Il cliente (2016)
- michemar

- 9 feb 2021
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 16 mag 2023

Il cliente
(Forushande) Iran/Francia 2016 dramma 2h4’
Regia: Asghar Farhadi
Sceneggiatura: Asghar Farhadi
Fotografia: Hossein Jafarian
Montaggio: Hayedeh Safiyari
Musiche: Sattar Oraki
Scenografia: Keyvan Moghaddam
Costumi: Sara Samiee
Shahab Hosseini: Emad Etesami
Taraneh Alidoosti: Rana Etesami
Babak Karimi: Babak
Mehdi Koushki: Siavash
Farid Sajjadi Hosseini: Nasser
Emad Emami: Ali
Maral Bani Adam: Kati
Mina Sadati: Sanam
Shirin Agkakashi: Esmat
TRAMA: Costretti a lasciare il loro appartamento nel centro di Teheran a causa di importanti lavori che minacciano la loro proprietà, Emad e Rana si spostano in una nuova casa. Un incidente legato all'ex inquilina cambierà per sempre la vita della giovane coppia.
Voto 7,5

Sul substrato di Morte di un commesso viaggiatore di Arthur Miller, dramma che proprio nella trama interpretano i due protagonisti del film (che sono appunto attori non professionisti nell’Iran contemporaneo) in un piccolo teatro di Teheran, il premiatissimo regista Asghar Farhadi impianta nell’ambito di una affiatata coppia - come già si era occupato in altre occasioni - un thriller sorprendente che diventa anche e soprattutto mentale, fino a portare una inaspettata instabilità tra i due coniugi. Con la quasi assoluta assenza di commento musicale, la storia che si sviluppa sconcerta l’attonito spettatore e travolge la vita ordinaria di un professore che ama recitare a teatro fino ad un crescendo imprevedibile per via del susseguirsi di piccoli eventi e di reazioni emotive.

È su questi aspetti oggettivi e soggettivi che l’autore lavora, creando una situazione di continua tensione in modo da far esternare ai personaggi le insicurezze e i tentennamenti, i dubbi che li colgono davanti ad un contesto che li ha fatti trovare impreparati. È un lavoro mentale in cui avvertiamo noi stessi le loro perplessità, condotti a giustificarli in alcuni momenti, ma in altri molto meno, sino a non tollerare taluni comportamenti. Non è certamente un lavoro facile, ma l’operazione riesce molto bene, in quanto la storia è sorretta da una ineccepibile sceneggiatura giustamente premiata al Festival di Cannes 2016, assieme al bravissimo e comunicativo Shahab Hosseini come miglior attore.

Ancora una volta, il cinema ci mostra con grande efficacia come sia facile che un rapporto affettivo, che pare sicuro e riparato nel porto dalle tempeste esterne, sia invece friabile e instabile ai primi segni di un attacco giunto dalle infinite occasioni del destino. O come sia, questo legame apparentemente inattaccabile dagli eventi, soggetto alle trappole in cui cadiamo nel tran-tran della quotidianità, quando sembra che nulla possa accadere. Anzi, viene il dubbio che è proprio questa routine ripetitiva e monotona, come può succedere a tutte le coppie del mondo, al primo cambiamento, al primo scossone esterno vacilla e scopre squarci sepolti dalle abitudini. L’amore c’è ma si guarda il partner con altri occhi.

La complicata vicenda si svolge, a ben vedere, in tre luoghi differenti che hanno a che fare con la vita di coppia di Emad e Rana: il piccolo teatro dove devono debuttare con il dramma di Arthur Miller, luogo in cui si recano più volte e non sempre con lo stato d’animo giusto per concentrarsi sul testo; la casa dove abitano che, come si vede subito, sta correndo il rischio di crollare e da cui devono immediatamente evacuare; il nuovo appartamentino in cui devono andare ad abitare, tra la scomodità del trasloco, dei mobili accatastati nel terrazzo, dell’ambientamento al nuovo posto. Quest’ultimo luogo doveva essere un rifugio temporaneo ed invece succede che Rana subisce un’aggressione che manda all’aria i piani immediati. Si passa così dal dramma teatrale a quello della vita. la reazione di Emad è comprensibile ma eccessiva, pensando di vendicarsi dopo una sua breve indagine. Ecco allora la domanda di Asghar Farhadi: ci si può fare giustizia da soli? si può comminare una condanna solo perché si ha un sospetto che a furia di rimuginarci sopra diventa una personale certezza?

La gabbia mentale in cui ci conduce lentamente il regista diventa scomoda, stretta, ci fa riflettere e ci fa sentire a disagio, guardando le varie espressioni di Emad, del viso sempre più sperduto della moglie, delle proteste del sospettato. Si crea così una sorta di thriller da camera basato principalmente sulla psicologia dei personaggi, sorretti, va sottolineato ancora una volta, sia da una eccellente interpretazione dei bravissimi attori, sia da una intelligente, sottile, aritmetica sceneggiatura dello stesso regista, il quale ogni volta, in ogni sua opera, ci mette implacabilmente davanti a situazioni sociali e affettive scomode, che preferiremmo evitare.
Interessante il titolo originale, più indicativo: infatti è Forushande, ‘il venditore’, come quello internazionale, The Salesman, che si riferisce apertamente al lavoro teatrale che gli attori/personaggi stanno allestendo.

Riconoscimenti
Premio Oscar 2017:
Miglior film straniero (Iran)
Golden Globe 2017:
Candidatura per il Miglior film straniero (Iran)
Festival di Cannes 2016:
Prix du scénario a Asghar Farhadi
Prix d'interprétation masculine a Shahab Hosseini






Commenti