I ponti di Madison County (1995)
- michemar

- 28 gen 2022
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 6 giorni fa

I ponti di Madison County
The Bridges of Madison County
USA 1995 dramma 2h15’
Regia: Clint Eastwood
Soggetto: Robert James Waller (romanzo)
Sceneggiatura: Richard LaGravenese
Fotografia: Jack N. Green
Montaggio: Joel Cox
Musiche: Lennie Niehaus
Scenografia: Jeannine Oppewall
Costumi: Colleen Kelsall
Clint Eastwood: Robert Kincaid
Meryl Streep: Francesca Johnson
Annie Corley: Caroline Johnson
Victor Slezak: Michael Johnson
Jim Haynie: Richard Johnson
Phyllis Lyons: Betty
Debra Monk: Madge
Michelle Benes: Lucy Redfield
Richard Lage: avv. Peterson
TRAMA: Nell'autunno del 1956 Robert Kincaid, fotografo professionista, si trova a Madison County, nell'Iowa, per girare un servizio sui famosi ponti coperti. Lì incontra Francesca Johnson, sposata e con due figli, ma sola a casa per quattro giorni: questo è il breve quanto intenso lasso di tempo in cui esplode e si consuma la loro passione.
Voto 7,5

La postura, l’espressione severa, i silenzi, sono tante le caratteristiche con cui Clint si è marchiato nella storia del cinema, ma quella veramente distintiva e che i primi piani hanno sempre esaltato è stata lo sguardo. Gli occhi che spesso erano fessure che scrutavano per essere il primo a sparare, spalancati quando spiavano dietro un nascondiglio, penetranti e duri quando spianava la Magnum per far saltare le cervella: sempre gli occhi dell’uomo duro. Chi poteva prevedere che un giorno li avremmo visti dolci, rilassati e innamorati? C’è voluta la sceneggiatura tratta dall’omonimo romanzo di Robert James Waller perché avvenisse, perché è vero che è un film drammatico ma appartiene anche per davvero al genere sentimentale. Quando sono due persone mature a “cadere in amore” come dicono gli anglosassoni, quasi sempre (non esistono regole fisse, però) si tratta di un sentimento profondo, che però si trascina dietro alla percezione dell’occasione mancata, dell’essere arrivati troppo tardi, del non ce lo possiamo permettere.

Robert e Francesca sono incasellati nella mezza età, hanno una vita normalissima, fotografo lui, casalinga lei e si incontrano casualmente. Il primo è nella zona per un servizio sui ponti dell’Iowa, la seconda gli dà delle informazioni. Parafrasando il Poeta, lui gli fa una domanda, lei gli risponde. Quando gli sguardi si incrociano non esplodono colpi, scoppiano i cuori, per quattro giorni, poi vincerà il dovere familiare, perché la madre sente il dovere di rinunciare. Quattro giorni che devono durare tutta la vita, recuperando una capacità di amare, di scegliere, di sentire, di aiutarsi, che soprattutto da parte di Francesca sembrava ormai abbandonata. Inutile che lo spettatore faccia il tifo affinché la mano di Robert abbassi la manovella dello sportello del pickup e scenda sotto la pioggia per dirle di venir via con lui. No, il film finisce in uno specchietto retrovisore.

Lo sguardo di Clint torna sottile e nel suo cuore rimarrà quello di Francesca: gli occhi di Meryl Streep sono determinanti quanto quelli suoi nell’economia del film, perché è una pellicola di occhiate, prima rilassate, poi incuriosite e quindi spaventate ma felici di chi si accorge di essersi innamorato. E piene d’amore, fino a quando si riempiono di rimpianto e lacrime.

Nonostante sia un film lontano dal cliché di Eastwood, resta tra i più amati dai suoi fans e il merito è suo ma non solo, perché quando recita la Streep il film è vincente in partenza, perché è la più grande che un regista possa desiderare. E attenzione, lo sceneggiatore Richard LaGravenese non ne ha fatto un semplice film di coppia ma molto femminile, esplicitando molto bene i sentimenti che può provare una donna: “In quattro giorni mi regalò una vita intera, un universo, ricompose i frammenti del mio essere in un tutto.” “Mi comportavo come un'altra donna, eppure ero più me stessa di quanto non fossi mai stata.”
1996 - Premio Oscar
Candidatura miglior attrice a Meryl Streep
1996 - Golden Globe
Candidatura miglior film drammatico
Candidatura miglior attrice in un film drammatico a Meryl Streep






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