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Gangster Squad (2013)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 15 mar
  • Tempo di lettura: 4 min

Gangster Squad

USA 2013 thriller poliziesco 1h53’

 

Regia: Ruben Fleischer

Soggetto: Paul Lieberman (romanzo)

Sceneggiatura: Will Beall

Fotografia: Dion Beebe

Montaggio: Alan Baumgarten, James Herbert

Musiche: Steve Jablonsky

Scenografia: Maher Ahmad

Costumi: Mary Zophres

 

Josh Brolin: serg. John O’Mara

Ryan Gosling: serg. Jerry Wooters

Sean Penn: Mickey Cohen

Emma Stone: Grace Faraday

Nick Nolte: Bill Parker

Mireille Enos: Connie O’Mara

Anthony Mackie: ten. Coleman Harris

Robert Patrick: Max Kennard

Giovanni Ribisi: Conway Keeler

Michael Peña: Navidad Ramirez

Sullivan Stapleton: Jack Whalen

Holt McCallany: Karl Lennox

Josh Pence: Darryl Gates

Troy Garity: Wrevock

Jon Polito: Jack Dragna

Frank Grillo: Tommy Russo

Brandon Molale: Jimmy Knox

James Hébert: Mitch Racine

James Carpinello: Johnny Stompanato

Evan Jones: Neddy Herbert

Austin Abrams: Pete

Dennis Cockrum: Elmer Jackson

John Aylward: giudice Carter

Jack Conley: sceriffo Eugene Biscailuz

Jack McGee: ten. Quincannon

Jonny Coyne: Grimes

De'aundre Bonds: Duke Del-Red

 

TRAMA: Los Angeles, 1949. Il boss newyorkese Mickey Cohen ha nelle sue mani il controllo dell’intera città, gestendo i guadagni illeciti che derivano dalla vendita di droga, dalla prostituzione e dal traffico d’armi, contando anche sulla protezione garantita da esponenti politici e di polizia. Due sergenti, John O’Mara e Jerry Wooters, trovano però il modo di ribellarsi, mettendo in piedi una piccola squadra per arrestare lo strapotere criminale e riportare la città sulle vie della legalità.

 

Voto 6

 

 

Ispirato alla vera storia del criminale Mickey Cohen, il film è tratto da una serie di racconti pubblicata da Paul Lieberman sul Los Angeles Times con il titolo ‘Tales from the Gangster Squad’, il cui temibile protagonista è la leggendaria figura di un boss ebreo della Los Angeles del dopoguerra. Una storia di redenzione e di riassestamento della legalità da parte di un gruppo di uomini che, con impegno e dedizione, salvano dal crimine il futuro della città che amano. Al fine di preservare la legge e mai per ottenere riconoscimenti o gloria personale, i membri della “gangster squad” (cioè la squadra anticrimine), una piccola unità della polizia di Los Angeles, agiscono in gran segreto e sotto anonimato.

 

 

Ambientato nella Los Angeles del 1949, vi si racconta di una città dominata dal potere crescente del boss Mickey Cohen (Sean Penn), ex pugile diventato il fulcro della criminalità organizzata sulla West Coast. La polizia ufficiale è paralizzata da corruzione, paura e complicità, mentre Cohen espande il suo impero attraverso gioco d’azzardo, racket e intimidazioni. In questo clima, il capo della polizia Bill Parker decide di reagire creando un’unità segreta e non ufficiale, incaricata di colpire Cohen dove fa più male. A guidarla è il sergente John O’Mara (Josh Brolin), veterano della Seconda guerra mondiale, uomo integro e determinato. Con l’aiuto della moglie Connie (Mireille Enos), questi seleziona un gruppo di agenti fuori dagli schemi: un tiratore infallibile, un esperto di intercettazioni, un combattente di strada e un giovane protetto. L’obiettivo non è arrestare Cohen, ma smantellare pezzo per pezzo la sua rete criminale. La squadra opera senza distintivi, nell’ombra, con metodi non convenzionali e rischi altissimi. Il loro intervento inizia a incrinare l’apparente invincibilità del boss, attirando su di loro attenzioni sempre più pericolose.

 

 

Man mano che la squadra colpisce i punti nevralgici dell’impero di Cohen, la tensione cresce e la città diventa un campo di battaglia sotterraneo. Le operazioni clandestine mettono in crisi gli equilibri criminali, generando sospetti, ritorsioni e una spirale di violenza che coinvolge anche figure vicine al boss. Parallelamente, il sergente Jerry Wooters (Ryan Gosling), inizialmente riluttante, entra in gioco dopo aver assistito alla brutalità del sistema di Cohen, trovandosi coinvolto anche sul piano personale quando inizia una relazione con l’insegnante di galateo del gangster Grace Faraday (Emma Stone). Le azioni della Gangster Squad costringono Cohen a reagire con crescente ferocia, convinto che un traditore si nasconda tra i suoi uomini. La città assiste così a un’escalation di colpi e contraccolpi, dove ogni mossa può essere fatale. L’unità speciale deve mantenere il sangue freddo, proteggere i propri cari e restare unita mentre la pressione aumenta. Il conflitto tra legalità e criminalità si fa sempre più serrato, preparando il terreno a un confronto finale che deciderà il destino di Los Angeles e dei suoi protagonisti.

 

 

Partendo da un soggetto che è già di per sé un fumetto, ne consegue un film che mantiene il tono e quindi mi risulta, per la sua impostazione spettacolare, poco credibile, rinunciando presto a qualsiasi parvenza di realismo storico. La regia punta su sparatorie plateali e situazioni improbabili che rompono l’illusione di trovarsi nella Los Angeles noir del dopoguerra e la violenza è insistita e spesso gratuita, frutto di una scelta stilistica che sacrifica coerenza narrativa e costruzione dei personaggi. Il risultato è un’operazione che preferisce l’esagerazione all’atmosfera, trasformando un potenziale racconto d’epoca in un action moderno adatto ai nostri giorni e alle tendenze visive del momento.

 

 

Per quanto riguarda i lati positivi c’è da dire che gli attori stanno simpaticamente al gioco e si prestano in ruoli intonati al climax, in particolare l’interpretazione di Sean Penn – che con questi personaggi va a nozze – è capace di dare complessità a un ruolo scritto in modo caricato: sembra lui stesso un fumetto. Al contrario, altri membri del cast paiono un po’ troppo oltre le righe o fuori registro, anche perché penalizzati da dialoghi e situazioni anacronistiche. Nel complesso, il giudizio è che il film di Ruben Fleischer sia un intrattenimento, ancorché rumoroso e convenzionale, privo della profondità e della cura che un contesto storico così ricco avrebbe meritato. Non s’è cercata qualità o mitizzazione del periodo d’oro della guerra alla criminalità da parte della polizia, spesso anche corrotta, ma uno spettacolo che intrattenga con leggerezza. La presenza, poi, di tanti interpreti molto popolari ha fatto sì che il pubblico accetti di buon grado la visione e gradisca il film, che, in fondo, non arricchisce granché la storia del cinema. Un film, insomma, che fa il suo maledetto lavoro e poi si gira pagina.

 

 

In conclusione, con questo cast ricchissimo ed illustre, Ruben Fleischer – uno specialista del genere, autore anche di Venom, di un paio di Zombieland, del deludente L’illusione perfetta - Now You See Me: Now You Don’t -  gira un film che sa tanto di fumetto digitale, colori forti, personaggi marcati, con divertimento di intrattenimento. Nulla di più. Lui non è mica Martin Scrosese!

 


 
 
 

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