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I cannoni di Navarone (1961)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 9 ore fa
  • Tempo di lettura: 3 min

I cannoni di Navarone

The Guns of Navarone

UK USA 1961 guerra 2h38’

 

Regia: J. Lee Thompson

Soggetto: Alistair MacLean (romanzo)

Sceneggiatura: Carl Foreman

Fotografia: Oswald Morris

Montaggio: Alan Osbiston

Musiche: Dimitri Tiomkin

Scenografia: Geoffrey Drake

Costumi: Olga Lehman

 

Gregory Peck: capitano Keith Mallory

David Niven: caporale John Anthony Miller

Anthony Quinn: colonnello Andrea Stavrou

Stanley Baker: soldato “Butcher” Brown

Anthony Quayle: maggiore Roy Franklin

James Darren: soldato Spyros Pappadimos

Irene Papas: Maria Pappadimos

Gia Scala: Anna

James Robertson Justice: comandante Jensen

Richard Harris: caposquadriglia aerea RAF Howard Barnsby

Bryan Forbes: Cohn

Allan Cuthbertson: maggiore Baker

Percy Herbert: sergente Grogan

George Mikell: ufficiale SS Sessler

Walter Gotell: tenente Muesel

Tutte Lemkow: Nicolai

James Robertson Justice: voce narrante (Giulio Panicali, in italiano)

 

TRAMA: È in corso la Seconda Guerra Mondiale. Un commando alleato composto da quattro ufficiali, un partigiano greco e un giovane attratto dall’idea della morte, hanno il compito di sabotare una postazione sull’isola di Keros, nell’Egeo, dove i nazisti hanno installato in posizione strategica due potenti cannoni. Ma tra loro si nasconde un traditore.

 

VOTO 7

 

 

La Grecia e le isole dell’Egeo sono state spesso terreno fertile per mitiche storie di guerra e avventura. Quelle rocce, quei templi, che punteggiano il paesaggio sembrano custodire la memoria di una civiltà fiorita e poi scomparsa. È con questo tono da annunciatore solenne che si apre la narrazione della “leggenda del nostro tempo”. Il richiamo al patrimonio culturale dell’antica Ellas è sostenuto da panorami imponenti e sembra quasi voler giustificare in anticipo le libertà storiche che il film si prenderà. Cosa racconta?

 

 

Sull’isola di Keros, di fronte alle coste turche, ci sono duemila soldati inglesi da salvare prima che arrivino le forze tedesche. Per questo occorre organizzare un ponte navale, ma il passaggio è bloccato da due cannoni tedeschi piazzati nell’isola di Navarone. Cinque uomini vengono incaricati di annientarli e hanno a disposizione quattro giorni. Dopo aver contattato due partigiane greche, vengono traditi da una di esse e consegnati ai nazisti. In due però riescono a scappare e a penetrare nella grotta dove sono situati i cannoni: qui preparano le cariche per farli saltare.

 

 

Alistair McLean, autore del romanzo del 1957 da cui il film è tratto, partiva da fatti reali: la Battaglia di Leros, nell’ambito dell’operazione del Dodecaneso. Ma i due cannoni titanici capaci di affondare qualsiasi nave nemica – e l’isola stessa di Navarone – sono pura invenzione. La missione dei commandos britannici è un espediente narrativo che lo scrittore utilizza per costruire un intreccio serrato, disseminato di colpi di scena e insidie. Il regista J. Lee Thompson affronta il materiale con sorprendente efficacia. Lo spettatore finisce per partecipare con sincera partecipazione al destino dei sabotatori, costretti a muoversi nell’ombra ma continuamente esposti al rischio di essere scoperti. Ci sono scontri improvvisi, incidenti, tradimenti, fughe rocambolesche con tanto di travestimenti nazisti. E un finale che gioca con l’attesa, lasciando in sospeso fino all’ultimo la riuscita dell’azzardo ideato dal caporale Miller. È cinema d’avventura allo stato puro.

 

 

Il successo fu enorme: 13 milioni di dollari negli Stati Uniti, il che pone il film tra le grandi pellicole belliche celebrative, quelle che contribuirono – spesso con qualche esagerazione – a glorificare il ruolo degli Alleati occidentali nella vittoria contro il nazismo. Eppure, nonostante la spettacolarità, non liquiderei il film come semplice epopea muscolare. Gregory Peck, noto per le sue convinzioni pacifiste, ha più volte espresso rammarico per il fatto che il pubblico non colga appieno il pathos antimilitarista dell’opera. Carl Foreman, sceneggiatore e produttore, aveva già lavorato a Il ponte sul fiume Kwai e porta con sé quella stessa ambivalenza morale: l’eroismo convive con le miserie umane, la violenza lascia ferite profonde, la famosa “giusta causa” non basta sempre a placare la coscienza.

 

 

Il film è attraversato da dilemmi etici: Mallory accetta di collaborare con Stavrou, che lo ritiene responsabile della morte della sua famiglia; Miller pretende che sia il comandante a punire personalmente il tradimento; persino un uomo duro come “Butcher” (macellaio) Brown può cedere sotto il peso della guerra. E quando l’esplosione finale illumina la baia, la vittoria non cancella il prezzo pagato.

 

 

Da notare che, anni dopo, una baia dell’isola di Rodi verrà ribattezzata Anthony Quinn Bay, in omaggio all’attore che qui interpreta il fiero cretese Stavrou, e che poco dopo tornerà a incarnare la Grecia cinematografica con il suo indimenticabile Zorba.

 

 

Un classico del cinema bellico che conquista con azione spettacolare, tensioni ben costruite e interpretazioni solide, nonostante qualche scelta narrativa discutibile.

 

 

Riconoscimenti

Oscar 1962

Migliori effetti speciali

Candidatura miglior film

Candidatura migliore regia

Candidatura miglior sceneggiatura non originale

Candidatura miglior montaggio

Candidatura miglior sonoro

Candidatura miglior colonna sonora

Golden Globe1962

Miglior film drammatico

Miglior colonna sonora

Candidatura migliore regia

BAFTA1962

Candidatura migliore sceneggiatura non originale

 


 
 
 

Il Cinema secondo me,

michemar

cinefilo da bambino

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