografia: James Merifield, David Hindle
Costumi: Liza Bracey
Geoffrey Rush: Alberto Giacometti
Armie Hammer: James Lord
Clémence Poésy: Caroline
Tony Shalhoub: Diego Giacometti
Sylvie Testud: Annette Giacometti
James Faulkner: Pierre Matisse
TRAMA: Parigi, 1964. Il famoso artista Alberto Giacometti si imbatte in un suo vecchio amico, il critico americano James Lord, e gli chiede di posare per un ritratto dal momento che reputa interessante il suo volto. Ci vorranno solo un paio di giorni di pose e, lusingato dalla richiesta, Lord accetta. I giorni però si trasformano in settimane e Lord ben presto si rende conto di come la sua vita sia stata dirottata dal genio sregolato di Giacometti, alle prese con l'ultimo dei suoi capolavori.
Voto 6

Un’opera d’arte non è certo qualcosa che nasce nel giro di un paio di ore. Che sia un dipinto o una scultura non cambia nulla, perché prima deve raggiungere almeno la soddisfazione dell’artista e a volte ci vogliono mesi, anni. Poi esistono casi limiti, fino a diventare dei misteri irrisolti, dovuti soprattutto all’estro caratteriale dell’autore, con tutti i suoi difetti e manie, che spesso sono tante. Il caso in questione è davvero raro, diciamo che la storia dentro questo film porta il concetto di attesa a tutto un altro livello.

Il ritratto in questione è quello che il giovane scrittore americano James Lord chiese durante una sua visita a Parigi, nel 1964, al celebre artista svizzero Alberto Giacometti, pensando che sarebbe stato sufficiente pazientare qualche giorno per vedersi immortalato dallo scultore e pittore, avendo per giunta programmato il suo rientro in patria. Ma, come scoprirà Lord ben presto, affidarsi a un artista mai contento della propria opera può comportare dei rischi. E così il ritratto in questione si trasformerà in una vera e propria impresa, mettendo a dura prova la pazienza dello scrittore.

Tutte le volte che sembrava che si arrivasse al dunque e alla consegna dell’opera c’era sempre qualcosa che andava storto, che dava fastidio a Giacometti, che comprometteva la riuscita, e così via discorrendo. Una tortura per l’aitante giovanotto. Non era più un prolungamento dell’attesa ma un soggiorno senza scadenza. L’occasione, poco sopportata dallo scrittore, prese così la piega di un’amicizia, con passeggiate, bevute, cene, discussioni senza tregua. Si potrebbe dire che diventò l’opportunità non solo di conoscersi meglio ma anche di stabilire un legame che qualche volta, dato il nervosismo dell’americano, si tramutava in litigi.

Un film quindi di dialoghi, di sguardi e di sigarette, che, chissà per quale motivo astrale, sono sempre sulle labbra di Geoffrey Rush (come non ripensare a Shine? Lo spettatore quindi deve solo avere pazienza, come James Lord, aspettando il risultato artistico del suo amico-nemico.
Regista e sceneggiatore è il celebre attore Stanley Tucci, qui al suo quinto lungometraggio da autore (il primo d’esordio fu quel piccolo capolavoro di Big Night) che chiaramente sta cercando una sua strada dietro la macchina da presa e nell’attesa della piega che prenderà questa sua esperienza nell’occasione esplora la figura di un pittore insolito come Giacometti, che viene qui interpretato da un vero e proprio fuoriclasse come l’attore australiano Geoffrey Rush che si presenta come un vero scultore irregolare e imprevedibile. Al suo fianco un ottimo Armie Hammer, ormai lanciato nell’olimpo degli attori dopo la bella prova con Guadagnino, sempre sorridente e solare, anche nei momenti più nervosi della sceneggiatura.






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