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Il conformista (1970)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 15 gen 2023
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 19 ott 2025

Il conformista

Italia, Francia, Germania 1970 dramma 1h53’


Regia: Bernardo Bertolucci

Soggetto: Alberto Moravia (romanzo)

Sceneggiatura: Bernardo Bertolucci

Fotografia: Vittorio Storaro

Montaggio: Franco Arcalli

Musiche: Georges Delerue

Scenografia: Ferdinando Scarfiotti

Costumi: Gitt Magrini


Jean-Louis Trintignant: Marcello Clerici

Stefania Sandrelli: Giulia

Dominique Sanda: Anna Quadri

Gastone Moschin: agente speciale Manganiello

Pierre Clémenti: Lino Semirama

Enzo Tarascio: Luca Quadri

José Quaglio: Italo Montanari

Fosco Giachetti: il colonnello

Yvonne Sanson: la madre di Giulia

Milly: la madre di Marcello

Giuseppe Addobbati: il padre di Marcello

Antonio Maestri: don Lattanzi

Christian Aligny: Raoul

Pasquale Fortunato: Marcello a 13 anni

Alessandro Haber: Senigallia


TRAMA: Il desiderio di normalità trasforma Marcello Clerici in sicario del regime fascista. Va a Parigi a uccidere un suo ex professore fuoriuscito. Il 25 luglio 1943 fa una tremenda scoperta.


Voto 8,5



Roma, 1938. Marcello Clerici, spia fascista arruolato nella OVRA (Opera Volontaria di Repressione Antifascista) e docente di filosofia, è promesso a Giulia, ragazza gioviale e solare e di media borghesia, l'esatto opposto di lui. Prima di sposarsi, però, Marcello deve confessarsi e qui rivela di aver subito da ragazzo gli abusi sessuali dell'autista di famiglia che poi ha ucciso per errore. Così, abbandonato il cattolicesimo, con il padre fanatico, violento ed ora infermo - probabilmente menomato da uno stadio tardivo di sifilide - ed una madre oppiomane, si avvicina alla polizia segreta fascista, la quale gli affida una delicata missione, che lui stesso ha sollecitato: uccidere il professore Luca Quadri, suo vecchio insegnante di filosofia e noto dissidente politico rifugiatosi in Francia.



Il titolo del film si riferisce al protagonista, Marcello Clerici (un superlativo Jean-Louis Trintignant), pronto ad adeguarsi, a conformarsi agli altri, anche al governo fascista di Mussolini e ai suoi ordini più biechi. L'uomo entra nella polizia politica e inizia una nuova vita con la moglie Giulia (Stefania Sandrelli). Il suo viaggio di nozze a Parigi serve da copertura perché Marcello riceve la missione di uccidere il suo vecchio professore universitario Luca Quadri (Enzo Tarascio), importante esponente dell'antifascismo rifugiatosi in Francia. Riaffiorano i ricordi rimossi dell'infanzia e in particolare dell'uomo che aveva tentato di violentarlo che Marcello crede di aver ucciso. A Parigi entra in contatto con il vecchio professore e con la moglie di lui Anna (Dominique Sanda), dalla cui bellezza è assai colpito. Lì riesce ad attirare il gruppo in Savoia dove avrà luogo l'agguato mortale.



La storia non è narrata in modo lineare, ma attraverso continui balzi cronologici mediante l'uso del flashback, con un ritratto dettagliato della complessa figura interpretata da Trintignant. La stupefacente fotografia di Vittorio Storaro è a dir poco notevole: la scelta dei colori, delle inquadrature e delle scenografie rendono spesso il racconto un complemento alle immagini. Il film è una vera delizia per lo sguardo e rende eleganti anche un assassino in incognito e l'intrigo del potere. Ma Bertolucci non dimentica certo l'aspetto politico, essendo il film anche una aperta condanna dell'adesione al fascismo. Marcello, privo di una volontà propria, pagherà cara la propria paura e la scelta di affidarsi alle convinzioni sbagliate della maggioranza di quel momento storico.



