Hotel Rwanda (2004)
- michemar

- 5 feb
- Tempo di lettura: 5 min

Hotel Rwanda
USA UK Sudafrica Italia 2004 guerra / dramma storico 2h1’
Regia: Terry George
Sceneggiatura: Keir Pearson, Terry George
Fotografia: Robert Fraisse
Montaggio: Naomi Geraghty
Musiche: Afro Celt Sound System, Rupert Gregson-Williams, Andrea Guerra
Scenografia: Johnny Breedt, Tony Burrough
Costumi: Ruy Filipe
Don Cheadle: Paul Rusesabagina
Sophie Okonedo: Tatiana Rusesabagina
Nick Nolte: colonnello Peter Oliver
Joaquin Phoenix: Jack
Desmond Dube: Dube
David O’Hara: David
Cara Seymour: Pat Archer
Fana Mokoena: generale Augustin Bizimungu
Hakeem Kae-Kazim: George Rutagunda
Tony Kgoroge: Gregoire
Mosa Kaiser: figlia di Paul
Mathabo Pieterson: figlia di Paul
Ofentse Modiselle: Roger Rusesabagina
Roberto Citran: prete
Neil McCarthy: Jean-Jacques
Jean Reno: presidente della Sabena Airlines
TRAMA: Ruanda, 1994: quando scoppia il conflitto tra Hutu e Tutsi, Paul Rusesabagina - manager di uno dei migliori hotel di Kigali, la capitale del Paese - si adopera in tutti i modi per salvare quante più vite umane possibile, mentre il mondo sembra ignorare una guerra sanguinosa che in cento giorni stermina quasi un milione di persone.
VOTO 7,5

La Storia, purtroppo, ci racconta che il genocidio del Ruanda fu uno dei più sanguinosi episodi della storia dell’umanità del XX secolo. Secondo le stime di Human Rights Watch, dal 6 aprile alla metà di luglio del 1994, per circa cento giorni, vennero massacrate sistematicamente (a colpi di armi da fuoco, machete pangas e bastoni chiodati) almeno 500.000 persone. Le stime sul numero delle vittime sono tuttavia cresciute, fino a raggiungere cifre dell’ordine di circa 800.000 o 1 milione. Il genocidio, ufficialmente, viene considerato concluso verso la fine di luglio, con la vittoria del Fronte Patriottico Ruandese nel suo scontro con le forze governative, dopo il fallimento dell’Opération Turquoise. Il film, impietoso ma necessario, ci racconta tutto questo seguendo le orme del vero protagonista Paul Rusesabagina.

L’incipit è spaventosamente chiaro ed indicativo. Paul Rusesabagina (Don Cheadle) è il direttore, di etnia hutu ma da sempre moderato, dell’Hôtel des Mille Collines della capitale Kigali, di proprietà belga, dove vive con la moglie tutsi Tatiana (Sophie Okonedo). Mentre la situazione politica nel Paese peggiora a seguito dell’assassinio del Presidente Habyarimana, lui e la sua famiglia osservano un loro vicino di casa bastonato dalla polizia: lei vorrebbe aiutare l’uomo ma sarebbe troppo pericoloso, e perciò Paul la convince a desistere. Una sera arriva in visita il cognato, accompagnato dalla moglie, anche loro di etnia tutsi, e confida a Paul che un suo conoscente hutu gli ha detto che il segnale per l’inizio del genocidio sarà trasmesso dalla radio con la frase “Tagliate gli alberi alti”. Incredulo, riesce a tranquillizzare il cognato e a far sì che non cerchi rifugio in uno Stato estero. Dopo qualche giorno, però, la radio incita effettivamente alla rivolta, scandendo ripetutamente la frase. Paul capisce che quello che gli aveva rivelato il cognato era vero, ma è troppo tardi per fuggire: il caos regna tra le strade e nel paese è ormai scoppiata una guerra civile.

