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Gli anni spezzati (1981)

Immagine del redattore: michemar
michemar
28 ago
Tempo di lettura: 4 min

Gli anni spezzati

Gallipoli

Australia 1981 guerra 1h50’

 

Regia: Peter Weir

Sceneggiatura: David Williamson

Fotografia: Russell Boyd

Montaggio: William M. Anderson

Musiche: Brian May

Scenografia: Herbet Pinter

Costumi: Terry Ryan

 

Mel Gibson: Frank Dunne

Mark Lee: Archy Hamilton

Bill Hunter: maggiore Barton

Robert Grubb: Billy Lewis

Bill Kerr: Jack

John Morris: colonnello Robinson

Harold Hopkins: Les McCann

Tim McKenzie: Barney Wilson

David Argue: Snowy

Charles Yunupingu: Zac

 

TRAMA: Archy e Frank sono due amici australiani amanti dello sport e in particolare della corsa. Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale si arruolano senza neanche capire quale sia il significato del loro gesto. Subito vengono mandati sul fronte occidentale. Appena giunti a Gallipoli, vicino allo stretto dei Dardanelli, vengono mandati al massacro insieme ai commilitoni.

 

VOTO 7,5

 

 

La campagna di Gallipoli (conosciuta anche come battaglia dei Dardanelli) fu, tra il 1915 e il 1916, un tentativo audace ma mal concepito: gli Alleati cercarono di aprire una via verso la Russia e colpire il cuore dell’Impero Ottomano attraverso una combinazione di attacchi navali e un massiccio sbarco anfibio. La strategia, innovativa ma fragile, si infranse contro la preparazione nemica, la geografia ostile e una pianificazione insufficiente, trasformando Gallipoli in uno dei simboli più tragici della Prima Guerra Mondiale.

 

 

Il quarto film di Peter Weir, che si era affermato con il bellissimo Picnic ad Hanging Rock sei anni prima, riguarda la Grande Guerra e lo fa con uno scopo ben preciso: omaggiare i caduti spiegando come la guerra sia l’attività più nefasta che l’uomo possa attuare, spezzando le vite di giovani che manco si rendono conto di ciò che stanno per compiere. La gioventù viene violentata e mandata al macello quasi inconsciamente: basti osservare il sorriso di questi due protagonisti, Archy e Frank, felici e sorridenti, ma inconsapevoli.

 

 

Nel 1915, il giovane Archy Hamilton (Mark Lee) vive nell’Australia Occidentale e sogna di correre alle Olimpiadi, allenandosi nelle pianure con una determinazione che rivela il suo talento naturale per la velocità. Durante una gara regionale, Archy batte Frank Dunne (Mel Gibson), un ragazzo più scaltro che atletico, con cui nasce un’amicizia immediata. Entrambi desiderano arruolarsi per partecipare alla guerra, ma Archy viene inizialmente scartato per l’età. I due intraprendono un viaggio avventuroso verso Perth, dove Archy riesce a entrare nella Cavalleria mentre Frank, incapace di andare a cavallo, viene assegnato alla Fanteria. In Egitto si ritrovano durante l’addestramento, e Frank viene aggregato al reparto di Archy grazie alle sue doti di velocista. L’arrivo nei Dardanelli li introduce alla brutalità del fronte, dove il contingente australiano e neozelandese viene usato per coprire lo sbarco delle truppe britanniche. Le perdite sono ingenti e la disorganizzazione dei comandi peggiora la situazione.

 

 

Un errore negli ordini provoca un ritardo fatale che permette ai turchi di riorganizzare le difese, rendendo l’assalto imminente ancora più sanguinoso. Il maggiore Barton, sconvolto dalla carneficina, decide di inviare Frank come portaordini al generale Gardner per ottenere nuove disposizioni. Quel ruolo sarebbe dovuto spettare ad Archy, che però lo ha rifiutato, convinto che Frank fosse più adatto. Gardner, consapevole dell’inutilità del sacrificio, ordina di temporeggiare, ma Frank non riesce a tornare in tempo. L’assalto parte comunque e Archy si lancia nella corsa finale.

 

 

La tragedia rivela l’assurdità della guerra e la leggerezza con cui vengono bruciate vite giovani e promettenti. Il film si chiude con un’immagine simbolica del sacrificio di Archy, trasformando la sua corsa in un gesto di disperata umanità. La storia diventa così un atto d’accusa contro la ferocia dei conflitti e la loro disumana logica. Ma la domanda che sorge è semplice: la stupidità della guerra va dimostrata col cinema?

 

 

La regia di Peter Weir privilegia delicatezza e immagini di grande bellezza, sorprendendo per la forza emotiva che ne deriva. Alcune sequenze assumono un tono quasi misterioso, come il bagno dei soldati interrotto dal fuoco nemico o l’attesa silenziosa del loro sbarco notturno. L’opera alterna momenti di avventura giovanile a passaggi più inquietanti. Il viaggio dei protagonisti li porta dal deserto australiano al caos di Cairo, dove vivono le ultime ore spensierate prima del fronte.

 

 

In questa maniera, il film mette in scena l’amicizia tra Archy, corridore biondo e idealista, e Frank, più ironico e disincantato, entrambi dotati di talento atletico. La loro esperienza militare è raccontata con un tono che oscilla tra leggerezza e presagio, mostrando la fragilità dei giovani soldati destinati a un epilogo tragico. La regia valorizza gli attori, soprattutto il giovane Mel Gibson, capace di dare profondità al suo personaggio. Alcuni ruoli secondari sono segnati da una certa vena sentimentale, ma risultano comunque efficaci nel delineare l’umanità del gruppo. Lo stile visivo è ricco, quasi romantico, più vicino a un racconto di formazione che a un resoconto bellico rigoroso. Questa scelta rende il film meno duro ma più coinvolgente, trasformando la tragedia di Gallipoli in un’avventura sospesa tra incanto e disillusione. L’opera si distingue per la sua capacità di evocare emozioni attraverso immagini potenti e atmosfere suggestive. Pur non essendo un film di guerra tradizionale, lascia un’impressione duratura.

 

 

Personalmente, credo che un Mel Gibson così idealista e generoso non si era e non si vedrà mai più: questo film resta forse unico nel suo carnet, anche perché la mano di Peter Weir migliora, addolcisce e frena quel temperamento tumultuoso che contraddistinguerà l’attore negli anni a seguire.

 

 

Riconoscimenti

Golden Globe 1982

Candidatura miglior film straniero

 


 
 
 

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