I predatori dell’Arca perduta (1981)
- michemar

- 11 gen
- Tempo di lettura: 3 min

I predatori dell’Arca perduta
(Indiana Jones e i predatori dell’arca perduta)
Raiders of the Lost Ark
USA 1981 avventura 1h55’
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Lawrence Kasdan
Fotografia: Douglas Slocombe
Montaggio: Michael Kahn
Musiche: John Williams
Scenografia: Norman Reynolds
Costumi: Deborah Nadoolman
Harrison Ford: Indiana Jones
Karen Allen: Marion Ravenwood
Paul Freeman: René Belloq
Denholm Elliott: Marcus Brody
Ronald Lacey: Arnold Ernst Toht
John Rhys-Davies: Sallah
Wolf Kahler: Herman Dietrich
Anthony Higgins: maggiore Gobler
Alfred Molina: Satipo
TRAMA: Nel 1936, l’archeologo e avventuriero Indiana Jones viene assunto dal governo americano per trovare l’Arca dell’Alleanza prima che i nazisti di Adolf Hitler possano ottenere i suoi fantastici poteri.
VOTO 7

Nel 1936 l’archeologo-avventuriero Indiana Jones (Harrison Ford) recupera un idolo d’oro in Perù, ma il rivale René Belloq (Paul Freeman) glielo sottrae. Tornato negli Stati Uniti, Jones viene contattato dai servizi segreti: i nazisti stanno cercando a Tanis, in Egitto, la leggendaria Arca dell’Alleanza, convinti che il suo potere possa renderli militarmente invincibili. Per localizzarla serve il medaglione dell’asta di Ra, appartenuto al suo mentore Abner Ravenwood. Indy parte per il Nepal e ritrova Marion Ravenwood (Karen Allen), figlia di Abner, con cui ha un passato irrisolto. Dopo uno scontro con agenti nazisti, recupera il medaglione e parte con lei per Il Cairo. Con l’aiuto dell’amico Sallah (John Rhys-Davies), Indy scopre che i nazisti stanno scavando nel punto sbagliato. Usando il medaglione autentico, individua il Pozzo delle Anime e recupera l’Arca, ma Belloq e i nazisti gliela sottraggono e catturano Marion. Indy fugge, insegue il convoglio nel deserto e riesce a riprendere l’Arca, che viene imbarcata su un piroscafo. Un sottomarino tedesco intercetta la nave e sequestra nuovamente l’Arca e Marion; Indy si imbarca di nascosto e segue i nazisti fino a un’isola del Mar Egeo.

Capostipite della saga di Indiana Jones, il film nasce inizialmente in Italia con un titolo secco, iconico, che non ha bisogno di appoggiarsi al nome del protagonista, poi rinominato ma rimasto più noto col primo. La sua forza sta proprio nell’essere un’avventura autosufficiente, immediatamente riconoscibile. Una delle intuizioni più sorprendenti riguarda il ruolo del protagonista: la storia arriverebbe allo stesso esito anche senza di lui. Eppure, la sua presenza è irresistibile perché è fallibile, ironico, umano. L’eroe non è definito dal controllo degli eventi, ma dal modo in cui li attraversa. La vera rivoluzione che fa Steven Spielberg è che prima di questo film, l’action seguiva ancora la grammatica bondiana. Qui invece si afferma con successo un nuovo modello, con ritmo serrato, struttura a episodi e cliffhanger, omaggio ai serial anni ‘30, tensione costruita su “come ne uscirà?”.

Il protagonista non è un superuomo, forse è proprio lì la sua forza ed il suo successo: si ferisce, sbaglia, ha paura, beve, inciampa. È un uomo reale catapultato in situazioni straordinarie. Questo lo rende il capostipite di una nuova generazione di eroi d’azione più vulnerabili e riconoscibili. La storia è un viaggio continuo: templi, trappole, serpenti, inseguimenti, aerei, camion, sottomarini. Ogni sequenza è costruita con una precisione quasi artigianale, senza tempi morti e senza frenesia gratuita. La dinamica tra il protagonista e Marion è uno dei motori emotivi del film. Lei non è un semplice supporto narrativo: è forte, ironica, combattiva, capace di tenere testa a chiunque. La loro chimica accende il racconto.

Molti momenti iconici nascono da improvvisazioni o soluzioni trovate sul set, come racconta la leggenda. Battute, gesti, scelte improvvise contribuiscono a un senso di freschezza che ancora oggi sorprende. Inoltre, l’assenza di CGI rende ogni scena d’azione tangibile. Il protagonista si ferisce davvero, corre davvero, si aggrappa davvero. È un cinema che si sente sulla pelle. Non poco contribuisce il lavoro di John Williams, la cui colonna sonora entra immediatamente nell’immaginario collettivo. È una di quelle musiche che definiscono un personaggio e un genere.

Il film resta un esempio quasi perfetto di avventura per l’indubbia scrittura brillante, il ritmo, l’humour misurato, l’azione e i bei personaggi. Le opere successive non raggiungono la stessa compattezza, ma non scalfiscono la grandezza del primo capitolo. I tantissimi riconoscimenti premiano sempre il grande Steven Spielberg, anche se alla fine vince sempre pochi Oscar rispetto alle nominations.
Riconoscimenti
Oscar 1982
Migliore scenografia
Miglior montaggio
Miglior sonoro
Miglior montaggio sonoro
Migliori effetti speciali
Candidatura come miglior film
Candidatura come migliore regia
Candidatura come migliore fotografia
Candidatura come migliore colonna sonora
Golden Globe 1982
Candidatura come migliore regia
BAFTA 1982
Migliore scenografia
Candidatura come miglior film
Candidatura come miglior attore non protagonista a Denholm Elliott
Candidatura come migliore fotografia
Candidatura al miglior sonoro
Candidatura come miglior montaggio
Candidatura come miglior colonna sonora










Commenti