Identikit di un delitto (2007)
- michemar

- 12 feb
- Tempo di lettura: 4 min

Identikit di un delitto
The Flock
USA 2007 thriller poliziesco 1h45’
Regia: Andrew Lau
Sceneggiatura: Hans Bauer, Hans Bauer
Fotografia: Enrique Chediak
Montaggio: Tracy Adams, Martin Hunter
Musiche: Guy Farley, Charles Olins
Scenografia: Lester Cohen
Costumi: Deborah Everton
Richard Gere: ag. Erroll Babbage
Claire Danes: Allison Lowry
KaDee Strickland: Viola Frye
Ray Wise: Bobby Stiles
Russell Sams: Edmund Grooms
Avril Lavigne: Beatrice Bell
Dwayne L. Barnes: Vincent Dennison
Matt Schulze: Glenn Custis
Ed Ackerman: Louis Kessler
French Stewart: Haynes Ownby
Kristina Sisco: Harriet Wells
TRAMA: L’agente federale Erroll Babbage è alla fine della sua carriera e ha l’incarico di seguire personalmente l’addestramento della recluta Allison Lowry, destinata a prendere il suo posto. Si trova nel frattempo anche ad occuparsi del misterioso caso della sparizione di una ragazza: una faccenda che potrebbe avere qualche connessione con un caso di cui si era occupato anni addietro
VOTO 6

Andrew Lau, prolifico regista noto per la trilogia di Infernal Affairs, gira il suo primo film in inglese alternando i ritmi tipici del cinema orientale a velocizzazioni da videoclip e costruisce una pellicola intelligente e un cupo momento di introspezione. Il titolo italiano rovina l’idea di partenza che è traducibile in “branco”, che ha già una certa portata di significati.
Erroll Babbage (Richard Gere) è un veterano del Dipartimento di Pubblica Sicurezza, un uomo che ha passato anni a monitorare e controllare criminali sessuali rilasciati sulla parola. Il suo lavoro lo ha trasformato: è diventato diffidente, ossessivo, incapace di fidarsi delle procedure standard e convinto che la prevenzione richieda metodi duri, spesso al limite della legalità. Mentre si avvicina alla pensione anticipata - più imposta che scelta - gli viene affiancata Allison Lowry (Claire Danes), una giovane agente idealista che dovrà prendere il suo posto. Il loro rapporto nasce sotto tensione: Allison rappresenta il futuro, la fiducia nelle regole e nella riabilitazione; Erroll incarna invece un approccio segnato da anni di contatto con il peggio dell’umanità. Durante il periodo di affiancamento, la scomparsa di una ragazza adolescente scuote l’intero dipartimento. Per Erroll non si tratta di un caso qualunque: è convinto che dietro ci sia uno dei soggetti che ha sorvegliato per anni, qualcuno che conosce bene e che ritiene ancora pericoloso nonostante la libertà vigilata.
Determinato a dimostrare che le sue intuizioni sono corrette, Erroll trascina Allison in un’indagine parallela, fatta di interrogatori aggressivi, visite a ex detenuti che vivono ai margini e immersioni in ambienti degradati e inquietanti. La giovane agente si trova così costretta a confrontarsi con un mondo che non immaginava, e con un mentore che alterna lucidità e ossessione. Man mano che la ricerca della ragazza scomparsa si fa più urgente, il confine tra giustizia e vendetta si assottiglia. Erroll è disposto a tutto pur di prevenire un nuovo crimine, mentre Allison cerca di mantenere un equilibrio tra l’efficacia del suo superiore e il rispetto delle procedure. La tensione cresce fino a mettere in discussione non solo il caso, ma anche il futuro professionale e umano di entrambi.
È un discreto dramma investigativo con le solite piste false in cui spesso lo spettatore si chiede se le ipotesi personali siano corrette, e presto ci si accorge che la situazione viene invece ribaltata. Non è un film perfetto e annovera moltissimi personaggi (attenzione al cameo di Avril Lavigne) e non poche sottotrame, proprio per le tante strade che vi si aprono. Come visto altre volte, anche qui, nel marasma dei personaggi loschi, domina il contrasto tra i due protagonisti: da una parte l’”anziano” che ne ha viste di tutti i colori e che ha metodi che i colleghi non sopportano (ecco il motivo della pensione anticipata), dall’altra la giovane allieva che deve tollerarlo per conviverci e lavorare. Come dire: tutto serve a crescere ed accrescere il bagaglio professionale.
Andrew Lau porta nel cinema statunitense parte del suo bagaglio visivo maturato a Hong Kong. Pur non raggiungendo la complessità morale di opere precedenti, mantiene un’impronta registica solida: atmosfere cupe, ritmo controllato, attenzione ai volti e alle tensioni interne dei personaggi. La messa in scena non è sempre originale, ma funziona nel costruire un mondo narrativo coerente e inquieto. Richard Gere offre una prova intensa, asciutta, segnata da un tormento credibile. È il vero baricentro emotivo del film e riesce a dare profondità anche ai passaggi più didascalici. Mentre Claire Danes lavora per sottrazione, costruendo una presenza che cresce scena dopo scena. Il duo funziona, pur senza scarti particolarmente innovativi.
La sceneggiatura alterna intuizioni interessanti a momenti più convenzionali. Alcune riflessioni morali vengono esplicitate con troppa chiarezza, ma il film conserva un nucleo tematico solido: la fragilità del confine tra controllo, ossessione e responsabilità pubblica. Non tutto è sviluppato con la stessa cura, ma l’impianto resta efficace. Il film lavora bene sul clima di sospensione e sulla sensazione di minaccia latente. Le influenze del thriller americano anni ’90 sono evidenti, talvolta un po’ troppo, ma l’insieme mantiene una sua identità grazie alla fotografia fredda e alla regia concentrata sui dettagli comportamentali. Se ci sono (e ci sono) dei limiti, questi son dovuti ad alcune dinamiche narrative che risultano schemi, rapporti tra personaggi e progressioni tipiche del thriller investigativo, senza cercare soluzioni troppo originali, tanto che si avverte come la scrittura tenda a spiegare più del necessario. Sicuramente il difficile rapporto tra i due poteva essere meglio sviluppato, il che avrebbe dato maggiore profondità psicologica al film.
In definitiva, thriller discreto e solido, non privo di difetti ma sostenuto da un’ottima interpretazione di Gere e da una regia che, pur non rivoluzionaria, mantiene coerenza e tensione. Un film che non sorprende, ma che sa coinvolgere e lascia un retrogusto amaro e riflessivo.






























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