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Il discorso del Re (2010)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 10 giu 2022
  • Tempo di lettura: 5 min

Aggiornamento: 3 lug 2025

Il discorso del Re

(The King's Speech) UK/USA 2010 dramma storico 1h58’


Regia: Tom Hooper

Sceneggiatura: David Seidler

Fotografia: Danny Cohen

Montaggio: Tariq Anwar

Musiche: Alexandre Desplat

Scenografia: Eve Stewart

Costumi: Jenny Beavan


Colin Firth: Re Giorgio VI / principe Albert

Geoffrey Rush: Lionel Logue

Helena Bonham Carter: Elizabeth Bowes-Lyon

Guy Pearce: Re Edoardo VIII

Timothy Spall: Winston Churchill

Michael Gambon: Re GiorgioV

Derek Jacobi: arciv. Cosmo Lang

Jennifer Ehle: Myrtle Logue

Anthony Andrews: Stanley Baldwin

Claire Bloom: Mary di Teck

Eve Best: Wallis Simpson

Freya Wilson: principessa Elizabeth

Ramona Marquez: principessa Margaret

Calum Gittins: Laurie Logue

Dominic Applewhite: Valentine Logue

Roger Parrott: Neville Chamberlain


TRAMA: La storia di Re Giorgio VI d'Inghilterra, padre di Elisabetta II, che salì con riluttanza al trono dopo l'abdicazione del fratello. Chiamato confidenzialmente Bertie, soffriva di una pesante balbuzie ed era considerato inadatto a regnare. Dopo aver pronunciato, con molto imbarazzo, un discorso pubblico, Re Giorgio (Colin Firth) decise di ricorrere all'aiuto di Lionel Logue (Geoffrey Rush), un logopedista dai metodi poco ortodossi.


Voto 8



È la storia di un uomo, un uomo importante, costretto a parlare al mondo cercando di superare il terribile difetto della balbuzie, che già di per sé è un pesante problema psicologico quando si colloquia con una persona di fronte, figuriamoci se quest’uomo è il principe Albert, duca di York e secondo figlio del re Giorgio V, re di Gran Bretagna e d’Irlanda e dei Domini britannici. Di fronte a un microfono della radio, sapere che l'Impero britannico sta ascoltando deve essere stato terrificante. Al momento del discorso di cui il titolo, un quarto della popolazione terrestre era nell'Impero e, naturalmente, gran parte del Nord America, dell'Europa, dell'Africa e dell'Asia avrebbe ascoltato e, con particolare attenzione, la Germania.



Correva l'anno 1939 e il Regno stava entrando in guerra con la Germania. I suoi ascoltatori richiedevano fermezza, chiarezza e determinazione, non balbettii punteggiati da silenzi torturanti. E lui non aveva mai voluto essere re ma per sua sfortuna il fratello Edoardo, a cui spettava il trono alla morte del padre, vi rinunciò per amore, “per sposare la donna che amo”. A questo punto il destino indicava lui come futuro Re. E dopo il discorso che dovette tenere in occasione della chiusura del British Empire Exhibition allo stadio di Wembley, la moglie decise di aiutarlo fattivamente prendendo contatto, sotto false generalità, con un sedicente logopedista australiano, esperto nei problemi del linguaggio, il quale lo sottopone a una cura che attinge un po’ al laboratorio teatrale e un po’ alla seduta psicanalitica.



I duetti tra questi due uomini passano direttamente alla storia del cinema: i loro scambi dialettici e di carattere, talora in punta di fioretto, altre volte aspri ma educati, sono una lezione di rapporti umani ma anche di grande arte recitatoria. Dialoghi-battibecchi sferzanti, litigiosi, amichevoli e a volte rispettosi e irrispettosi che rappresentano anche una celata lotta di classe tra un britannico purosangue ed un terapeuta di media classe. Colin Firth accoglie in sé il terrore della fatica di espressione e riproduce a meraviglia la rigidità affettata del suo personaggio, mentre Goeffrey Rush è alla pari se non superiore: è enorme! Inutile dirlo, il film va visto, ove possibile, non doppiato, altrimenti non si capisce completamente la loro bravura. Facile immaginare le difficoltà di chi lo ha doppiato (Luca Biagini). Sì, dire che Colin Firth abbia meritato la statuetta dell’Oscar è certamente riduttivo, perché la sua performance è semplicemente sbalorditiva, e il partner non è da meno. Viene spontaneo chiedersi piuttosto chi sia veramente il protagonista e perché l’Oscar sia andato solo ad uno.



