I figli della notte (2016)
- michemar

- 9 set 2019
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 11 giu 2023

I figli della notte Italia/Belgio 2016 dramma 1h25’
Regia: Andrea De Sica Sceneggiatura: Andrea De Sica, Mariano Di Nardo, Gloria Malatesta Fotografia: Stefano Falivene Montaggio: Alberto Masi Musiche: Andrea De Sica Scenografia: Dimitri Capuani Costumi: Sabine Zeppitelli
Vincenzo Crea: Giulio Ludovico Succio: Edoardo Fabrizio Rongione: Mathias Yuliia Sobol: Elena Luigi Bignone: Riccardo Pietro Monfreda: Paolo Michael Bernhard Plattner: Michi
TRAMA: Il diciassettenne Giulio è spedito dai genitori in un collegio in Alto Adige per rampolli dell'alta società. Per lui, sopravvivere alle rigide regole dell'istituto è una prova molto dura ma fortunatamente trova un amico in Edoardo, che si trova lì perché ha il vizio di scappare di casa. I due diventano inseparabili e insieme scoprono che di notte, un giorno a settimana, è possibile uscire dal collegio. Occorre solo stare attenti a non farsi vedere e rientrare prima dell'alba.
Voto: 6

De Sica. Andrea De Sica. Con un cognome così non è detto che puoi fare quello che vuoi, di certo sei messo alla prova più degli altri, almeno secondo me. Prima prova (intesa come tentativo audace) d’autore nel lungo, per il giovane Andrea, figlio del compianto Manuel, prima prova direi piuttosto impegnativa, con un soggetto non facile e di non facile approccio: un noir adolescenziale, un romanzo di formazione all’incontrario, come ha scritto qualcuno di autorevole. Non che sia un vero noir, ma nero è il colore predominante, nero è il colore della notte, nero è il buio del bosco che attraversano i ragazzi che scappano dal collegio esclusivo posto tra le montagne. Non saprei, forse è il tipo di scuola che ha frequentato il giovane regista erede di una famiglia dai colori plurinazionali, con un nonno così importante e sempre in giro. Di certo Andrea De Sica affronta con questo racconto turbolento i punti cardini della gioventù di ognuno di noi: l’amicizia, l’amore, la ribellione, le eventuali timidi esperienze dovute all’indecisione dell’indirizzo sessuale (c’è un celato accenno di omo nel film). Il buio delle fughe lo leggo come la metafora dell’incertezza giovanile, delle sperimentazioni e delle prove che bisogna affrontare e superare prima di maturare.

Giulio è un 17enne di buona famiglia che si ritrova catapultato nell'incubo della solitudine e della rigida disciplina di un collegio per rampolli dell’alta società, una sorta di “prigione dorata” isolata tra le Alpi, dove vengono formati i “dirigenti del futuro”: internet imbavagliato, telefono concesso per mezz'ora al giorno, ma quel che è peggio violenze e minacce dai ragazzi più “anziani”, nell'apparente accondiscendenza degli adulti. Giulio riesce a sopravvivere grazie all’amicizia con Edoardo, un altro ospite del collegio. I due ragazzi diventano inseparabili e iniziano ad architettare fughe notturne dalla scuola-prigione, verso un luogo proibito nel cuore del bosco, dove conoscono la giovane prostituta Elena. Ma la trasgressione fa parte dell'offerta formativa, il collegio sa tutto del locale e delle uscite notturne, gli educatori, tra cui Mathias, vigilano costantemente, restando nell'ombra.

Qualche idea buona c’è nel film, come buona è l’idea stessa del soggetto e si intravede il futuro del regista, azzarderei a dire a qualche passo dal cinema dei Dardenne vista la presenza di Fabrizio Rongione, spesso nel cast dei fratelli belgi. Non tutto è perfetto ma è un discreto primo passo. Intanto nel 2017 è Nastro d'argento al miglior regista esordiente, un buon viatico.






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