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Gold Run - L’oro di Hitler (2022)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 20 gen
  • Tempo di lettura: 5 min

Gold Run - L’oro di Hitler

Gulltransporten

Norvegia 2022 thriller/guerra 1h57’

 

Regia: Hallvard Bræin

Sceneggiatura: Thomas Moldestad, Jørgen Storm Rosenberg, Sofia Lersol Lund

Fotografia: Oskar Dahlsbakken

Montaggio: Vidar Flataukan, Thomas Grotmol

Musiche: Christian Wibe

Scenografia: Pål PP Bergvik

Costumi: Sofie Rage Larsen

 

Jon Øigarden: Fredrik Haslund

Ida Elise Broch: Nini Haslund Gleditsch

Terje Strømdahl: Nicolai Rygg

Eivind Sander: maggiore Bjørn Sunde

Morten Svartveit: Nordahl Grieg

Axel Bøyum: Ingvar Berge

Sven Nordin: Odd Henry

Gard B. Eidsvold: Andreas Lund

Thorbjørn Harr: Ministro delle Finanze Oscar Torp

Anatole Taubman: maggiore Otto Stoltmann, ufficiale tedesco

 

TRAMA: Non è il più coraggioso degli uomini, ma Fredrik Haslund ha una grande responsabilità e un compito enorme: salvare l’intera riserva aurea norvegese dai nazisti durante l’invasione del Paese allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

 

VOTO 6,5

 

 

È la vera storia di come le 50 tonnellate d’oro della riserva aurea della Banca Centrale di Norvegia non siano finite nelle mani della forza d’invasione tedesca durante il Secondo Conflitto Mondiale. Ovviamente è una storia conosciuta, almeno da chi si sia interessato o informato nel merito, per cui non ci sono problemi di spoiler ma la resa cinematografica è abbastanza interessante perché la sceneggiatura, inventandosi personaggi utili e scartandone altri ritenuti non necessari, riesce a produrre una trama abbastanza appassionante alla pari di un thriller. Anzi, va detto che la costruzione della narrazione e la messa in scena sono organizzate proprio per realizzare un vero thriller, scontata la notorietà degli avvenimenti. Film, quindi, non del tutto fedele alla realtà ma costruito come un vero giallo: la corsa dell’oro, quello custodito nel caveau dell’istituto centrale che faceva gola a Hitler, così come i famosi dipinti dei musei d’Europa e le ricchezze degli ebrei e delle nazioni conquistate.

 

 

La sera dell’8 aprile 1940, mentre si teneva una festa di compleanno a casa di Fredrik Haslund (Jon Øigarden), segretario del gruppo parlamentare del Partito Laburista, i festeggiamenti vennero interrotti da un allarme aereo e dovettero ripararsi nel seminterrato. Navi da guerra tedesche stavano navigando lungo il fiordo di Oslo per dare inizio all’invasione tedesca della Norvegia: il loro obiettivo principale era conquistare la costa, imporsi al governo, e al re e impossessarsi della riserva aurea. Mentre lo stato preparava l’evacuazione delle alte cariche istituzionali, contemporaneamente il governatore della Banca centrale si preoccupava dei lingotti d’oro che erano racchiusi nelle stanze blindate di Oslo.

 

 

Per poter salvaguardare una riserva così importante per le finanze statali, il Ministro delle Finanze Oscar Torp (Thorbjørn Harr), amico di vecchia data del tranquillo protagonista Fredrik, che nel frattempo si stava occupando di far sparire documentazioni riservate della Banca, incaricò questi di organizzare e guidare da responsabile il trasporto dell’oro in un posto sicuro di una filiale più a nord: l’importante era farlo trasportare fuori da Oslo. Allo scopo, egli requisì un buon numero di furgoni ed iniziarono la fuga verso Lillehammer. La trama è tutta imperniata su una fuga che pareva difficile e che invece si rivelò molto più impegnativa di quello che si pensava.