Il film, ricco di dettagli d'epoca e meticolose distinzioni di classe, elude in gran parte la storia che incombeva sull'intero periodo, evita la Storia, e pone in secondo piano la sorprendente decisione di Edward di rinunciare alla corona per sposare una donna che aveva già divorziato tre volte. A Tom Hooper non interessano questi particolari e punta deciso sui colpi di teatro tra i due veri protagonisti e, sfruttando la loro enorme bravura, mette in scena una pièce teatrale che in alcuni momenti diventa una sorta di nobile kammerspiel.



Il regista prende una decisione interessante con i suoi set e le immagini: a guardare con attenzione si può notare che il film è in gran parte girato in interni e la maggior parte di quegli spazi sono lunghi e stretti e questo è insolito nei drammi storici, che enfatizzano l'ampiezza e la maestosità. Qui abbiamo lunghi corridoi, una sala di controllo principale profonda e stretta per la BBC, stanze che sembrano particolarmente oblunghe. Che vogliano richiamare la stretta gola di Albert mentre lotta per tirare fuori le parole che ha in mente e non vogliono uscire? E che dire di Helena Bonham Carter nei panni della quasi eterna Regina Madre (non si deve dimenticare che una delle figlie è l’attuale Regina Elisabetta II)? È piena di attenzioni per il suo uomo in difficoltà: conscia del continuo duello tra suo marito e Lionel Logue, cerca di appianare le cose mentre la Storia si sta svolgendo nella sfera più ampia. Infatti, Hitler sta prendendo il potere, la guerra si avvicina, la signora Simpson semina il caos nella famiglia reale e si avvicina il temuto giorno in cui suo Bertie, nei panni di Giorgio VI, dovrà parlare al mondo e dichiarare lo stato di guerra.



Magistrale la regia quando ci conduce, con la macchina da presa, verso il solenne discorso (maledetto discorso!) di quella dichiarazione. Colin Firth interiorizza la tensione e mantiene il labbro superiore rigido, il suo staff e la sua famiglia sono terrorizzati per lui mentre marcia verso un microfono come se fosse una ghigliottina. È l'unica scena del film che deve funzionare alla perfezione, e lo fa pienamente, con il suo impatto emotivo sorprendentemente forte. Alla fin fine, quello che qui si svolge è sia un dramma storico superiore che uno personale potente.

Dopo, i due uomini, opposti ma composti, resteranno amici per il resto della loro vita.



Riconoscimenti

2011 – Premio Oscar

Miglior film

Migliore regia

Miglior attore protagonista a Colin Firth

Migliore sceneggiatura originale

Candidatura per miglior attore non protagonista a Geoffrey Rush

Candidatura per miglior attrice non protagonista a Helena Bonham Carter

Candidatura per migliore fotografia

Candidatura per migliore scenografia

Candidatura per miglior costumi

Candidatura per miglior montaggio

Candidatura per miglior sonoro

Candidatura per miglior colonna sonora

2011 – Golden Globe

Miglior attore in un film drammatico a Colin Firth

Candidatura per miglior film drammatico

Candidatura per migliore regia

Candidatura per miglior attore non protagonista a Geoffrey Rush

Candidatura per miglior attrice non protagonista a Helena Bonham Carter

Candidatura per migliore sceneggiatura

Candidatura per miglior colonna sonora

2011 – Premio BAFTA

Miglior film

Miglior film britannico

Miglior attore protagonista a Colin Firth

Miglior attore non protagonista a Geoffrey Rush

Miglior attrice non protagonista a Helena Bonham Carter

Migliore sceneggiatura originale

Miglior colonna sonora



 
 
 

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