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Il clan (2015)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 16 apr 2020
  • Tempo di lettura: 2 min

Il clan

(El Clan) Argentina/Spagna 2015 thriller 1h48’

Regia: Pablo Trapero

Sceneggiatura: Pablo Trapero

Fotografia: Julián Apezteguia

Montaggio: Alejandro Carrillo Penovi, Pablo Trapero

Musiche: Sebastián Escofet

Scenografia: Sebastián Orgambide

Costumi: Julio Suárez

Guillermo Francella: Arquímedes Puccio

Juan Pedro Lanzani: Alejandro Puccio

Lili Popovich: Epifanía Puccio

Gastón Cocchiarale: Daniel "Maguila" Puccio

Giselle Motta: Silvia Puccio

Antonia Bengoechea: Adriana Puccio

Franco Masini: Guillermo Puccio

Stefanía Koessl: Mónica

TRAMA: Negli anni Ottanta, in Argentina, Arquimides Puccio è il patriarca di un clan familiare di Buenos Aires. Benestanti, amati dai loro vicini, rispettati da chiunque e con un figlio che milita nella nazionale di rugby, i Puccio nascondono un inquietante segreto. Sono infatti responsabili di alcuni rapimenti che, in assenza del pagamento di ingenti riscatti, culminano in omicidi.


Voto 6,5


Pablo Trapero ha normalmente raccontato le drammatiche vicende che hanno attraversato la sua Argentina con sguardo lucido e mai retorico, anche perché d’altronde bastava la narrazione di quegli abissi e tutto diventava sufficiente ed esaustivo. Ma stavolta, per mostrare questa storia allucinante e, in maniera allarmante, quotidiana ha voluto usare un occhio un po’ particolare, quasi da commedia nera, forse per esaltare la spietatezza, la freddezza ed il senso cinico della famiglia Puccio protagonista della storia.





Con l’atmosfera, i colori, gli abiti alla moda degli anni ’80, quando la gioventù sudamericana avvertiva finalmente la liberazione dalla terribile dittatura, le musiche che tanto fanno ambiente e sono funzionali al racconto, Trapero ci narra dunque una terribile storia vera, quella di una famiglia criminale, un clan insomma, il cui patriarca Arquímedes Puccio con una tranquilla lucidità che spaventa amministra le grandi fortune familiari derivate da “ordinari” rapimenti di benestanti vicini di casa per ottenere un buon riscatto. Tutto ciò senza tanto clamore e ripensamenti, ma con la speranza che tutta questa anomala attività fili liscia, perché altrimenti l’eliminazione fisica diventa necessaria, senza tanti ripensamenti o pentimenti. Paura, eh? diceva una vecchia pubblicità. E in effetti raccontato così semplicemente e crudamente fa paura: ma la realtà si rivela, con lo svolgimento della trama, ancor più raggelante.



Il regista si focalizza sul giovane Alejandro, in continuo dibattito interno tra l’obbedienza cieca al padre e la voglia di una vita ordinaria. È su di questi che la macchina da presa punta, è intorno al giovane che gira la storia: la sua voglia di vita normale, le relazioni amorose, le amicizie giovanili, l’amato rugby, e la fatica mentale per stare dietro al ritmo paterno. È bravissimo il protagonista Guillermo Francella, volto notissimo della televisione argentina con un curriculum principalmente leggero, quando non di comico puro, che qui a sorpresa subisce un'ulteriore trasformazione dopo l’impiego che di lui ha fatto Campanella (Il segreto dei suoi occhi) e passa radicalmente di là dalla barricata, da vittima a carnefice, conservando però quell'aria da amico della porta accanto e quell'affettuosa empatia che qui servono al gioco.



L’eccellente regia di Pablo Trapero (premiato con il Leone d’Argento a Venezia 2015) e l’ironia amara che attraversa tutta la pellicola confezionano un film impeccabile, da non perdere. Ma che lascia sbigottiti, sia per quello che vi succede che per la faccia bonaria e tranquilla del criminale protagonista Arquímedes Puccio, spesso inquadrato durante il pacifico pasto familiare con tanto di preghiera di ringraziamento prima di iniziare a mangiare.



 
 
 

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