Ghiaccio (2022)
- michemar

- 24 feb
- Tempo di lettura: 4 min

Ghiaccio
Italia 2022 dramma 1h35’
Regia: Fabrizio Moro, Alessio De Leonardis
Sceneggiatura: Fabrizio Moro, Alessio De Leonardis
Fotografia: Simone Zampagni
Montaggio: Luigi Mearelli
Musiche: Fabrizio Moro
Scenografia: Gaspare De Pascali
Costumi: Magda Accolti Gil
Giacomo Ferrara: Giorgio
Vinicio Marchioni: Massimo
Claudio Camilli: Pisciasotto
Beatrice Bartoni: Elisabetta
Sara Cardinaletti: Floriana
Valerio Morigi: Sfascio
Lorenzo Grilli: Blond
Flaminia Cuzzoli: Margherita
Vittorio Emanuele Propizio: Michelino
Lidia Vitale: Maria
Mauro Cremonini: Giovannone
Matteo Ballesio: Marco
Lucrezia Goffredo: Gemma
Mirko Valentino: Santo Gerani “Lo Zingaro”
Bruno Pavoncello: Mario
Tullio Sorrentino: “er Penna”
Francesco Primavera: “er Duca”
Filippo Mobrici: “er Faggiano”
TRAMA: Giorgio è una giovane promessa del pugilato. Vive con la madre alla periferia della città. Anni prima suo padre è stato assassinato, lasciando in eredità un debito con la malavita che non gli permette di essere un uomo libero.
VOTO 6

Storia di vita di periferia romana, tra piccoli crimini, sopravvivenza quotidiana, lavori saltuari, difficoltà economiche di famiglie in appartamenti che hanno bisogno di manutenzione, speranze di rinascita magari con lo sport. Qui, nel quartiere del Porticciolo, vive un popolo di gente che si arrabatta da mattina a sera, tra cui il buon Massimo (Vinicio Marchioni) che lavora ai mercati generali e si diletta, da antico appassionato e mancato campione, a svolgere il compito di allenatore di boxe dei ragazzi che vogliono sfondare, almeno come occasione della vita. Come Giorgio (Giacomo Ferrara), un talentuoso giovane che però intanto deve vedersela con il piccolo boss di quartiere che gestisce lo spaccio della zona, verso cui ha un debito pesante ereditato dal padre, ucciso per strada dai sicari del capo proprio per quella somma.

Massimo gli sta dietro sia perché vede in lui un potenziale campione del futuro, sia per vedere realizzato il sogno in cui non è riuscito lui stesso, arrivando persino a saldare il conto con il boss, purché il suo allievo abbandoni la strada sbagliata, smetta di “farsi” e inizi seriamente a prepararsi per la sfida decisiva sul ring per passare professionista. No, l’ambiente non è quello giusto, non ci sono le condizioni tranquille per parlare seriamente di sport e di futuro: piuttosto si bada al presente e come sfangare la giornata. Lassù, qualcuno ama Giorgio? Lassù, c’è qualcuno che possa dare una mano a Massimo?

Ghiaccio (il motivo del titolo? È Massimo che fa notare all’allievo che dopo l’allenamento serve mettere le mani nel secchio del ghiaccio, perché fa star bene) non vive di originalità strutturale ma di autenticità emotiva e ambientale. Gli esordienti registi, il cantautore Fabrizio Moro e Alessio De Leonardis, vengono da quelle stesse borgate che raccontano e in un certo qual modo raccontano frammenti biografici, un vissuto che non si può imitare. E ciò spiega il nuovo modo cinematografico con cui si esprimono: non è un film che imita la periferia, è un film che la ricorda e la fotografa.
Vuole, vagamente, essere anche una lezione di vita e di sport, motivo per cui ad un certo punto si sente che “Se perdi è uguale, perché i guerrieri non perdono mai, caso mai imparano.” Una morale facile e consolatoria, che comunque è realtà, va proprio così nel vero sport. Ed il pugilato è un vero sport, che misura il coraggio, la sopportazione fisica del dolore, il sacrificio, doti che Giorgio sta evitando perché preoccupato da altro.
Inevitabile ma anche avvincente l’incontro sul ring, con minacce di combine da una parte, voglia definitiva di riscatto e nobiltà della boxe dall’altra. Chi vincerà? Giorgio avrà più coraggio di prima e vorrà battere il fortissimo avversario, a dispetto del boss che ha scommesso sulla sua sconfitta? Vuoi mettere la soddisfazione del suo padrino Massimo nel vederlo esultare tra le corde del ring, vedendo realizzato in ciò che non gli era riuscito? Potrebbe essere una vittoria surrogata, ma pur sempre una vittoria. “Se vince lui, vinco pure io, l’hai capita ‘sta storia?”, dice alla moglie arrabbiata.
I drammi di strada e palestra non finiscono mai bene e qualcuno alla fine paga sempre. Non è un film per bambini, è un dramma vero, e il destino, in quei quartieri, non è quasi mai roseo. Qualcuno resterà a terra, con un finale un po’ banale, (im)prevedibile, o forse solo inevitabile. Non è Suburra, non è Romanzo criminale, siamo in un clima di dilettanti che spadroneggiano, ma il dramma umano e sociale lo si ritrova ugualmente.
Come esordio registico è un discreto primo passo, mostra conoscenza e passione per la Settima Arte, ma soprattutto esperienza di quelle strade che racconteranno anche nel film seguente: Martedì e venerdì. Un duo da seguire per capirne il percorso. L’attore di maggiore spicco è ovviamente Vinicio Marchioni, che con questo tipo di personaggi sa bene come destreggiarsi. Giacomo Ferrara, che è il pugile dilettante con speranze di successo, se la cava anche lui discretamente e riesce a dare un volto credibile alle preoccupazioni del personaggio, avendo già avuto esperienze precedenti in pellicole simili. Anche il resto del cast svolge dignitosamente il compito che spetta loro
In definitiva, è un film che si svela sufficiente e meritevole di attenzione: ero scettico, lo confesso, ma mi sbagliavo. Buon film.
Riconoscimenti
Bari International Film Festival 2022
Premio Vittorio Gassman a Vinicio Marchioni come miglior attore protagonista
Globo d’Oro 2022
Candidatura miglior film
Nastro d’Argento 2022
Candidatura miglior canzone originale (Sei tu) a Fabrizio Moro
Ciak d’Oro 2022
Miglior esordio alla regia
Miglior canzone originale (Sei tu) a Fabrizio Moro




























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