Il bidone (1955)
- michemar

- 5 nov 2022
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 15 nov 2025

Il bidone
Italia, Francia 1955 dramma 1h53’
Regia: Federico Fellini
Sceneggiatura: Tullio Pinelli, Ennio Flaiano, Federico Fellini
Fotografia: Otello Martelli
Montaggio: Mario Serandrei, Giuseppe Vari
Musiche: Nino Rota
Scenografia: Dario Cecchi
Costumi: Dario Cecchi
Broderick Crawford: Augusto Rocca
Richard Basehart: Carlo, detto Picasso
Franco Fabrizi: Roberto Tucci
Giulietta Masina: Iris
Giacomo Gabrielli: barone Vargas
Alberto De Amicis: Rinaldo
Sue Ellen Blake: Susanna
Lorella De Luca: Patrizia
Riccardo Garrone: Riccardo
Mara Werlen: Maggie
Xenia Valderi: Luciana
Mario Passante: truffatore
Irene Cefaro: Marisa
Gino Buzzanca: Saro
Maria Zanoli: Stella Florina
TRAMA: Augusto è un truffatore di modesto calibro che agisce in società con Roberto e Picasso. Quando la moglie di Picasso comincia ad avere dei dubbi sull’attività del marito, questi tronca ogni rapporto con i complici. Augusto, invece, che da tempo ha lasciato la famiglia, per aiutare la figlia compie un'altra truffa cercando di intascarsi l'intero malloppo. I suoi nuovi compari non glielo perdoneranno.
Voto 7

Considerato dalla critica il passaggio tra il prima, costituito dalle opere più neorealiste come per esempio La strada, e il dopo, dove il cinema visionario e poetico si concretizza con 8½ e i più grandi successi conosciuti in tutto il mondo, Federico Fellini firma un film che all’inizio pare una commedia, o meglio una farsa, e poi prende la strada di qualcosa di profondamente tragico. Ma né il pubblico né la critica stessa si resero conto subito che invece il film era un momento importante del grande regista e che ancora una volta era una fotografia esatta dei tempi. Il bello (o il brutto) della sostanza è che se allora gli imbroglioni, che appunto “tiravano bidone”, abitavano tempi grami seppur nei pressi del boom economico, oggi sicuramente non è cambiato nulla, dato che le truffe hanno solo cambiato aspetto e mezzi per attuarle. Oggi è sufficiente il web, i tecnici degli inganni, l’ingenuità degli anziani (di allora e di oggi) che aprono la porta di casa a uomini falsamente in divisa, dalle estenuanti telefonate che parlano di nuove tariffe o di investimenti favorevoli. Un film di straordinaria attualità, perché l’Italia di questa trama, al di là delle ovvie differenze di epoca, è lo specchio di quella di oggi.

Sceneggiato dal regista assieme a Ennio Flaiano e Tullio Pinelli, e molto bistrattato alla Mostra di Venezia, ha un paio di personaggi deboli e insulsi, ma ancora oggi risulta potente. Soprattutto in scene come quella della festa di Capodanno, quella dell’aspirante attrice che si denuda il seno, il dialogo del protagonista con la paralitica, e su tutte lo sconcertante e ancestrale finale.

Enorme l’interpretazione di Broderick Crawford e l’immancabile Franco Fabrizi che ha fatto la storia del cinema italiano con i suoi personaggi antipatici e approfittatori.
Film non celebrato ma validissimo e ancora bello: aspro, nero, amaro, realista, certamente un pugno nello stomaco.






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