 

 

Camioncini e furgoni mezzo scassati, strade poco agevoli su un territorio nordico poco predisposto alla velocità, uomini spaventati e non addestrati, tra cui Ingvar Berge (Axel Bøyum), un giovane impiegato della banca che si era ritrovato catapultato nel pieno del trasporto a bordo di un camioncino guidato rudemente come il suo carattere da Odd Henry (Sven Nordin), un celebre poeta divo delle folle come Nordahl Grieg (Morten Svartveit) che si presenta come volontario, la sorella del responsabile Nini (Ida Elise Broch) che aveva più coraggio degli uomini, più un gruppo di altri volontari o ingaggiato per necessità: questi erano gli uomini a disposizione, per fortuna protetti da un plotone dell’esercito norvegese comandati dal maggiore Bjørn Sunde (Eivind Sander), che, in pieno stile e carattere militaresco, entrò presto in collisione con il responsabile Fredrik, perché non ammetteva che un militare come lui stesse agli ordini di un borghese, il quale, invece, aveva ben altre intenzioni su come non solo organizzare la fuga ma soprattutto su come tenere sotto controllo le tantissime casse di legno preziose. Da perfetto funzionario di banca, pretese e riuscì nell’intento di controllare e numerare tutti contenitori ogni volta che venivano scaricate e ricaricate su altri mezzi, facendo inalberare continuamente il maggiore che la riteneva solo una perdita di tempo, con i tedeschi ormai alle calcagna.

 

 

La trama si sviluppa tra l’affannoso viaggio e l’avvicinarsi dei camion tedeschi, in capo ai quali c’era il duro e stolido maggiore Otto Stoltmann (Anatole Taubman) che rassicurava continuamente l’alto comando hitleriano di essere vicino alla preda e che avrebbe presto rapinato l’oro. Perché, storico o non storico, di rapina si trattava. L’intero film si snoda con il ping pong tra le sequenze dei due norvegesi in continuo litigio e l’inseguimento costante, tragico e ansiogeno, con i dissidi tra il militare norvegese e il direttore di banca che assumono ora drammaticità, ora l’aria di una commedia dell’arte. Per questo motivo l’opera non ha mai passato del tutto il confine del film di guerra e se da un lato la venatura da commedia – finalmente con qualche sorriso del sempre teso e nervoso Fredrik – allentava l’apprensione, il resto della narrazione è del tutto ad alta tensione, entrando nel vivo dell’azione, che è in fondo la vera essenza.

 

 

Stante queste considerazioni, il film sembra ben costruito ed equilibrato, stabilisce rapidamente ed efficacemente chi sono i protagonisti più importanti, quale rapporto hanno tra loro e cosa è in gioco. Una volta che la trama si allontana da Oslo, non ci si volta mai indietro ed infatti la moglie e la figlia del protagonista non le vedremo più. A causa, invece, dei quadretti più simpatici, a volte si ha la sensazione di guardare un film divertente come quelli americani di commedia durante le guerre, e perché Anatole Taubman sembra divertirsi a interpretare l’ufficiale nazista come caricatura del cattivo di questo tipo di film. Allo stesso tempo, si riconosce la gravità della situazione e ciò che i personaggi rischiano facendo parte del viaggio. Se il film non è così attento a tutti i fatti storici lungo il percorso, crea comunque molti efficaci picchi di suspense, specialmente quando bombardieri tedeschi sorvolano montagne e fiordi. I personaggi agiscono continuamente sotto la forte pressione del tempo e il ritmo risulta sia intenso che stressante.

 

 

Film interessante in primo luogo perché i fatti non sono molto noti dalle nostre parti e poi perché è fatto abbastanza bene, con attori, magari un tantino macchiettistici, ma bravi a rendere l’idea dei loro personaggi, a cominciare dal buon Jon Øigarden. Se la cava anche il regista Hallvard Bræin perché è in grado di combinare azione, suspense, colpi di scena e un’atmosfera che alterna scene luminose a momenti cupi, con un tocco di ironia e focalizzazione sulla costruzione dell’identità nazionale. Molto buona la fotografia.

 


 
 
 

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