L’assassinio del presidente scatena il genocidio: le milizie hutu iniziano a massacrare i tutsi. Lui usa i suoi contatti e le sue abilità diplomatiche per proteggere la famiglia. L’hotel diventa rapidamente rifugio per centinaia di civili in fuga dalle violenze. La radio estremista RTLM incita allo sterminio, mentre l’esercito hutu controlla la città. Le forze ONU, guidate dal colonnello Oliver (Nick Nolte), sono impotenti e non possono intervenire. Gli stranieri vengono evacuati, ma i ruandesi sono abbandonati al loro destino. Paul negozia continuamente con ufficiali corrotti per evitare incursioni nell’hotel e la struttura, pur assediata, la fa apparire ancora come un albergo funzionante per non attirare sospetti. Intanto, Tatiana cerca disperatamente i suoi familiari dispersi tra i campi profughi e Paul rischia la vita per procurarsi rifornimenti e proteggere gli ospiti.
Durante un viaggio, scopre una strada disseminata di cadaveri (sequenza terribile), simbolo dell’orrore in corso e quando l’hotel è vicino alla caduta, Paul offre gli ultimi beni di valore per ottenere protezione. Un convoglio ONU riesce infine a evacuare la famiglia e i rifugiati verso le linee tutsi. L’ epilogo rivela che Paul salvò oltre 1.200 persone e si trasferì poi in Belgio con la famiglia.
Duro? Eppure, tutto vero, tutto realmente accaduto.
La narrazione mostra come Paul, inizialmente, riesca a proteggere gli ospiti grazie ai suoi contatti, a piccoli favori e a una diplomazia instancabile. Ma con il passare dei giorni la situazione precipita: le scorte finiscono, i soldati diventano più aggressivi e la comunità internazionale si ritira, lasciando i ruandesi al loro destino. L’hotel diventa così un fragile baluardo di umanità in mezzo al caos. Il film non indulge in compiacimenti visivi, ma non attenua la brutalità del contesto. La tensione cresce scena dopo scena, mentre Paul tenta di mantenere un’apparenza di normalità per evitare che l’hotel venga preso d’assalto. La sua figura emerge come quella di un uomo comune costretto a compiere scelte straordinarie, mosso dal desiderio di proteggere la propria famiglia e chiunque cerchi riparo.
Le interpretazioni sono uno dei punti di forza: Don Cheadle, forse al suo ruolo più importante della carriera, offre un ritratto intenso e misurato di Paul, capace di trasmettere paura, determinazione e compassione. Sophie Okonedo dà profondità al ruolo della moglie Tatiana, mentre altri personaggi - come l’ufficiale ONU interpretato da Nick Nolte - incarnano l’impotenza della comunità internazionale.
È un’opera che unisce valore storico e forza emotiva. Ci ricorda quanto facilmente l’odio etnico possa degenerare e quanto spesso il mondo scelga di voltarsi dall’altra parte. È un film che informa, scuote e invita a non dimenticare, restituendo dignità a chi ha vissuto quegli eventi e riconoscendo il coraggio di chi ha cercato di salvare vite quando tutto sembrava perduto.
Ci ricorda altri casi simili? Ebbene, anzi malissimo, sì: è accaduto tantissime volte, sta accadendo, accadrà. Come scrisse Woody Allen: “Hai perso un noiosissimo programma in TV su Auschwitz. Altri filmati agghiaccianti e altri intellettuali esitanti, che dichiaravano la loro perplessità sulla sistematica strage di massa. Il motivo per cui non risponderanno mai alla domanda ‘Come è possibile che sia accaduto?’ è che è una domanda malposta. Data l’umanità, la domanda è perché non accade più spesso. E infatti accade, in forme più sottili.” L’amara considerazione potrà far sorridere ma è l’essenza della malvagità che ammanta tutta la Storia dell’Uomo e il Rwanda, e altri casi simili, lo dimostra.

Riconoscimenti
Oscar 2005
Candidatura miglior attore protagonista a Don Cheadle
Candidatura miglior attrice non protagonista a Sophie Okonedo
Candidatura migliore sceneggiatura originale
Golden Globe 2005
Candidatura miglior film drammatico
Candidatura miglior attore in un film drammatico a Don Cheadle
Candidatura miglior canzone
BAFTA 2006
Candidatura migliore sceneggiatura originale






























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