I Love Radio Rock (2009)
- michemar

- 16 feb
- Tempo di lettura: 4 min

I Love Radio Rock
The Boat That Rocked
UK Francia Germania USA 2009 commedia 2h15’
Regia: Richard Curtis
Sceneggiatura: Richard Curtis
Fotografia: Danny Cohen
Montaggio: Emma E. Hickox
Musiche: Hans Zimmer
Scenografia: Mark Tildesley
Costumi: Joanna Johnston
Philip Seymour Hoffman: Il Conte
Bill Nighy: Quentin
Rhys Ifans: Gavin
Nick Frost: Dave
Kenneth Branagh: Sir Alistair Dormandy
Tom Sturridge: Carl
Chris O’Dowd: Simon
Ralph Brown: Bob Silver
Jack Davenport: Dominic Pirlott
January Jones: Eleonore
Rhys Darby: Angus Nutsford
Tom Brooke: Kevin
Katherine Parkinson: Felicity
Will Adamsdale: John
Tom Wisdom: Mark
Ike Hamilton: Harold
Talulah Riley: Marianne
Gemma Arterton: Desiree
Emma Thompson: Charlotte
TRAMA: La storia del fenomeno delle radio pirate inglesi degli anni ‘60, ispirandosi in particolare alla vicenda di Radio Caroline, una emittente di musica rock installata su una nave, contro il divieto del governo che pretendeva solo musica classica.
VOTO 7

Ah, che nostalgia, le radio pirata, che in Italia chiamavamo private oppure libere! Libere da ogni condizionamento dalla società di quegli anni, dalla musica definita “seria”, come segnale di ribellione e controcultura che si accompagnavano ai moti giovanili e alle mode che invadevano la generazione “capellone”, che ballava ovunque al ritmo del rock e del beat, come lo chiamavano Arbore e Boncompagni. Questo simpaticissimo film di Richard Curtis, sempre alla guida delle commedie romantiche ma mai sentimentali (Love Actually - L’amore davvero, Questione di tempo), ne celebra la nascita e la rivoluzione che ne conseguì. Come nel primo film menzionato, una pletora di personaggi che pare di assistere ad una festa in una discoteca stracolma: basta leggere il cast degli attori per capire davanti a quale fenomeno si assisteva allora e quale si assiste al film.

Ambientato nel pieno degli anni Sessanta, “la barca che ballava rock” racconta l’energia ribelle delle radio pirata britanniche attraverso gli occhi di Carl (Tom Sturridge), un ragazzo che si ritrova catapultato su una nave popolata dai migliori DJ del Paese. Ognuno di loro incarna un diverso modo di vivere la musica e la libertà: dal carisma travolgente del Conte (Philip Seymour Hoffman) al fascino magnetico del DJ Gavin (Rhys Ifans), passando per le goffaggini affettuose di “Simple” Simon (Chris O’Dowd). La vita a bordo è un mix di trasmissioni, feste, amicizie e piccoli drammi personali, mentre la radio continua a conquistare milioni di ascoltatori che non trovano nulla di simile sulle frequenze ufficiali.

Parallelamente, il governo britannico tenta di reprimere il fenomeno, considerandolo immorale e fuori controllo. Sir Dormandy (Kenneth Branagh) e il suo zelante assistente Dominic (Jack Davenport) cercano ogni cavillo legale per fermare le trasmissioni, trasformando la battaglia per la musica in un confronto tra istituzioni e controcultura. Il film costruisce così un racconto corale, leggero e affettuoso, che celebra la forza della musica e lo spirito di un’epoca in cui la radio era un atto di libertà.

Perché e come nasce il movimento? Siamo nel 1966 e i giovani della Gran Bretagna sono tutt’altro che contenti della situazione della radio nazionale, che è quasi tutta talk e notizie (con un po’ di jazz per fortuna). In questa breccia entrano le stazioni pirata offshore, la più famosa delle quali è “Radio Rock”, un’attività rock and roll attiva 24 ore su 24, 7 giorni su 7, che satura le onde da una nave ancorata in acque internazionali e vanta un pubblico di ascolto superiore ai 20 milioni. L’idea di base è di Quentin (Bill Nighy: secondo voi, quale altro attore britannico poteva essere a capo di un film del genere?) e vede la partecipazione di alcuni dei disc jockey più noti, tra cui un americano conosciuto solo come Il Conte, il celebre Gavin, Bob (Ralph Brown), il ragazzo dalle 3 alle 6 del mattino che quasi nessuno ha visto; e Simon, convinto che nessuno gli voglia bene. In questo contesto entra Carl. Dopo essere stato espulso da scuola, la madre Charlotte (Emma Thompson) lo manda a trascorrere un po’ di tempo sulla nave sotto l’occhio vigile del suo padrino, Quentin (figuriamoci!). La vita a bordo della nave è in piena regola per i tempo: tutta sesso, droga e rock and roll (anche se il sesso arriva solo una volta ogni due settimane, con l’arrivo di una barca piena di donne per una notte). Carl, vergine, è in qualche modo svantaggiato con il sesso ma i membri dell’equipaggio si impegnano ad aiutarlo a rimediare. Nel frattempo, sulla terraferma, Sir Alistair Dormandy annuncia la sua determinazione a chiudere la radio e, dato che quello che stanno facendo non viola nessuna legge attuale, assume un collaboratore per trovare un escamotage.

Cosa domina in maniera totale, comunque e a prescindere dalle tante storie che si intrecciano, è la musica, più di ogni altro aspetto. Raramente passa una scena senza che venga suonata almeno una canzone rock. Si dice che nel film ci siano circa 60 clip (che vanno da alcune battute a singoli completi), il che ne rende una panoramica piuttosto completa della musica dell’epoca, con artisti tra i migliori di sempre: Kinks, Rolling Stones, Turtles, Jimi Hendrix, Duffy, Procol Harum, Box Tops, Beach Boys, Dusty Springfield, Seekers, Who, Dusty Springfield, Herb Alpert, Cream, Cat Stevens, Moody Blues. Senza una colonna sonora così ricca e variegata, non c’è dubbio che il film sarebbe stato decisamente meno affascinante e piacevole.

Il lancio prevedeva “da una storia vera” ma è solo uno spunto perché questa Radio Rock, in realtà, non è mai esistita. Alcuni particolari sono liberamente basati su eventi storici e alcuni personaggi sono persone reali, ma la pellicola non va scambiata per altro che una creazione dell’immaginazione della sceneggiatura del buon Richard Curtis.

I film con cast corali numerosi raramente offrono opportunità per interpretazioni individuali di spicco, e questa non fa eccezione: sono così tanti personaggi che è difficile stabilire se uno sia più importante di un altro, è tutta una festa di figure e di musica. Un po’ lungo, questo sì, ma la musica è ottima, la comicità regala risate occasionali e non c’è nulla di fondamentalmente sbagliato nel film. Ma ha un gran pregio: è divertente e la musica è stratosferica.






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