La vicenda è inoltre dominata da una patina psicanalitica che evidenzia il carattere di Marcello nato da un trauma sessuale che ha origine nell'infanzia. Il suo desiderio di ordine richiama il legame tra sesso e violenza e la decisione di iscriversi al partito fascista viene dal rifiuto dell'omosessualità. Come buona parte del film, questa lettura psicologica ha un valore soprattutto stilistico, che Bertolucci usa infatti per introdurre allusioni e immagini simboliche ammalianti. È un’opera magistrale che coinvolge l’occhio e la mente dello spettatore più attento, che riesce così a percepire il detto e il sottinteso, l’immagine che ha davanti e ciò che rappresenta in quel frangente storico e ciò che ha lasciato come strascico nella Storia che ne seguì.



Dal punto di vista concettuale, poi, è una scoperta artistica quasi rivoluzionaria. Come ne ebbe a scrivere il grande Gianni Amelio – come ho sempre ricordato, prima vero e autentico cinefilo che amabile regista – il film è “il solo abbraccio non mortale tra Hollywood e Cinecittà, il film dove si legano lo sguardo di Rossellini e gli splendori di Vincente Minelli, il realismo e il musical. In che senso Cinecittà e Hollywood insieme? Se Cinecittà può voler dire storia e umanesimo, Hollywood sarà allora fantasia e spettacolo: due mondi apparentemente inconciliabili, esibiti spesso come opposte bandiere. Ebbene, il film frantuma, nelle sue due ore di proiezione, ogni preconcetto, conferma che la patria del cinema non ha confini, per fortuna.” Straordinario sguardo di un vero “lettore” di cinema. “Nel film troviamo un giudizio lucido e non manicheo su un'intera società, su un mondo visto nel suo manifestarsi politico, ma anche scavato fino alle sue radici più contorte. C'è l'ideologia fascista messa a fuoco attraverso le sue celebrazioni grottesche, nel suo folclore: e c'è un rimando a tutto ciò che l'ideologia protegge e nasconde, giustifica e nutre.



Opera spietata nel giudizio storico e umano, dove il conformismo dell’italiano comune, o medio o intellettuale fece sì che il nero ammantasse il Paese e vi si adeguasse per ignavia, ad eccezione dei fieri oppositori, in minoranza per molti anni, che dovettero fuggire per salvarsi. E Marcello ne è la rappresentazione fatta persona: lui è la perfetta incarnazione dell'inevitabile fallimento del movimento fascista di Mussolini, desidera ardentemente il santuario che presumibilmente porta il conformismo, ma non riesce a rendersi conto che non esiste una persona normale. È in questa ricerca di allinearsi con persone come lui che la sua mancanza di convinzione si espone e risalta. Significativo ed efficace, inoltre, come il film di Bernardo Bertolucci evidenzi il sesso come metafora della natura repressiva del regime fascista, specialmente nella esibizione erotica/sensuale/artistica di due donne che ballano insieme, che è vista come un affronto ai valori tradizionali. Anche Marcello è un condensato di contraddizioni quando si tratta della sua abilità sessuale: si sforza costantemente di recuperare il senso di normalità che gli è stato rubato attraverso gli abusi sessuali che ha subito da ragazzo, ma trova difficile aderire al concetto normale per non tradire la propria moglie.



Bernardo Bertolucci firma un film esaltante, strategico nella storia del nostro cinema, pesantissima eredità intellettuale e culturale.

David di Donatello 1971 quale miglior film ex aequo con Il giardino dei Finzi Contini e Waterloo.


Un passaggio illuminante:

Marcello: Com'è un uomo normale secondo te?

Italo: "Un uomo normale"? Per me un uomo normale è quello che si volta per la strada per guardare il sedere di una bella donna che passa e scopre che non è il solo ad essersi voltato. E ce ne sono almeno cinque o sei. Ed è contento se scopre gente uguale a lui. I suoi simili. Perciò gli piacciono le spiagge affollate, le partite di football, i bar del centro...

Marcello: ...e le adunate oceaniche a Piazza Venezia.

Italo: Ama quelli che sono come lui. E diffida di quelli che sente diversi. Per questo l'uomo normale è un vero fratello, un vero cittadino, un vero patriota, un vero...

Marcello: ...un vero fascista.



David di Donatello 1971

Miglior film (ex aequo)

Festival di Berlino 1970

Premio Interfilm

Premio speciale dei giornalisti



 
 
 

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